Il Polittico di Monte San Martino in mostra a Milano
Come ogni anno, il Comune di Milano ospita un’opera d’Arte proveniente dal Centro Italia per tutta la durata delle Feste Natalizie.
Nella prestigiosa Sala Alessi di Palazzo Marino, dal 3 dicembre 2025 al 11 gennaio 2026, è possibile osservare da vicino il Polittico di Monte San Martino, opera dei fratelli Carlo (1430 ca. - 95) e Vittore (1440 ca. 1501/2) Crivelli, artisti veneziani particolarmente attivi tra l’Istria, la Dalmazia e le Marche, dove entrambi si stabilirono e che trasformarono nel loro bacino principale di committenze. Il Polittico, eseguito intorno al 1490, è una delle più significative opere del Quattrocento marchigiano e arriva dalla chiesa parrocchiale di Monte San Martino, piccolo paese della provincia di Macerata al confine con quella di Fermo, nel cuore di quell’entroterra della Regione che era divenuto un secondo feudo artistico dei due fratelli. Il Polittico è significativo in quanto è l’unica opera eseguita a quattro mani da Carlo e da Vittore, che, pare, non andassero molto d’accordo (anche in virtù di una condanna per concubinato subita da Carlo, che gli costò il bando da Venezia e, in conseguenza della quale non tornò più nella città natale) e che non hanno mai lavorato insieme. Con una sola eccezione: il Polittico di Monte San Martino. Per quest’opera, Carlo iniziò la grandiosa macchina pittorica, che, però, lasciò incompiuta. Questa venne terminata dal fratello, con uno stile diverso.
Curata da Giovanni Morale e di Marcello Smarrelli, l’esposizione è prodotta e promossa da Comune di Milano, Arcidiocesi di Fermo (sotto la quale si trova Monte San Martino) e Intesa San Paolo. A Palazzo Marino è possibile osservare da vicino un’opera, a tutti gli effetti, di transizione tra il Gotico internazionale e il Rinascimento. Giovi sottolineare che la formazione dei due fratelli fu differente e, di conseguenza, anche il loro stile fu diverso ma, pur sempre, segnato da elementi di transizione che, forse, costituiscono il loro punto in comune. Carlo fu influenzato dall’ambiente padovano del ‘400, in cui spopolavano figure come Francesco Squarcione, Giorgio Schiavone e il giovane Andrea Mantegna, ma soprattutto il Donatello autore del celebre monumento al Gattamelata, mentre Vittore, pur guardando, anch’egli, alla maniera padovana, da allievo dei Vivarini, rimase più saldamente legato all’ambiente lagunare, sviluppando uno stile più vicino ai Bellini, per poi tornare a nostalgie tardogotiche.

Carlo e Vittore Crivelli, Polittico di Monte San Martino, 1490 circa, Tempera su tavole, h. 285 x l. 227 cm, Chiesa di San Martino vescovo – Monte San Martino (MC), Arcidiocesi di Fermo, Ph. Claudio Ripalti
Si è scelto il Polittico di Monte San Martino perché è un’opera che denota le differenze stilistiche dei due fratelli. All’interno di una grandiosa cornice di respiro tardogotico, le cui forme ricordano le architetture dei Dalle Masegne, su un fondo oro ancora legato agli inizi del secolo, troviamo undici tavole dipinte che illustrano al meglio le differenze stilistiche tra i due. Carlo dipinse i quattro santi del registro superiore e, in quello inferiore, i santi Nicola e Michele, lasciando incompleta, per motivi ignoti, la parte centrale e i due santi in basso a destra, che vennero ripresi e terminati da Vittore. Carlo mostra grande plasticità ed essenza statuaria in alcune delle figure, specie nel registro superiore, già figlie delle innovazioni di Donatello e di Mantegna, mentre, in altre, guarda ancora al passato tardogotico. E anche Vittore, allievo dei Vivarini, mostra innovazione nelle due scene centrali, con la drammaticità della Pietà, erede delle opere di Giovanni Bellini, mentre i due santi sulla destra paiono ancorati al passato. La Vergine è seduta su un trono che rievoca, sicuramente, l’opera dello Squarcione, ma, nella posa, è ancora tardogotica, mentre prega, a mani giunte, osservando il Bambino dormiente sulle sue gambe. Le differenze stilistiche si evidenziano nelle figure dei santi ai lati del pannello centrale. A destra, vediamo San Giovanni e San Biagio, opere di Vittore, statici nelle loro pose e facilmente identificabili dal cartiglio il primo e dal rastrello, con cui venne martirizzato, il secondo. La grande curiosità del dipinto si trova nel posizionamento del pannello raffigurante San Giovanni Battista, che regge il cartiglio con la scritta “Ecce agnus Dei” (Ecco l’agnello di Dio) e indica alla sua sinistra, dove, però, troviamo San Biagio: la tavola doveva essere collocata alla sinistra del pannello centrale con la Vergine ma, per un errore in fase di assemblaggio del polittico, venne posta a destra. Sulla sinistra della Vergine, i due pannelli raffigurano San Nicola e San Michele: se il santo vescovo è raffigurato con paramenti ricchissimi di ornamenti, mentre tiene in mano la mitria e osserva, a distanza, la scena centrale, l’arcangelo, efebico cavaliere, simile a un eroe cavalleresco che, con una lancia da torneo, sconfigge il demonio, con la mano sinistra pesa le anime. Il San Michele è una delle prove migliori di Carlo, per la resa dei particolari ma anche per la figura che dimostra una certa conoscenza di artisti fiorentini come Filippo Lippi o Benozzo Gozzoli e anche di certi elementi fiamminghi. La parte alta del Polittico è focalizzata su quella Pietà a mezzo busto, di Vittore, incombente, con la sua drammaticità, dal parapetto marmoreo su cui poggia, su tutta la struttura, che riprende un tema caro al primo Rinascimento veneto ma anche alla Pittura di Mantegna, specie nei due angioletti piangenti. Ai lati, si possono osservare al meglio le due fasi pittoriche di Carlo Crivelli: sulla sinistra, San Giovanni Evangelista assorto nella meditazione e il meraviglioso San Martino, più simile a un membro di una corte signorile che a un santo, con il cappello rosso intenso, intento, nel suo identificativo iconografico, a tagliare parte del suo mantello da donare al povero, sono figli della cultura figurativa di Donatello e, quindi, a pieno titolo rinascimentali, con pose e dinamismi quasi statuari. Sulla destra, invece, San Giacomo e Santa Caterina d’Alessandria sono ancora eredi del passato. Se la figura dell’apostolo, con la sua torsione verso sinistra, guarda alle innovazioni del suo tempo, la martire, altra prova magistrale di Carlo, identificata con la ruota dentata del suo martirio, sembra uscita da un romanzo cavalleresco, con il suo volto etereo, che costituisce una prova materica notevole, specie nella capigliatura e nell’acconciatura, con i boccoli che, morbidi, le scendono sulla spalla sinistra. Completa l’opera la predella, su cui si basa l’intera struttura, con le figure degli Apostoli ai lati del riquadro centrale in cui troneggia Cristo redentore: questa venne abbozzata da Carlo e, da lui, iniziata, ma, poi, terminata da Vittore.
Il Polittico di Monte San Martino di Carlo e Vittore Crivelli
Palazzo Marino, Piazza della Scala 2, Milano
Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 20.00
Ingresso gratuito
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