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Il rapporto tra la Metafisica e la sua eredità in mostra a Milano

Uno dei più noti movimenti dell’Arte del Novecento italiano è il protagonista della nuova grande mostra di Palazzo Reale a Milano.

Metafisica/Metafisiche: un viaggio lungo un secolo

La Metafisica e la sua eredità lungo tutto il XX secolo sono al centro dell’esposizione che, nelle sale del piano nobile del palazzo di Piazza Duomo, dal 28 gennaio al 21 giugno 2026, accoglie circa quattrocento opere dedicate al movimento di De Chirico e De Pisis e al suo riverberarsi nel secolo.

Curata da Vincenzo Trione, la mostra è prodotta e promossa da Comune di Milano, Palazzo Reale, Museo del Novecento ed Electa, con la partnership del Ministero della Cultura, Grande Brera – Palazzo Citterio e Intesa Sanpaolo.

Il titolo è Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia e già questo elemento fa riflettere su come, e quanto, l’esposizione non si fermi a essere un puro compendio di storia del movimento nato all’inizio del secolo, ma, piuttosto, un viaggio lungo cento anni alla ricerca di un filo conduttore che, da De Chirico e De Pisis, permea prima l’architettura tra gli anni ’40 e ’50, poi l’arte del secondo dopoguerra e, infine, il cinema, il teatro e la musica prog e new wave degli anni ’70 e ’80.

La nascita: Ferrara e l’idea di “andare oltre”

La Metafisica ha un luogo ben definito di nascita: Ferrara. La città estense, con le sue vie squadrate e la pianta a quadrilatero, insieme alla sua storia, pregna dei ricordi della letteratura dell’Ariosto e della pittura di Cosmé Tura, Ercole de’ Roberti, Garofalo e Carlo Bononi, offre agli artisti del primo Novecento uno scenario in cui coniugare architetture, sperimentazioni tecniche e stilistiche e quell’atmosfera sospesa da cui sarebbe nato il movimento.

Il nome nasce dalla filosofia greca, in cui la metafisica è il saper guardare dentro, in profondità. Per gli artisti della corrente, dipingere “metafisicamente” significa saper andare oltre la natura, figurativa ma anche tangibile, in direzione del superamento dei confini del naturale (etimo, appunto, della parola “metafisica”) e dell’approccio a un’atmosfera sospesa, di pathos, ma anche malinconica e figlia dei tempi in cui nacque, a ridosso della Grande Guerra.

De Chirico, De Pisis, Carrà: enigma e sospensione

Il nume tutelare di questa corrente è Giorgio De Chirico (1888-1978), che si trova a Ferrara nel 1915 in servizio militare. Di fronte al palcoscenico cittadino, a partire da questa data, l’artista inizia a sviluppare una tendenza alla raffigurazione dell’enigma e della sospensione attraverso forme che rievocano la mitologia e la classicità, ma anche le contemporanee architetture del nascente razionalismo, come quelle delle Piazze d’Italia, unite a suggestioni ferraresi.

Questa è la Metafisica, che, pian piano, diviene anche modo creativo per indagare il senso profondo e recondito dell’esistenza e di quanto ci circonda, mentre l’umanità svanisce sempre più, estraniandosi in figure che diventano manichini: immobili spettatori del destino che scorre e ci lascia impassibili, come le statue raffigurate nei dipinti.

Nel 1917, nell’ospedale di Villa del Seminario, sempre a Ferrara, De Chirico, insieme al fratello Alberto Savinio, incontra due uomini che, insieme a lui, avrebbero fatto la storia: Filippo De Pisis (1896-1956) e il piemontese Carlo Carrà (1881-1966). In un continuo scambio di suggestioni artistiche e letterarie, i tre avrebbero dato vita al Gruppo della Metafisica.

Elemento accomunante delle tre personalità artistiche è il rifiuto del progresso, che vede nella classicità e nel mito un baluardo da difendere per fare arte e, attraverso questo postulato, i tre creano atmosfere e figure tanto malinconiche quanto misteriose.

In questi anni, anche il giovane Giorgio Morandi lavora alle prime nature morte intrise di elementi classici ma anche sospese in un’inquietudine figlia del tempo. Stilisticamente, Carrà è erede del Futurismo e un’opera come Madre e Figlio, del 1917, lo testimonia nella scelta del piano distorto e nel colossale metro, quasi “attaccato” come in un collage, alle spalle del gruppo in primo piano.

Ultime propaggini in Italia: Sironi e Casorati

In Italia, l’ultima propaggine della Metafisica fu incarnata da Mario Sironi e Felice Casorati. Al di là dei due sbocchi differenti, entrambi furono, a loro modo, metafisici. Sironi popola le sue opere di manichini e figure misteriose, spesso adombrate nell’oscurità, mentre il Casorati di questa fase è profondamente introspettivo, tanto da cercare questo elemento attraverso costruzioni prospettiche monumentali che anticipano alcuni suoi capolavori, come provato dalla posa di Maria Anna de Lisi, che pare precedere, pur in un silenzio enigmatico, quella di Silvana Cenni.carlo carra madre e figlio 1917

Carlo Carrà; Madre e figlio (Natura morta con manichini), 1917, Olio su tela 90 x 59,5 cm Grande Brera – Palazzo Citterio, Milano ©Pinacoteca di Brera, Milano – MiC © Carlo Carrà, by SIAE 2026

Un’eredità europea e contemporanea: dai surrealisti al concettuale

L’eredità della Metafisica prende corpo immediatamente, già in contemporanea alle prove ferraresi dei maestri, in Europa: a raccoglierne il senso e il significato sono soprattutto i surrealisti, che vedono nell’atmosfera sospesa e immobile un segno onirico e un elemento di analisi stilistica e creativa.

Max Ernst, per primo, in opere come Giustizia o Macelleria, del 1919, propone, in chiave ironica, elementi di De Chirico come il giudice-manichino oppure la fuga prospettica dell’ambiente, popolata da figure geometriche misteriose. Prospettive stranianti unite a elementi che mescolano sogno, inquietudine e psicanalisi sono anche un tratto dei lavori di Magritte e di Dalì che risalgono a De Chirico e al suo immaginario.

Con gli anni ’50, però, l’eredità del movimento ferrarese si articola in differenti sfaccettature, dalla Pop Art alla Transavanguardia e al concettuale. Per il grande mondo dell’arte diviene difficile non confrontarsi con il modello di De Chirico e di De Pisis: prova ne sono le opere con cui gli artisti del secondo dopoguerra guardano alla Metafisica come un esempio da seguire.

La Pop Art rielabora questa lezione in chiave iconica, come testimoniato dai lavori di Warhol o di Tadini dedicati a De Chirico, mentre i postmoderni come Chia vedono la Metafisica come un humus da riseminare per ricostruire un nuovo universo creativo. Anche i concettuali, da Kounellis a Calzolari, reinterpretano il modello del movimento attraverso ready-made che indagano l’essenza stessa dell’arte.

Metafisica e altre arti: architettura, fotografia, teatro, cinema e musica

La seconda parte della mostra indaga il rapporto, costante e osmotico, tra la Metafisica e le altre arti nel corso del Novecento. Il punto di partenza è l’architettura e qui non si può non pensare al razionalismo: pregio dell’esposizione è mostrare come esso sia anche un’eredità dell’arte di De Chirico, specialmente delle sue Piazze d’Italia.

Da questi dipinti scaturisce un flusso d’ispirazione che giunge a personalità come Terragni o Piacentini e a quegli urbanisti che, sulla spinta del regime fascista e delle bonifiche nell’Agro Pontino, in Sardegna o nel Ravennate, creano città come Latina, Pontinia, Sabaudia, Fertilia o Tresigallo, oppure nuovi quartieri come l’EUR a Roma.

Un’architettura figlia del ritorno all’ordine ma anche simbolo di una tradizione rinnovata, come provano le creazioni milanesi di Muzio, con il cotto che rimanda al Quattrocento, ma mediato attraverso le serie di archi tipiche dell’universo dechirichiano.

L’eredità della Metafisica non si spegne con la Seconda guerra mondiale ma prosegue dagli anni ’50: di fronte al rifiuto della monumentalità e verso un realismo più umile e dimesso, figure come Aldo Rossi recuperano forme derivanti dall’esperienza metafisica, gettando le basi per una ripresa di tale tendenza avvenuta negli anni ’80.

Altro pregio della mostra è indagare questi sviluppi anche attraverso fotografie d’archivio di maestri come Gabriele Basilico e Luigi Ghirri, a riprova di quanto l’universo lasciato da De Chirico abbia dialogato con la fotografia, lasciandone tracce indelebili.

basilico fontivegge 2007

Gabriele Basilico/ Archivio Gabriele Basilico Gabriele Basilico, Perugia, Centro Direzionale di Fontivegge, 2007, Stampa fotografica 50 x 40 cm, Archivio Gabriele Basilico 
 

La Metafisica lascia segni anche nel teatro del secondo dopoguerra, specie nella dimensione scenografica, ma anche in alcuni testi, come quello di Federico Tiezzi ispirato all’Ebdomero, romanzo sperimentale di De Chirico.

E poi il cinema: lo stesso artista lavora alle scenografie di un film di cappa e spada nel 1953, aprendo la strada a incorniciature architettoniche e paesaggistiche riprese da registi italiani degli ultimi decenni, da Antonioni a Fellini e Bertolucci, da Ferreri a Sorrentino.

Significativa, infine, la chiusura dedicata al rapporto tra musica e Metafisica: se, da un lato, De Chirico e Savinio si dedicarono a progetti musicali al pianoforte o a scenografie per balletti, dall’altro la loro pittura diventa fonte d’ispirazione, specie tra anni ’60 e ’70, per illustratori che lavorano a copertine di album di rock progressivo, new wave o elettronica.

Le atmosfere sospese ed enigmatiche della Metafisica si sposano con una musica che intende scardinare la realtà alla ricerca di sonorità elettroniche e psichedeliche, oltre i confini del naturale, rievocando il significato della parola greca da cui trassero linfa vitale De Chirico e De Pisis.

Basti pensare ai due esempi esposti: la cover di Nursery Cryme, album dei Genesis del 1971, con l’aria straniante dell’infermiera che gioca a croquet, oppure quella, iconica, di Animals dei Pink Floyd (1977), con la Battersea Power Station di Londra che si staglia sul cielo crepuscolare, con ciminiere che richiamano quelle raffigurate da De Chirico nelle Piazze d’Italia. Questo stile permea anche copertine di band come i Kraftwerk, maestri tedeschi dell’elettronica, e quelle dei primi album di band pop come i Matia Bazar, fino ad alcune, più recenti, di gruppi che uniscono metal e rock progressivo, come i Dream Theater.

Info pratiche

  • Titolo: Metafisica/Metafisiche. Modernità e malinconia
  • Dove: Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
  • Date: 28 gennaio – 21 giugno 2026
  • Orari: lunedì chiuso; mar/mer/ven/sab/dom 10.00–19.30; gio 10.00–22.30
  • Biglietti: intero 15,00 €; ridotto 13,00 €
  • Ultimo aggiornamento il .