Il senso della neve al MUDEC di Milano: mostra gratis tra arte e clima
Mostra conclusa. "Il senso della neve" al MUDEC è terminata il 28 giugno 2026. Lasciamo online questo articolo come lettura sul tema, ma per visitare il museo consulta gli orari aggiornati e le mostre attualmente aperte a Milano.
La neve, con il suo fascino attrattivo per le arti, è stata la protagonista di una mostra al MUDEC di Milano.
Dal 12 febbraio al 28 giugno 2026, Il senso della neve, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, ha proposto una curiosa analisi, a metà tra etnografia e arte, su un fenomeno atmosferico che ormai, specie nelle grandi città ma anche in molte zone montane, è sempre più raro. Eppure, quando arriva, continua ad affascinare e stupire. L'osservazione della neve come era un tempo e come appare oggi, dai dipinti del passato che raffigurano paesaggi imbiancati alle fotografie contemporanee dei ghiacciai in ritirata, offriva uno spunto per riflettere sul dramma dei cambiamenti climatici e sul rapporto, sempre meno partecipato e più sfruttatore, tra uomo e ambiente.
Una mostra sulla neve tra arte ed etnografia
La mostra si muoveva sui due binari dell'etnografia e dell'arte e prendeva le mosse dalle fotografie di Wilson Bentley, del 1885, che analizzano i cristalli di neve, differenti a seconda della temperatura, dell'umidità e della velocità di caduta. Queste immagini univano perfettamente arte e ricerca scientifica, visto l'intento quasi classificatorio della disposizione a scacchiera dei differenti cristalli.
Questo incipit serviva non solo a spiegare cos'è la neve a livello scientifico e meteorologico, ma anche a introdurre la parte dedicata a quei popoli che di neve e ghiaccio vivono e che, con il surriscaldamento globale, vedono minacciate alcune loro attività e tradizioni.
Inuit, Sami e culture del gelo
Basti pensare al modo in cui alcune popolazioni costruiscono le abitazioni, come gli igloo, creati da neve compattata per resistere alle basse temperature artiche. Gli esempi più significativi sono gli Inuit della Groenlandia e i Sami della Lapponia. Dei primi erano esposti oggetti d'uso e manufatti artigianali del XX secolo. La loro concezione animista vede in ogni animale o fenomeno naturale uno spirito e, di conseguenza, anche la neve, elemento basilare per l'economia della società, diventa qualcosa da rispettare e venerare.
Anche dei Sami erano esposti oggetti d'uso quotidiano, a testimonianza di quanto l'ambiente artico innevato o ghiacciato fosse per loro un habitat in cui muoversi in libertà, cacciare e allevare renne. Della loro tradizione fanno parte strumenti e indumenti nati dal rapporto quotidiano con il gelo e dalla volontà di trasformare ambienti estremi in luoghi vitali.
Non è un caso se, dai mantelli dei Sami, degli Inuit o di altre popolazioni che vivono in zone artiche o antartiche, nasce in parte la concezione dei nostri piumini invernali, così come dalle tecniche costruttive degli igloo derivano, almeno idealmente, molte moderne soluzioni da campeggio e sopravvivenza.
La neve nell'arte europea
La neve, per gli artisti europei, ha sempre costituito una fonte d'ispirazione a partire dal Rinascimento. Con il Seicento, però, i paesaggi invernali iniziano a diventare elementi centrali nell'ambientazione di scene di festa o di svago domenicale, specie nell'area fiamminga e olandese, dove artisti come i Brueghel fanno di queste scene un marchio di fabbrica.
Il dipinto di Gijsbrecht Leytens, esposto in mostra, testimoniava bene come una scena sacra per la devozione privata, come la Fuga in Egitto, diventi un pretesto per ambientare la vicenda in un paesaggio invernale tipico di quella fase chiamata Piccola Era Glaciale, in cui il clima fu più freddo, tra il 1350 e il 1850 circa.
La neve attrae notevolmente anche gli artisti italiani dell'Ottocento, specie i divisionisti, che con la loro tecnica pittorica a tratti rapidi, leggeri e incisivi trasformano ghiacciai e ambienti avvolti dalla coltre bianca in atmosfere simboliste ed emotive, come mostrano le opere di Morbelli e Maggi.
Notevole era, per il taglio descrittivo ma anche per il rapporto con la città di Milano, la veduta dipinta dal bresciano Angelo Inganni, in cui raffigura, nel 1852, una nevicata che avvolge il Naviglio, colto da quella che oggi è Piazza Resistenza Partigiana, in direzione di Porta Ticinese e della zona di San Lorenzo.

La neve nell'arte giapponese
Altro luogo in cui la neve assume una valenza non solo descrittiva ma simbolica è il Giappone. Da sempre gli artisti nipponici, figli di una cultura che vede nella natura un elemento di venerazione, considerano il fenomeno nevoso, yuki in giapponese, come qualcosa di magico, connesso al ciclico scorrere delle stagioni.
Per la cultura del Sol Levante, la neve è simbolo della mutevolezza del tempo e di ciò che varia con regolarità, proprio in virtù del suo carattere non permanente. Da questa visione nascono anche figure popolari come la Donna delle Nevi, presenza spettrale e letale, al limite del mito, che appare durante le tormente.
Nelle opere giapponesi, come le celebri stampe Ukiyo-e, la neve non è soltanto un elemento ostile che blocca i viandanti, ma anche una presenza contemplativa e persino giocosa, come mostravano la veduta del porto di Uraga di Hiroshige e il trittico di Kunisada, in cui una scena di corte si trasforma in una vicenda teatrale con dame impegnate a costruire un buffo rospo di neve.
Il finale contemporaneo e la crisi climatica
La logica conclusione della mostra era legata alla contemporaneità. Ormai sia i cambiamenti climatici sia il turismo di massa, alimentato dai social e dagli influencer, infliggono un duro colpo agli ambienti in cui neve e ghiaccio la fanno da padroni.
Il confronto tra il ghiacciaio ritratto da Emilio Longoni nel 1912 e le grandi fotografie dell'artista altoatesino Walter Niedermayr era particolarmente efficace nel mostrare quanto il clima sia cambiato nell'arco di poco più di un secolo: da un lato la distesa nevosa e ghiacciata immortalata dal pittore brianzolo, dall'altro una veduta panoramica di un ghiacciaio austriaco ormai ritiratosi, dove si notavano soprattutto rocce, rare lingue bianche e infrastrutture turistiche.
Chiudevano la mostra due installazioni video provocatorie, che ribadivano la fragilità dell'ecosistema e, ancora una volta, il cambiamento climatico: da un lato il cinese Xu Zhen fingeva di scalare l'Everest; dall'altro, con un esito più ironico ma non meno riflessivo, il giapponese Shimabuku riprendeva un branco di scimmie delle nevi alle prese con un mucchietto di neve artificiale nelle campagne del Texas.
FAQ
Si può ancora visitare la mostra "Il senso della neve" al MUDEC?
No, la mostra è terminata il 28 giugno 2026. Per le esposizioni attualmente in corso al MUDEC e negli altri musei di Milano, consulta la guida aggiornata alle mostre aperte in città.
Di cosa parlava la mostra?
Univa etnografia e storia dell'arte attorno al tema della neve: dai cristalli fotografati da Wilson Bentley nel 1885, alle culture artiche di Inuit e Sami, ai paesaggi invernali dei fiamminghi e dei divisionisti italiani, fino alla rappresentazione simbolica della neve nell'arte giapponese e a un finale dedicato alla crisi climatica.
Dov'è il MUDEC e come funzionano di solito i suoi orari?
Il MUDEC – Museo delle Culture si trova in Via Tortona 56 a Milano. Gli orari variano in base alle mostre in corso: di norma è chiuso il lunedì, con apertura serale il giovedì. Verifica sempre gli orari aggiornati sul sito ufficiale del museo prima della visita.
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