Mostra Paul Troubetzkoy a Milano: orari, biglietti e cosa vedere alla GAM
Uno dei più significativi esponenti della Scultura internazionale tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX è il protagonista di una mostra a Milano.
La Galleria d’Arte Moderna di Via Palestro, infatti, dedica una retrospettiva a Paul Troubetzkoy, scultore che, partendo dalla Scapigliatura, è diventato un vero e proprio cantore della Belle Époque, grazie, specialmente, al suo soggiorno a Parigi. Curata da Omar Cuciniello, la mostra, dal 27 febbraio al 28 giugno 2026, presenta circa ottanta opere e ci conduce all’interno della vita e del way of life tipico dell’alta società a cavallo tra i due secoli. Si tratta di una coproduzione tra la stessa GAM di Milano, il Museo d’Orsay di Parigi e CMS Cultura.
Scultore cosmopolita, Troubetzkoy rappresenta un’epoca e ne incarna l’essenza, senza tuttavia idealizzarne i protagonisti: predilige soggetti naturali e quotidiani, ma anche la famiglia e gli affetti, immortalati con toni vibranti e rapidamente dinamici, che lo avvicinano all’Impressionismo.
Le cinque sezioni della mostra, parallelamente biografiche e tematiche, raccontano chi è stato Paul Troubetzkoy. Conosciuto anche come Paolo, nasce a Intra (allora non ancora unita a Pallanza a formare l’odierna Verbania) nel 1866, da un principe russo e da una cantante lirica statunitense. Vive, sin da piccolo, in un ambiente cosmopolita e ricco di suggestioni decisive per la sua futura carriera artistica.
Grazie a un suo illustre concittadino, Daniele Ranzoni, riceve la folgorazione artistica e, nel 1884, si trasferisce a Milano, dove lavora a stretto contatto con l’ambiente della Scapigliatura e con figure come Cremona, Grandi e, soprattutto, Giovanni Segantini, con cui stringe amicizia. Di questo periodo, degni di nota sono i ritratti esposti nella prima sezione, eseguiti nella sua fase milanese e legati a un costante rifiuto della tradizione in chiave naturalistica.
I suoi soggetti sono borghesi milanesi progressisti, come dimostra il busto di Edvige Vonwiller Gessner, fondatrice dell’Unione Femminile Nazionale, che pare già anticipare i lavori parigini, ma anche ritratti di amici artisti, come l’ebanista Carlo Bugatti, padre del fondatore della celebre casa automobilistica, oppure quello di Giovanni Segantini, capolavoro per la sua posa naturale e anticonvenzionale. L’artista trentino è raffigurato con le mani sul corpetto e lo sguardo all’orizzonte, sopra un basamento che conferisce all’opera un carattere quasi monumentale.
A questo proposito, Troubetzkoy giunge a Milano proprio negli anni in cui il cantiere del Cimitero Monumentale conosce grande slancio: qui lavora a vari monumenti funerari insieme a figure come Bistolfi e Bazzaro.
Nel 1898, grazie anche alle sue origini, si trasferisce a Mosca, dove insegna alla Scuola Imperiale. Nello stesso anno conosce quello che diventerà l’amico di una vita, lo scrittore Lev Tolstoj. Colpito più dall’uomo che dallo scrittore, ne apprezza la semplicità, l’umiltà e l’umanità, tanto da eseguirne numerosi ritratti, tra cui quello equestre esposto in mostra.
Grazie a questo incontro, Troubetzkoy adotta uno stile di vita animalista e vegetariano, elementi che influenzeranno profondamente anche la sua produzione artistica. Non mancano tuttavia le commissioni ufficiali, come i ritratti della zarina Elizaveta Fedorovna e dello zar Alessandro III. Il monumento dedicato a quest’ultimo, concepito come statua equestre, rompe con i modelli idealizzati della tradizione, suscitando critiche nell’ambiente artistico russo.
Trasferitosi poi a Parigi, trova il successo che gli era mancato in Russia. La capitale francese, nel pieno della Belle Époque, rappresenta il contesto ideale per la sua arte. Insieme a Giovanni Boldini e Joaquin Sorolla contribuisce a forgiare l’immaginario artistico dell’epoca.
Stabilitosi nei pressi del Bois de Boulogne, diviene un punto di riferimento per l’alta società: politici, musicisti, dandy e nobildonne si rivolgono a lui per essere ritratti. Le sue opere restituiscono un mondo sospeso tra eleganza e modernità, con figure femminili slanciate e dinamiche che ricordano le ballerine di Degas e le tele dell’amico Boldini.
Tra il 1911 e il 1920 si trasferisce a più riprese negli Stati Uniti, dove il suo talento è già riconosciuto. Qui realizza numerose opere, tra ritratti dell’alta società e figure celebri del cinema muto, come Douglas Fairbanks e Mary Pickford.
Accanto a queste, emergono lavori più audaci, come il ritratto della suffragetta Lady Constance Stewart-Richardson e quelli dedicati ai nativi americani, testimonianza del suo interesse per culture e identità diverse.
La mostra si conclude con una sezione dedicata al suo impegno animalista, maturato fin dalla giovinezza. Dopo aver assistito alla macellazione di un vitello, Troubetzkoy decide infatti di non mangiare più carne, scelta che accompagnerà tutta la sua vita.
Gli animali diventano così protagonisti di molte sue opere, rappresentati con straordinaria sensibilità. Tra queste spiccano Come potete divorarmi? (1912), dedicata a un agnellino adottato, e il dittico I divoratori di cadaveri (1904), che mette in parallelo uomini e animali in una riflessione provocatoria.
Paul Troubetzkoy muore a Pallanza nel 1938, lasciando un’eredità artistica capace di raccontare con autenticità un’intera epoca.
Paul Troubetzkoy. Lo scultore della Belle Époque
Galleria d’Arte Moderna, Via Palestro 16, Milano
Orari: lunedì chiuso, martedì – mercoledì 10.00-17.30, giovedì 10.00-21.00, venerdì-domenica 10.00-19.00
Biglietti: intero 14€, ridotto 12€
Info: www.gam-milano.com
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