Street art e graffiti: quando il muro diventa arte

Camminando per qualsiasi città italiana, chi non ha mai storto il naso davanti all'ennesimo graffito spuntato da un giorno all'altro? Chi non ha mai incolpato l'irrispettoso comportamento dei "giovani d'oggi" o l'inefficienza delle amministrazioni, che non avrebbero fatto niente per arginare il fenomeno?
Prima di giungere a conclusioni affrettate, però, vale la pena soffermarsi su alcuni elementi che toccano ambiti diversi: dalla storia dell'arte alla psicologia, fino alla rigenerazione urbana.
Che cosa intendiamo oggi per arte
Da tempo l'arte pittorica non è più legata esclusivamente alla riproduzione realistica di ciò che ci circonda: è soprattutto espressione di sé, della propria interiorità. L'arte è inoltre cambiamento e rottura con il passato, fin dai tempi del futurismo e delle avanguardie, che allora come oggi destarono scalpore proprio perché uscivano dai canoni — o dai limiti — della pittura dell'epoca.
Dove sta la differenza tra arte e graffiti?
I graffiti non sono forse un modo per dire: «Ehi, io ci sono, sono qui e voglio ribadire la mia appartenenza al mondo, alla mia città, esprimendo me stesso e lasciando un segno tangibile di quello che sono»?
Si potrebbe obiettare che i movimenti oggi riconosciuti nei libri di storia dell'arte non operavano sui muri di edifici pubblici o abitazioni private, e che alla loro base c'era lo sviluppo di nuove teorie per l'innovazione artistica.
Per rispondere a questa domanda — diventata negli anni un dibattito acceso tra writer e opinione pubblica — occorre guardare a ciò che sta alla base del fenomeno: i graffiti esprimono il loro tempo, sono cioè un mezzo di rappresentazione della realtà, o meglio della società che li produce. È lo stesso principio che regge le opere di Andy Warhol, che raffigurava le zuppe Campbell o la Coca-Cola: anche quelli erano soggetti che esprimevano la realtà e il tempo dell'artista, portando nel mondo artistico un elemento di novità inedito.
Del resto, in ogni epoca, quando si è affermato un movimento di rottura con i canoni precedenti, la maggioranza lo ha giudicato degradante e fuori norma. Salvo poi vedere quel "fuori norma" diventare la norma dell'epoca seguente, che a sua volta si scandalizzava davanti all'avanguardia successiva.
Graffiti in spazi autorizzati: soluzione o contraddizione?
C'è chi propone una via mediana tra i due estremi: consentire i graffiti in spazi idonei, messi a disposizione dei "nuovi artisti". Ma questa soluzione non rischia di essere un'estrapolazione della forma artistica dal suo contesto originario, andando controcorrente rispetto al senso stesso dei graffiti?
È una domanda che non ha una risposta unica, e su cui writer, amministratori e cittadini continuano a confrontarsi.
Un'arte che entra nella vita quotidiana
Con i graffiti si assiste a una tridimensionalizzazione dell'arte, che non è più relegata entro confini prestabiliti ed esposta per essere contemplata: l'arte urbana penetra prepotentemente nella quotidianità.
Non serve pagare un biglietto per vederla: basta passare davanti a un edificio, un muro, un parco, una piazza per trovarla lì, a scandire le giornate e lo scorrere del tempo.
Il caso Pao: i pinguini che sono diventati Milano

L'esempio milanese più noto è quello di Pao, nome d'arte di Paolo Bordino (Milano, 1977). Formatosi in teatro — lavorò con la compagnia di Dario Fo e Franca Rame e nei laboratori del Teatro alla Scala — realizza i suoi primi interventi di street art nel 2000.
Da allora ha trasformato con ironia gli oggetti che già occupano le strade:
- i pinguini dipinti sui paracarri, i cosiddetti "panettoni": il suo progetto più iconico;
- i dissuasori della sosta diventati delfini;
- i pali della luce trasformati in margherite;
- i quadri elettrici e le cabine reinventati come personaggi dei fumetti;
- i bagni pubblici convertiti in lattine e zuppe Campbell.
Il riconoscimento è arrivato anche dalle istituzioni: i suoi pinguini sono entrati nella collezione del Mudec e sono stati esposti in Triennale. Nel 2005 Pao ha fondato il Paopao Studio, affiancando all'attività di strada progetti di grafica, allestimenti e collaborazioni con aziende.
Non sono mancate le difficoltà: nel 2016 le opere realizzate in piazza dei Mercanti per il progetto "La street art per la storia" furono danneggiate da vandali pochi giorni dopo l'inaugurazione — un paradosso che dice molto sul rapporto ambivalente tra città e arte urbana.
Quando i graffiti riqualificano
Ci sono casi in cui quei graffiti tanto disprezzati diventano uno strumento di riqualificazione di aree realmente degradate. Milano ne offre diversi esempi: dal quartiere Isola, dove murales e interventi di street poetry hanno cambiato il volto di sottopassi e facciate, ai muri della Bovisa e della Fabbrica del Vapore.
Perché, come insegna la storia dell'arte, l'arte non è solo giocare con i colori, ma anche con le parole — basti pensare proprio al futurismo.
Sarebbe auspicabile riuscire a guardare gli elementi di novità che entrano nelle nostre vite con occhio critico ma non necessariamente diffidente: cercare di cogliere il futuro nel presente e contribuire a sviluppare l'innovazione, in qualunque forma si presenti.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra graffiti e street art?
Il termine "graffiti" indica storicamente la scrittura urbana legata alla cultura writing, spesso incentrata sulla firma (tag). "Street art" è un'espressione più ampia, che comprende murales, stencil e interventi figurativi pensati per dialogare con lo spazio pubblico. Il confine, però, è sfumato e discusso.
Chi è Pao, l'artista dei pinguini?
Pao è il nome d'arte di Paolo Bordino, artista milanese nato nel 1977. Dal 2000 trasforma elementi dell'arredo urbano — paracarri, dissuasori, cabine elettriche — in personaggi colorati. I suoi pinguini sui "panettoni" sono diventati un simbolo affettivo della città.
I graffiti sono sempre illegali?
Dipende. Dipingere su proprietà pubblica o privata senza autorizzazione è vietato. Esistono però muri legali, progetti autorizzati dai Comuni e interventi commissionati, nei quali l'opera nasce con il consenso di chi possiede la superficie.
Leggi anche
- Ultimo aggiornamento il .