Milano: Tre mostre in corso alla Fondazione Prada

Da poco, ha riaperto i battenti, come tutti gli altri musei milanesi, la Fondazione Prada. Nella sede di Largo Isarco, sono state prorogate le tre mostre aperte a inizio anno, poi costrette a fermarsi a causa dell’emergenza Covid-19.

nuove mostre fondazione prada milanoK

La prima delle tre si intitola K ed è un progetto incentrato sulla figura e sul lavoro dello scrittore ceco Franz Kafka (1883-1924), maestro indiscusso dell’Espressionismo letterario. Tale progetto, curato dal critico tedesco Udo Kittelmann, si basa su quella che Max Brod definì “Trilogia della Solitudine”, ovvero i tre romanzi incompiuti America, Il processo e Il castello, pubblicati postumi tra il 1925 e il ’27. La mostra mira a mettere in evidenza tre differenti letture personali e stilistiche, secondo l’Arte, il Cinema e la Musica, di tale trilogia. Il centro del progetto è la grande installazione Il lieto fine dell’America di Franz Kafka (1994), opera dell’artista tedesco Martin Kippenberger (1953-97), per la prima volta esposta in Italia. L’installazione riproduce la sequenza in cui il protagonista del romanzo cerca un lavoro nel “teatro più grande del Mondo”: tale teatro è riprodotto dall'artista come un campo da calcio destinato ad accogliere colloqui di lavoro collettivi e riempito di moltissimi oggetti d’uso, oltre che di riferimenti a sue passate opere e mostre. La parte cinematografica è affidata a Il processo (1962), capolavoro del regista statunitense Orson Welles (1915-85) ispirato all'omonimo romanzo kafkiano, in cui l’atmosfera noir, il tocco drammatico e la memorabile parte fotografica si fondono con lo stile espressionista, quasi ansiogeno, dell’opera dello scrittore ceco. L’ultima sezione, quella musicale, è affidata ai berlinesi Tangerine Dream, band considerata tra le fondatrici dell’elettronica moderna. Per prima, nella Storia della Musica, la band di Edgard Froese abbandonò gli strumenti tradizionali per dedicarsi interamente alla ricerca attraverso il Moog e altri sintetizzatori, realizzando capolavori come Phaedra e Stratosfear. Il loro album The Castle (2013) è diffuso in loop all'interno di una cisterna, trasformata in un ambiente evocativo e ideale per rilassarsi ascoltando le note dei Tangerine Dream.

The Porcelain Room. Chinese export porcelain

La seconda mostra è dedicata alle porcellane cinesi e si intitola The Porcelain Room. Chinese export porcelain. Curata da Jorge Welsh e Luisa Vinhais, l’esposizione si impernia sulla produzione ceramica cinese tra il sedicesimo e il diciannovesimo secolo, con un particolare focus su quella destinata all'esportazione, specie per l’Europa e il Medio Oriente. Tali ceramiche dimostrano la capacità degli artigiani cinesi di adattarsi a diversi gusti, legati ad altrettanto differenti segmenti di mercato, variabili a seconda della committenza. L’allestimento, opera dello studio di design olandese Tom Postma, consiste in una struttura in velluto suddivisa in tre sezioni. La prima raccoglie il maggior numero di ceramiche mai esposto finora, della dinastia Ming, realizzate tra il ‘500 e il ‘600, con elementi iconografici europei, destinate ai portoghesi dopo il loro arrivo in Cina, ma anche alcune altre destinate ai mercati islamici. La seconda parte ospita vari oggetti d’uso quotidiano, realizzati con motivi decorativi provenienti dal Mondo animale e da quello vegetale: si tratta, per lo più, di stoviglie realizzate intorno al 1760, facenti parte di servizi da tavola da utilizzarsi per intrattenere gli ospiti durante le lussuose cene organizzate dagli aristocratici europei. La terza sezione è un omaggio alle Wunderkammern con cui i nobili europei intendevano custodire le cineserie nei loro palazzi. Le sale di porcellane divennero un must per l’aristocrazia tra il ‘600 e il ‘700 e, spesso, costituivano un’occasione unica per mettere a confronto manifatture orientali e autoctone, come le celebri porcellane tedesche di Meissen. L’esempio migliore è proprio di area tedesca, e si trova al Castello di Charlottenburg, oggi all'interno dell’area urbana di Berlino, in cui, dal 1695 al 1705, Federico I di Prussia e la consorte Charlotte accolsero una delle più ricche collezioni ceramiche di Germania. 

Liu YeStorytelling

La terza esposizione è dedicata all'artista cinese Liu Ye (1964) e si intitola Storytelling. Curata da Udo Kittelmann, la mostra raccoglie una trentina di dipinti dell’artista pechinese. Liu Ye, nei suoi quadri, presenta un’atmosfera intima e sensuale, tutta ruotante intorno all'elemento autobiografico, che arricchisce con numerose suggestioni provenienti dalla Letteratura, dalla Storia dell’Arte e dalla Cultura Popolare cinese ed europea. Le sue opere sono velatamente ironiche e sarcastiche, ma presentano anche una vena fiabesca. I dipinti di Liu Ye arricchivano gli interni della Prada Rong Zhai, una casa di Shanghai del 1918 restaurata dalla nota maison di Moda nel 2017, mentre, a Milano, fanno da contraltare allo scuro degli ex-edifici industriali dove, ora, è ospitata la mostra. Tali elementi, però, favoriscono l’osservazione della qualità poetica dei quadri. I dipinti dell’artista cinese sono concepiti come libri illustrati di Cultura e di Storia dell’Arte, che spaziano dagli elementi popolari ai ritratti di attori e personaggi famosi, fino alle citazioni dirette di pittori come Van der Weyden e Mondrian e a rimandi all’Architettura razionalista del Bauhaus.

Fondazione Prada
Largo Isarco 2, 20139 Milano
Orari: venerdì – domenica 10.00-19.00
Biglietti: intero 12,00 €, ridotto 9.00 €

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