Cemento al Teatro Out Off di Milano: trama, cast e orari
Cemento è la storia di Rudolf (Roberto Trifirò, autore anche dell’adattamento drammaturgico e regista): un intellettuale, un musicologo, che vive di filosofia e cultura. Raccontata in prima persona dal protagonista, ci trascina in un labirinto assillante, dove il filo di Arianna è un miraggio e, anche se fosse davvero presente, non lo si vorrebbe vedere.
Nel corso dello spettacolo scopriamo che Rudolf non ha nulla di unico o speciale: è, anzi, una persona qualunque, un piccolo uomo sopraffatto dalle sue ansie, chiuso nel muro delle proprie paranoie. La scena, essenziale, è composta solo da cinque tavoli con cinque sedie, coperti da carte, documenti e una foto: elementi chiave che servono all’attore per segnare il ritmo.
Due sono i tormentoni che attraversano tutto lo spazio. Il primo è quello della sorella: un personaggio invadente, amato e odiato al tempo stesso, simbolo della società esterna e di un modo di vivere diverso, basato sulla ricetta del successo, del denaro e del potere.
Rudolf vive invece da solo in una cripta, dove passa il suo tempo ad analizzare e criticare ogni cosa.
La sua è una non vita. Anche perché, ed è il grande secondo tema, non riesce a mettere in atto il suo sogno: scrivere un trattato sul musicista Felix Mendelssohn Bartholdy. Il fatto che venga sempre citato con il secondo cognome, che di solito non si usa, sottolinea la presunta importanza dell’opera che sta per compiere. Il desiderio però non si traduce mai nella pratica e diventa una parodia dello scrivere e dell’iniziare a scrivere: il blocco dello scrittore di cui molti parlano.

Il problema, però, è un altro: Rudolf è l’antitesi della creatività. Perso nel suo vortice, trova continue scuse e dà la colpa della sua inattività a tutto ciò che succede intorno, qualcosa a cui non appartiene e che, allo stesso tempo, lo invade totalmente. Il testo, ricavato dall’omonimo libro di Thomas Bernhard, indaga un profilo psicologico che forse appartiene in parte a tutti, soprattutto quando ci si trova in solitudine. Qui, però, siamo di fronte a una macchina che funziona alla perfezione: la radiografia di un’ossessione, l’esaltazione di una condizione patologica.
Nel finale arriva finalmente qualcosa che cambia il quadro. Non cambia la situazione, ma almeno distoglie l’attenzione: un trasferimento a Palma di Maiorca e la presenza di Anna, una giovane vedova, alter ego di Rudolf. Lei troverà il coraggio di porre fine a un’esistenza che non ha più senso, invece di annegarla tra i pensieri: il dinamismo tragico contro la banale stasi.
In questa continua tensione verso qualcosa che si dovrebbe fare ma viene sempre rimandato c’è l’illusione di sentirsi vivi, svelata da chi, all’angoscia del vuoto del vivere, trova un’altra soluzione.
Alla fine resta solo il cemento: lo spazio grigio e opprimente, fatto di superfici ruvide e simmetrie vuote; quello su cui si è schiantato il marito di Anna, quello con cui sono costruiti gli alberghi di Palma, quello che resta nella mente quando non si lascia spazio all’essere.
Teatro OUT OFF, via Mac Mahon 16, Milano
Fino a domenica 1° marzo
Orari spettacoli: martedì e giovedì ore 20:30 | mercoledì, venerdì e sabato ore 19:30 | domenica ore 16:00
Prezzi: Intero 20€ | Under 26 14€ | Over 65 10€
Spettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro
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Prenotazioni e informazioni: T. 0234532140 | M.
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