De/frammentazione di dramma assoluto: la recensione (Elfo Puccini)
Il titolo completo è De/frammentazione di dramma assoluto con incursioni a latere di io epico ovvero una storia di impossibilità. Questa lunghezza è una caratteristica che contraddistingue molti dei lavori di Fabio Pisano, il drammaturgo autore dell'opera. Allo spettatore, prima ancora della visione, viene fornito in pratica già un codice, una spiegazione. In questo caso il dramma è una complicata vicenda che riguarda una coppia che non può avere figli e una soluzione che prevede un atto di amicizia incommensurabile. Ma anche un finale, che in realtà è l'inizio, con un omicidio. L'io epico è quello dei tre protagonisti, che alternano le loro battute in un perenne dibattito in cui sembra che parlino però solo a se stessi.
La storia si basa sulla vicenda di Zero e Uno. Due nomi non scelti a caso. Sono quelli che costituiscono il codice binario su cui sono basati tutti i nostri dispositivi elettronici, ma sono anche il simbolo della logica di ridurre la complessità del pensiero a combinazioni di elementi semplici. A teatro però quello che appare semplice rivela un contorto intreccio dovuto all'impossibilità di essere lineari. C'è anche la deframmentazione: in informatica è l'operazione che permette di ordinare e riunire in un'unica area le diverse parti dei file presenti nel disco rigido, in modo da ottimizzare le prestazioni. È un'operazione che migliora l'archiviazione dei dati. In questo caso il testo è stato frammentato e spezzettato nelle sue parti per poi riapparire in un contesto unico, il palcoscenico, e tornare a essere il protagonista.

Zero (Roberto Marinelli) e Uno (Michele Magni) sono amici di lunga data. Con loro c'è la moglie del secondo (Francesca Borriero). Ma c'è anche un'assistente (Irene Latronico), il cui compito è infilare sotto alla telecamera immagini e scritte che appaiono sul video di sfondo a sottolineare i momenti salienti. La coppia desidera un figlio, ma non potrebbe averlo; e una volta arrivato non sarà quello che si aspettavano. Tra fatti e antefatti che portano indietro nel tempo, assistiamo a scene grottesche in cui ogni ruolo apparente viene prima o poi destrutturato. Lo stratagemma per rendere comprensibile il tutto è il didascalista che ogni attore, a turno, ricopre: in realtà un narratore, una voce fuori campo che sottolinea l'ironia di quello a cui si assiste. Il gusto del paradosso attraversa l'intera vicenda giocando proprio con il linguaggio, l'asse portante dello spettacolo, che la regia di Michele Segreto fa in modo di sprigionare in tutte le sue potenzialità.
Il concetto di zero e uno rientra anche nella qualità dei discorsi, basati spesso su contrapposizioni, bianchi e neri senza vie di mezzo. Ma anche nella storia personale di Uno, che è contemporaneamente un ostetrico e un serial killer: vita e morte insieme, perché è bello vedere le facce di chi nasce e di chi muore. Anche Zero vive un'antitesi: si definisce un uomo senza ambizioni, a cui però verrà chiesto di partecipare a una delle ambizioni più grandi dell'uomo — un'ambizione forse troppo grande per poter diventare davvero la sua.
Informazioni
De/frammentazione di dramma assoluto
Teatro Elfo Puccini, Sala Fassbinder – corso Buenos Aires 33, Milano
In scena fino al 14 giugno 2026
Orari: dal martedì al sabato ore 20.00; domenica ore 16.00
Biglietteria: tel. 02 0066 0606 –
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