Skip to main content

Giovanni Storti: dalla Comicità alla Rivoluzione Verde | Intervista

Intervista esclusiva all'attore che ha scelto di dare voce alle piante

giovanni storti foto sergio banfi per capri

Giovanni Storti, oggi il grande pubblico la vede spesso immerso nel verde dei suoi canali social, impegnato a spiegare la bellezza della natura. In questa nuova veste di divulgatore, come si sente di definire la sua identità e il suo legame con i grandi maestri della televisione scientifica?

«Siamo un bosco di persone e io sono una costola di Piero Angela».

Questa sua passione non è solo "teatrale", ma nasce da una scelta di vita quotidiana molto precisa. Sappiamo che ha cercato un equilibrio diverso tra la metropoli e la natura. Come si articola oggi la sua giornata tipo?

«Con mia moglie stiamo in parte a Milano e in parte nel Monferrato, dove abbiamo un orto e anche una trentina di alveari. Però, io alle api preferisco il bombo».

Cosa c’è dietro questa preferenza così specifica?

«È come un'ape più grossa e pelosa, ma non si può allevare, è selvatico e soprattutto non punge: la gente ne ha paura, noi cerchiamo di sfatare questo mito. Tra gli insetti impollinatori è tra i più importanti: quando fiorisce è pieno di bombi, uno spettacolo. Che poi il bombo, in realtà, è una "bomba": è femmina. Il maschio serve a poco. Come nella specie umana... basta guardarsi intorno».

Nel suo rifugio nel Monferrato, che tipo di approccio utilizzate per coltivare la terra?

«La cura mia moglie: ha creato un orto sinergico dove lascia crescere anche le piante spontanee e invasive, che partecipano alla vita di ciò che semini. Da noi vengono bene rafano, carciofi, cavoli, catalogna. Altre verdure invece sono colpite dalle cimici, un vero flagello».

E a lei quale verdura piace?

«I finocchi, per esempio. Sono una verdura sottovalutata come Paolo Rossi ai Mondiali dell’82. Il finocchio è ricco di sali minerali, vitamina C e fibre. Povero di grassi, stimola l’appetito ed è anche digestivo. Il termine "infinocchiare"? Nelle locande, quando si dava agli avventori cibo e vino un po’ scadente, si metteva dentro tanto finocchio: essendo molto aromatico, copriva i cattivi odori».

Lei è nato a Milano, ma sembra avere radici molto profonde altrove. Si sente più un cittadino che ha scoperto la campagna o un uomo di natura che ha prestato tempo alla città?

«Ma io sono prima un uomo di bosco rubato dalla città. Da bambino trascorrevo tre mesi d'estate con i nonni a camminare in montagna. Sono un po' cittadino e un po' ruspante».

giovanni storti foto sergio banfi per capri2

La "Divina Commedia" della Botanica

Il suo impegno si è ora trasferito sui palcoscenici di tutta Italia con uno spettacolo che molti definiscono una sorta di "Divina Commedia botanica". Insieme a lei c'è il Professor Stefano Mancuso. Come descrivereste questa collaborazione che sta riempiendo i teatri?

Prof. Stefano Mancuso: “Un viaggio in tre tappe, uno spettacolo in tre atti tra natura, comicità e conoscenza, alla scoperta delle tre parti fondamentali di una pianta: le radici, il tronco e la chioma.”

Giovanni Storti: “Sì, siamo stati definiti ‘Dante e Virgilio nel mondo del verde’. Io sono il grillo parlante della situazione. Il titolo nasce da una citazione di un film di Woody Allen del 1972: lui si riferiva al sesso e noi agli alberi. Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere”.

È una coppia che sulla carta appare quasi impossibile: uno scienziato di fama mondiale e uno dei comici più amati d’Italia. Com’è nata la scintilla tra di voi?

Giovanni Storti: “Ci siamo conosciuti per caso anni fa, poi con la pandemia io — che non frequentavo affatto i social — ho avviato un profilo su Instagram e un canale YouTube. Ho coinvolto Mancuso, Telmo Pievani, Mario Tozzi e Luca Mercalli. Un giorno, con Mancuso, ci siamo detti: dai, facciamo uno spettacolo. Abbiamo pensato che sarebbe stato bello unire il racconto scientifico alle incursioni di un guitto che usa il linguaggio dell’ironia per rendere il discorso più accessibile.”

Prof. Stefano Mancuso: “Io sono uno scienziato, ma anche un divulgatore; cerco sempre nuovi modi per portare a quante più persone possibile la notizia di ciò che sta accadendo nel pianeta e di ciò che sono le piante. Mi sono ritrovato a condividere volentieri queste iniziative con Giovanni.”

Giovanni, lei spesso usa soprannomi scherzosi per il Professore. Com’è il clima dietro le quinte?

«Prima lo chiamavo "profeta della verdura", ma non era molto contento. È il compagno ideale: ha proposto diverse gag. Detto ciò, è un vero luminare. Per esempio, ha inventato la "fabbrica dell'aria", che ho anche io in casa».

Ecco, la "fabbrica dell’aria". Di cosa si tratta e come funziona concretamente in un ambiente domestico?

«È come un grande acquario di piante (che non soffrono come i pesci) che serve a depurare l'aria e aumentare il benessere negli ambienti chiusi. Serve moltissimo».

In giro per l’Italia, il vostro obiettivo sembra quello di scardinare l’idea che le piante siano semplici oggetti decorativi. Perché facciamo così fatica a considerarle esseri intelligenti?

«Sì, spesso gli alberi vengono sacrificati per costruire "cose" senza pensare a quanto siano importanti e intelligenti. Sono sul pianeta da 450 milioni di anni, molto prima di noi. Anche se stanno ferme, le piante hanno incredibili strategie di adattamento: sanno stringere amicizia, riconoscere i nemici e trovare risorse. A teatro raccontiamo di come negli anni '60, negli Stati Uniti, abbiano segato "Prometeo", un albero di 6.000 anni: era l'essere vivente più antico del mondo. Ora il più vecchio ne ha 5.000, si chiama Matusalemme e lo tengono ben nascosto».

giovanni storti foto sergio banfi per capri3

Come riuscite a mantenere alta l’attenzione del pubblico su temi scientifici così complessi senza perdere il lato dell’intrattenimento?

Giovanni Storti: “La gente spesso non ha idea di come sia fatto un albero. Io mi infilo nei discorsi scientifici con una battuta, una gag o una provocazione. La parte divulgativa viene stimolata da quella ironica. Faccio la parte del dubbioso o interrogo il pubblico sui latinismi per alleggerire: ‘Possibile abbiate fatto tutti l’istituto tecnico?’”

Prof. Stefano Mancuso: “Io faccio il mio mestiere di divulgatore parlando di botanica con dati reali, ma in maniera leggera grazie al dialogo con Giovanni.”


Una missione pedagogica contro il pessimismo

La crisi climatica è ormai un tema quotidiano. Qual è il concetto che vorreste davvero restasse impresso nella mente di chi esce da teatro?

Giovanni Storti: “Il nostro scopo è rendere le persone consapevoli. L’errore più grosso è pensare alle piante come arredi e non come esseri viventi. Come diceva Bruno Munari, l’albero è un esempio di ‘struttura a crescita’ dove ogni parte è in armonia. Tutto dipende dalle piante: atmosfera, cibo, medicine. Se sono sopravvissute così a lungo restando radicate, significa che hanno una forma di intelligenza che possiamo solo sognare.”

Prof. Stefano Mancuso: “Aggiungo un dato: noi siamo del tutto irrilevanti. L’insieme di tutti gli animali rappresenta solo lo 0,3% della vita sulla Terra; le piante costituiscono l’87%. Gli alberi sono lo strumento più potente che abbiamo per combattere il riscaldamento globale, specialmente nei centri urbani.”

Giovanni, lei ha espresso spesso una visione critica sulla gestione del verde a Milano. C’è speranza per il futuro urbano?

«Spero di sì, anche se sono un po' pessimista. Altre città come Barcellona, Helsinki o Parigi hanno programmi seri di rigenerazione urbana per combattere il calore. Da noi si fa fatica: pensi alla nuova piazza Cordusio, non c'è neanche un albero».

Ha mai pensato di impegnarsi direttamente in politica?

«Mi hanno proposto di fare l'assessore, ma non credo sia un mestiere adatto a me. Il meccanismo è complicato; è più facile tentare di cambiare le cose in altro modo».

Eppure lo spettacolo ha una forte valenza pedagogica. Riusciremo a invertire la rotta?

Giovanni Storti: “Sono ottimista col cuore, ma pessimista con la mente. Tutto sembra andare al contrario della rigenerazione. Però lo spettacolo racconta quanto sia sorprendente un albero, un essere con caratteristiche spiazzanti che sopravvive da 500 milioni di anni, contro i nostri miseri 300.000.”

Prof. Stefano Mancuso: “La questione fondamentale è educare. Non ci aspettiamo che tutti cambino visione istantaneamente, ma se anche solo qualcuno inizierà a guardare la natura con occhi diversi, avremo innescato un cambiamento.”


Nostalgia e Progetti Futuri

In molti suoi interventi emerge una vena malinconica verso un'Italia che sembra scomparsa. È solo nostalgia?

«La nostalgia è legata all'età. Oggi sono più agiato, ma ho nostalgia di quel vecchio mondo più ingenuo e umano dove ci si aiutava di più. Come dicevano Jannacci, Gaber e Pasolini: il consumismo ci sta ammazzando».

C’è chi la paragona addirittura a Greta Thunberg per la sua capacità di smuovere le coscienze.

«Si può dire che sono rivoluzionario! No, lei è un idolo per me. È coraggiosa, specialmente dopo l'impresa verso Gaza. Io soffro il mal di mare, non avrei mai potuto farlo».

Infine: questo impegno "solista" significa che il percorso con Aldo e Giacomo è giunto al termine?

«Assolutamente no. Stiamo pensando a un nuovo film, quindi sì, c'è futuro».

Possiamo dunque dormire sonni tranquilli.

«Bene... Aspetta di vedere il film!».


FAQ - Domande Frequenti

  • Qual è il titolo dello spettacolo di Giovanni Storti e Stefano Mancuso?
    Il titolo si ispira a una celebre frase di Woody Allen: "Tutto quello che avreste voluto sapere sulle piante* (*ma non avete mai osato chiedere)".
  • Cos'è la "fabbrica dell'aria"?
    È un sistema di depurazione naturale degli ambienti interni che utilizza piante selezionate per filtrare gli inquinanti atmosferici, ideato dal Prof. Mancuso.
  • Giovanni Storti lascerà il Trio Aldo, Giovanni e Giacomo?
    No, l'attore ha confermato che è in fase di studio un nuovo progetto cinematografico con i suoi storici compagni.

Biglietti per lo spettacolo

Vuoi vedere lo spettacolo dal vivo? Cerca “Alberi” (Storti & Mancuso) su TicketOne.

  • Ultimo aggiornamento il .