Io sono De André al Teatro Tirinnanzi di Legnano: Paolo Scheriani racconta Fabrizio
Grande appuntamento questa sera, venerdì 8 maggio, alle ore 21:00, al Teatro Tirinnanzi di Legnano, che ospita lo spettacolo “Io sono Fabrizio De André”. Paolo Scheriani racconta come la parola del grande poeta ligure riesca ancora a consolare il presente, attraversando musica, teatro, immagini e memoria.
Non siamo dentro la cornice di un quadro già visto, né in un concerto che canta soltanto la nostalgia di un’assenza che pesa. Il teatro, a differenza della memoria, ha il compito di rendere presente ciò che è lontano. Lo spettacolo non chiede di guardare semplicemente il cantautore, ma di guardare attraverso di lui.
In questo viaggio tra note e silenzi, interpretato da Paolo Scheriani con Nicoletta Mandelli, Paolo Lucchesi, Tonino Scala e la partecipazione di Patrizia Cirulli, le canzoni non sono tracce di un concerto, ma occhi spalancati sulle fragilità dell’animo umano: quelle ferite di quelle “anime salve” che il mondo preferisce ignorare.
Lo spettacolo al Teatro Tirinnanzi
“Io sono Fabrizio De André” non si presenta come un semplice tributo musicale, ma come uno spettacolo di teatro-canzone, dove la voce, la parola recitata e le immagini dialogano con l’eredità artistica e umana di Fabrizio De André.
Il Teatro Tirinnanzi di Legnano diventa così il luogo di un incontro: non solo con le canzoni più amate del cantautore genovese, ma anche con il suo modo di guardare gli ultimi, i fragili, gli esclusi e tutte quelle figure che nella sua opera hanno trovato dignità poetica.
L’intervista a Paolo Scheriani
Abbiamo incontrato Paolo Scheriani per farci raccontare la genesi di questo progetto, che unisce musica, teatro e video-arte.
Paolo, come riesci a gestire la responsabilità di dare corpo e voce a un “monumento” della cultura italiana senza lasciarti schiacciare dal suo mito?
«Credo che l’errore più grande sia avvicinarsi a Fabrizio De André come si entra in un museo: in punta di piedi, quasi chiedendo permesso. De André non era un santino. Era un autore vivo, scomodo, ironico, persino feroce a volte.
Il modo migliore per non restare schiacciati dal mito è smettere di imitare la sua voce e provare invece ad ascoltare il suo sguardo. Quello sì che conta davvero. Io non ho mai avuto interesse nel fare il “sosia” di De André. Sarebbe inutile, e anche un po’ triste.
Mi interessa capire perché quelle parole continuano ancora oggi a ferirci, consolarci, metterci in discussione. Quando un autore resta contemporaneo dopo decenni significa che non appartiene più soltanto alla musica: appartiene alla coscienza collettiva.»
Il cuore dello spettacolo: Anime salve
Hai deciso di inserire nel repertorio anche i brani meno frequentati. C’è una canzone in particolare che consideri il vero manifesto dello spettacolo e che il pubblico solitamente non si aspetta di sentire?
«Sì. E forse proprio perché non è tra le più celebrate. Credo che il cuore segreto dello spettacolo sia Anime salve. Non tanto la canzone in sé, ma l’idea che contiene.
Quella degli esseri umani che vivono ai bordi, che restano fuori dal rumore del mondo, qualche volta per scelta, qualche volta perché il mondo li ha espulsi.
Oggi viviamo un tempo che ci spinge continuamente a esibirci, a mostrarci, a urlare opinioni su tutto. Anime salve invece parla di silenzio, di solitudine, di identità fragili, di libertà pagate a caro prezzo. Ed è impressionante quanto tutto questo ci riguardi ancora.»
De André cantava i margini e le pieghe dell’animo umano. Nel contesto sociale di oggi, chi sono secondo te i personaggi delle sue canzoni che meriterebbero di essere raccontati di nuovo?
«Probabilmente gli stessi di allora. Solo che oggi hanno cambiato vestiti. La prostituta di Via del Campo oggi magari vive dentro una periferia digitale.
Il giudice umiliato e rancoroso esiste ancora, ma forse indossa giacca e cravatta e sfoga la propria frustrazione dietro un ruolo o un potere minuscolo. E poi ci sono tutti quelli che il nostro tempo considera “inutili”: gli anziani lasciati soli, chi non produce abbastanza, chi non riesce a stare al passo con questa ossessione della performance continua.
De André aveva una qualità rarissima: non osservava i fragili dall’alto. Li guardava da dentro. Ed è esattamente quello che oggi manca quasi sempre nel racconto contemporaneo.»
Musica, parola e immagini
Questo non è un concerto tributo, ma uno spettacolo di teatro-canzone. In che modo la parola recitata e le immagini video aggiungono una dimensione che la sola musica non tocca?
«Perché il teatro ha il coraggio della sospensione. La musica può emozionare in modo immediato, quasi fisico. Ma la parola teatrale ha la possibilità di scavare, di creare silenzi, contraddizioni, ombre.
In questo spettacolo non volevamo semplicemente “eseguire” delle canzoni. Volevamo entrarci dentro. Capire cosa c’è prima di un verso, cosa resta dopo una frase.
Le immagini video non servono come decorazione. Non illustrano. Evocano. A volte disturbano persino. Devono aprire un’altra porta emotiva, non spiegare quello che il pubblico sta già ascoltando.
Il teatro-canzone funziona quando lo spettatore non assiste soltanto a un concerto, ma sente di attraversare un paesaggio umano.»
I prossimi progetti di Paolo Scheriani
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
«Sto cercando di costruire un percorso dove il teatro non sia soltanto intrattenimento, ma luogo di visione culturale. È una parola che oggi si usa poco, forse perché richiede tempo, profondità e anche qualche rischio.
Ci sono nuovi progetti teatrali, il lavoro sul Teatro Tirinnanzi, mostre, scrittura, musica. E poi c’è Salomè, che per me non è soltanto un libro illustrato ma un oggetto artistico anomalo, quasi fuori dal tempo, nato dall’incontro con Guido Crepax.
In generale mi interessa lavorare su opere che non consumino semplicemente il presente, ma che lascino una traccia. Anche piccola. Anche laterale. Credo che oggi il vero gesto rivoluzionario sia proprio questo: provare ancora a creare qualcosa che abbia profondità in un tempo che divora tutto molto velocemente.»
Informazioni utili
- Spettacolo: Io sono Fabrizio De André
- Data: venerdì 8 maggio
- Orario: 21:00
- Luogo: Teatro Tirinnanzi, Legnano
- Con: Paolo Scheriani, Nicoletta Mandelli, Paolo Lucchesi, Tonino Scala e la partecipazione di Patrizia Cirulli
Per chi ama la canzone d’autore italiana, il teatro civile e le parole capaci di restare nel tempo, la serata al Tirinnanzi rappresenta un’occasione per ritrovare De André non come icona immobile, ma come voce ancora viva nel presente.
Un viaggio nelle anime di De André
Siamo partiti dai margini per ritrovarci al centro di noi stessi. Se uscendo dal Teatro Tirinnanzi questa sera sentirete la leggerezza di un silenzio nuovo, o vedrete con occhi diversi un’ingiustizia che prima ignoravate, allora l’incontro sarà avvenuto.
Perché le anime, per restare davvero salve, hanno bisogno di continuare a cercarsi.
FAQ
Quando va in scena Io sono Fabrizio De André al Teatro Tirinnanzi?
Lo spettacolo è in programma venerdì 8 maggio alle ore 21:00 al Teatro Tirinnanzi di Legnano.
Si tratta di un concerto tributo a De André?
No, lo spettacolo viene presentato come un percorso di teatro-canzone, dove musica, parola recitata, immagini e memoria si intrecciano intorno all’opera di Fabrizio De André.
Chi interpreta lo spettacolo?
Lo spettacolo vede in scena Paolo Scheriani, Nicoletta Mandelli, Paolo Lucchesi, Tonino Scala e la partecipazione di Patrizia Cirulli.
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