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Mirandolina all'Elfo Puccini di Milano: la Locandiera di Goldoni riscritta da Marina Carr

  • Mariella Bussolati

Mirandolina è uno spettacolo che trae ispirazione da La locandiera, la commedia di Carlo Goldoni. Marina Carr, autrice del testo, e la regista Caitríona McLaughlin, ne hanno però ribaltato completamente il senso, imponendo un forte senso di modernità e costruendo un intreccio denso di contenuti che si sovrappongono uno sull'altro. Se la ragazza di trecento anni fa era maliziosa e sembrava potersi prendere gioco del patriarcato, qui invece la realtà appare nuda: le donne subiscono la violenza degli uomini, anche quando credono di essere libere.

La scena è quella di un ristorante, quello che il bisnonno, immigrato italiano, ha aperto in Irlanda, il paese in cui è nata la Carr. Mirandolina lo gestisce col fratello Fabrizio, figura più decorativa che reale, e il locale sembra essere frequentato esclusivamente da una nuvola di mosconi, un variegato campionario di mascolinità tossica che le riversa addosso tutte le sue attenzioni. Ma ci sono profonde differenze rispetto all'originale. Nella locanda settecentesca Mirandolina sapeva destreggiarsi tra gli avventori trasformando in soggettività la posizione imposta dall'epoca (ma attuale anche oggi) che la voleva remissiva e oggettificata. Nel presente viene mostrata, attraverso una complessa e non lineare serie di eventi che apparentemente raccontano il contrario, la diseguaglianza.

Scena dello spettacolo Mirandolina all'Elfo Puccini di Milano, foto di Serena Serrani

In Goldoni c'era l'esaltazione dell'arguzia femminile, nel presente c'è un'illusione di uguaglianza che però non ha vie d'uscita.
Il tema delle due opere è in un certo senso lo stesso, ovvero il rapporto tra maschile e femminile. Nel passato è stato utilizzato lo stereotipo "positivo" del femminile, quello che sostiene che siano le donne ad avere il potere di manipolare gli uomini, le architette della vita. Un'operazione che in realtà mette ancora più distanza e toglie valore.
Nel presente il gioco tra i sessi viene spinto al limite e diventa una bomba che amplifica e riecheggia dicerie relative a madri che abbandonano le famiglie, mogli che non sopportano i mariti o che li prendono per la gola o che sono ladre di sperma, figlie che umiliano l'orgoglio dei padri, uteri ribelli. Il tema viene stravolto in una parodia usando un linguaggio ed esempi che purtroppo tutti considerano normali, perché appartengono a una quotidianità che non si riesce a cambiare. Si tratta di una realtà immutabile.

Anche i fantasmi che compaiono ripetono la stessa litania, facendo riferimento a una presunta potenza, che viene negata in ogni altro contesto.
Neppure la madre riesce a riscattare la bambina che ha abbandonato, perché a sua volta ha la colpa di aver negato il valore più alto che tutte sono obbligate ad avere.
La Mirandolina (Gaja Masciale) femminista e locandiera ma anche studentessa si ribella, ma solo verso la fine. Il suo gesto, come da copione, non porta a nulla di positivo. E il suo coraggio di dire le cose come stanno la porta al solito, quotidiano, finale che annichilisce senza speranza.

MirandolinaTeatro Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano
Fino al 15 marzo 2026

Orari: martedì e venerdì ore 19.30 | mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30 | domenica ore 16.00
Prezzi: intero € 38/34 | under 25 € 15 | over 65 € 23 | online da € 16,50
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – WhatsApp 333.20.49021

  • Ultimo aggiornamento il .