Osteria Giacobazzi a Legnano: intervista e anticipazioni sullo show del 6 marzo
Info rapide
Quando: 6 marzo, ore 21:00
Dove: Teatro Galleria, Legnano
Spettacolo: “Osteria Giacobazzi”
Un’osteria sul palco
C’è un tavolo apparecchiato, un bicchiere di vino e quella voglia di ridere delle nostre sventure quotidiane che solo un amico sa trasmettere. Il 6 marzo alle 21, il sipario del Teatro Galleria di Legnano si alza su “Osteria Giacobazzi”, un format che trasforma il palco in un luogo di incontro vero: uno spettacolo fatto di storie, volti e quel pizzico di sana follia che ci serve per staccare la spina.
Abbiamo incontrato Giuseppe Giacobazzi per un’intervista: tra riflessioni sulla comicità di oggi e anticipazioni sullo show, ecco Giacobazzi “dietro le quinte”.
L’intervista a Giuseppe Giacobazzi
Se la sua carriera fosse una serata in Osteria, quale sarebbe stato il momento “amaro” e quale il “frizzante”?
Io ho iniziato realmente a lavorare in un’osteria, nei bei tempi della Bologna da bere, da ridere, da divertirsi. Ogni sera era una festa diversa: succedeva sempre qualcosa di frizzante, di nuovo, di divertente. Molti di questi episodi sono diventati racconti e monologhi comici all'interno di Osteria Giacobazzi, lo spettacolo in cui cerchiamo di portare sul palco esattamente il clima che si viveva in quegli anni, qualcosa di irripetibile oggi. Il buonumore regnava, ci si prendeva in giro su qualunque cosa e tutto passava con una risata e un bicchiere di vino. Quindi, per conoscere i momenti frizzanti sarete costretti a venire in teatro: vi garantisco che sono molti e molto divertenti.
Per il momento amaro, in realtà non saprei. Sicuramente ce ne saranno stati: serate storte, qualche amico perso. Ma oggi, dopo tanti anni, i ricordi residui sono soltanto positivi e divertenti, forse anche perché il ricordo dei vent’anni vince su tutto: le cose negative svaniscono e resta soltanto una grande nostalgia per quegli anni meravigliosi e quel clima irripetibile che cerchiamo di riprodurre con Osteria Giacobazzi.
La sua abilità è creare un clima festoso, una convivialità che mescola ironia e tradizione: come sceglie i suoi compagni di viaggio?
La scelta deriva da varie motivazioni. La prima, e più importante, è il feeling con me e con tutto il gruppo: fondamentale per uno spettacolo come questo. Il clima e la goliardia che portiamo sul palco non è recitazione, ma è reale. Quello che si vive in gruppo è esattamente quello che portiamo in scena: se non ci fosse coesione e amicizia tra tutti noi, questo non sarebbe possibile.
Ovviamente c’è anche la ricerca di completare la squadra con diverse tipologie di comicità, per non avere duplicati nello show: i Masa fanno comicità musicale, Andrea Vasumi è un’ottima spalla e un fantastico improvvisatore, Alberto Caiazza è un rumorista straordinario, Franco Trentalance un personaggio unico, Marta e Margherita due bravissime cantanti e Bicio la ciliegina sulla torta. Restando in tema Osteria, è una ricetta perfetta: ogni ingrediente valorizza al massimo tutti gli altri.
Osteria Giacobazzi sembra un luogo dell’anima, un posto dove si curava il “mal di vivere”: esiste davvero un’osteria reale che le ha insegnato a raccontare il mondo?
Certo che esiste, o meglio è esistita. È l’osteria nella quale lavoravo da giovane: si chiamava Osteria del Buonumore e quello che succedeva ogni sera era esattamente ciò che portiamo sul palco di Osteria Giacobazzi. Anzi… qualcosina abbiamo dovuto tagliare, perché in quegli anni in osteria accadeva veramente di tutto: tutto era concesso e qualsiasi cosa finiva con una risata e un bicchiere di vino.
La sua comicità difende spesso le imperfezioni umane: oggi, in un’epoca che punta alla perfezione digitale, l’imperfezione fa ancora ridere o fa più riflettere?
Sicuramente è l’imperfezione a far sorridere, e quindi su questo si basa la comicità. Più aumenta la voglia di perfezione, più la chiave divertente funziona. Poi è il pubblico a decidere come gestire le proprie reazioni: c’è chi si limita a ridere perché ha bisogno di due ore di svago dai problemi e dalla routine quotidiana, e c’è chi invece analizza in maniera più profonda il messaggio dell’artista sul palco. Credo che il comico debba fare di tutto per far ridere, poi ognuno prende quello che gli serve in quel momento e lo fa suo.
Se potesse invitare un personaggio storico o letterario a sedersi al tavolo della sua Osteria, chi sceglierebbe e perché?
Senza dubbio uno dei miei idoli e probabilmente colui per cui ho deciso di fare questo mestiere: il maestro Walter Chiari.
Una domanda provocatoria: quando tra vent’anni qualcuno parlerà di Giuseppe Giacobazzi, quale parola spera che venga usata per descriverla?
È una domanda difficile, forse un po’ di tutto questo. Sono semplicemente una persona che è riuscita a fare della sua passione un mestiere. Far ridere mi è sempre piaciuto: regalare un sorriso alle persone, anche in momenti di difficoltà, ha un valore sociale enorme. E se oltre a questo si riesce anche a far pensare un pochino le persone, la soddisfazione diventa doppia. Questo è il ruolo del comico, e forse è il termine che riassume meglio come vorrei essere ricordato.
(Francesca Capri)
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