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Tre sorelle di Ferracchiati all'Elfo Puccini: recensione e date

  • Mariella Bussolati

Ultime tre repliche, dal 15 al 17 maggio, per “Tre sorelle. Nevica. Che senso ha?”, la riscrittura del capolavoro di Anton Čechov firmata da Liv Ferracchiati in scena alla sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini di Milano. Una produzione del Teatro Stabile di Torino che, dopo il debutto al Teatro Carignano nel marzo scorso, chiude proprio nel capoluogo lombardo la sua tournée 2026.

In questo articolo:

Una pedana inclinata, un salotto di lato

Lo spettatore viene accolto da una pedana inclinata, sulla quale c’è un salotto con tavolo, sedie e pianoforte. Ed è sistemata non al centro del palco, ma di lato. È già un primo simbolo di incertezza, mancanza di stabilità, desiderio che non trova compimento.

È qui che si svolge l’azione, o forse sarebbe meglio dire la non azione, che porta i protagonisti a vivere un dramma che dramma non è: nient’altro che la vita nella sua quotidiana confusione e indeterminazione. “Le Tre sorelle”, opera pubblicata da Anton Čechov nel 1900, ha una modernità che viene messa in risalto dalla regia di Liv Ferracchiati. Anche allora, come oggi, c’erano tensioni sociali; anche allora, come oggi, c’era la sensazione che nulla potesse cambiare; anche allora, come oggi, i giovani vedevano il loro futuro restringersi invece che allargarsi.

Tre sorelle di Liv Ferracchiati al Teatro Elfo Puccini di Milano - scena con pedana inclinata e salotto

La trama: tre sorelle e il sogno di Mosca

La storia verte intorno alle vicende di tre sorelle, Olga (Irene Villa), Irina (Livia Rossi) e Maša (Valentina Bartolo), che si sentono bloccate in una provincia senza speranze e iniziano a desiderare di tornare a Mosca, dove abitavano quando erano piccole. La loro casa è frequentata da numerosi uomini che fanno da animatori, da commentatori, a volte entrano più in primo piano, ma sembrano comunque fare da sfondo.

L’attualità di &Čechov nello sguardo di Ferracchiati

Le protagoniste vivono in una situazione di immobilità e frustrazione che all’epoca di Čechov corrispondeva allo stile di vita compassato della borghesia, stretta intorno alle ricchezze che aveva da poco conquistato e terrorizzata dall’idea di perderle. Ma quelle stesse emozioni le troviamo anche nel contemporaneo contrassegnato dalla precarietà. E anche oggi, che di certezze ce ne sono poche, è presente il desiderio di cambiare, di immaginare un altrove, pur sapendo che spesso quello che si vuole resta incompiuto. “Tre sorelle” è un testo filosofico sull’esistenza, ma qui diventa anche una critica alla nostra società.

È la stessa dimensione alla quale siamo costretti al giorno d’oggi, tra social che ci raccontano cose che non ci appartengono e ci propongono sogni che non è detto vogliamo, stimoli multipli e continui che ci costringono a frammentazioni. Alla fine, quello che vogliamo lo vogliamo veramente? E allo stesso modo, Olga, Irina e Maša volevano davvero trasferirsi a Mosca? Ed è davvero il tè, continuamente chiesto per avere un conforto, quello che si vuole?

La regia: voci che si sovrappongono, tempo che si frantuma

Sembra mancare la volontà, quella che rende responsabili e capaci di agire. Forse per questo la regia fa in modo che i discorsi tra gli attori si sovrappongano e si intreccino in un flusso ansiogeno nel quale è difficile, ma non fondamentale, seguire quello che viene detto. Compaiono anche battute identiche nei discorsi di coppie che distano tra loro di pochi metri e che assomigliano a dei ritornelli vuoti e senza senso. Dei rituali di cui non c’è nessun bisogno.

C’è una dimensione temporale che fluttua di continuo. Il presente sembra fondersi con il futuro e renderlo impossibile. E anche il ricordo del passato sbiadisce, facendo perdere ogni riferimento. Simbolica è la rottura che l’anziano dottor Čebutikyn (Giovanni Battaglia) provoca a un orologio di porcellana appartenuto alla madre, la donna che ha amato e che ora quasi non ricorda più. Avviene due volte. Nella prima non c’è nessuna reazione e i cocci vengono ricomposti. Nella seconda, invece, provoca un coro di reazioni negative.

I personaggi continuano a dimenticare e a non comunicare. Stasi, paralisi, incapacità di immaginare il futuro fanno emettere la peggiore sentenza: non siamo noi a decidere della nostra vita. Non a caso il sottotitolo che Ferracchiati ha scelto per la sua riscrittura – “Nevica. Che senso ha?” – è la battuta che Tuzenbach rivolge a Maša: una resa apparente che, paradossalmente, riafferma il valore stesso del vivere.

Cast e crediti

In scena, in ordine alfabetico: Francesco Aricò, Valentina Bartolo, Giovanni Battaglia, Giordana Faggiano, Rosario Lisma, Riccardo Martone, Antonio Mingarelli, Marco Quaglia, Livia Rossi, Irene Villa.

  • Testo e regia: Liv Ferracchiati (da Anton Čechov)
  • Dramaturg: Piera Mungiguerra
  • Consulenza letteraria: Margherita Crepax
  • Scene: Giuseppe Stellato
  • Costumi: Gianluca Sbicca
  • Luci: Pasquale Mari
  • Suono: Giacomo Agnifili
  • Produzione: Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale

Informazioni utili, orari e biglietti

  • Dove: Teatro Elfo Puccini, sala Shakespeare – corso Buenos Aires 33, Milano
  • Quando: dal 12 al 17 maggio 2026 (in corso, ultime repliche venerdì 15, sabato 16 e domenica 17 maggio)
  • Orari: martedì, mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30 | venerdì ore 19.30 | domenica ore 16.30
  • Prezzi: biglietti da 15 € (oltre commissioni)
  • Durata: circa due ore senza intervallo
  • Come arrivare: metro M1 (rossa) fermata Lima oppure Porta Venezia, entrambe a pochi minuti a piedi dal teatro
  • Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – WhatsApp 333.20.49021

Domande frequenti

Fino a quando si può vedere “Tre sorelle” all’Elfo Puccini?

Lo spettacolo è in scena fino a domenica 17 maggio 2026. Le ultime repliche sono venerdì 15 alle 19.30, sabato 16 alle 20.30 e domenica 17 alle 16.30.

Quanto dura lo spettacolo?

Circa due ore, senza intervallo.

Chi è Liv Ferracchiati?

Autore, regista e performer nato a Todi nel 1985, diplomato alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano. Ha fondato la compagnia The Baby Walk e firmato la “Trilogia sull’identità” dedicata al tema dell’identità di genere. È uno dei registi italiani più interessanti della sua generazione.

Qual è il significato del sottotitolo “Nevica. Che senso ha?”

È una battuta del personaggio di Tuzenbach. Ferracchiati l’ha scelta come chiave di lettura della sua riscrittura: un’apparente resa al non senso che, paradossalmente, riafferma il valore stesso del vivere, dell’agire, del godere di un bicchiere di champagne o di un brano musicale.

Quanto costano i biglietti?

Il prezzo parte da 15 euro (più eventuali commissioni di prevendita). Per dettagli su riduzioni e abbonamenti si consiglia di consultare il sito ufficiale del Teatro Elfo Puccini o di contattare la biglietteria.

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