Tutta casa, letto e chiesa al Teatro Out Off: fino al 31 maggio
Tutta casa, letto e chiesa torna a Milano con la forza intatta di un classico che non invecchia. Fino al 31 maggio il Teatro Out Off ospita la regia di Lorenzo Loris su uno dei testi più celebri di Dario Fo e Franca Rame, con Monica Bonomi in scena in tre monologhi sulla condizione femminile. Satira, ironia e un'attrice bravissima: uno spettacolo che fa ridere e pensare insieme.
Un classico che parla ancora al presente
Tutta casa, letto e chiesa debuttò alla Palazzina Liberty di Milano il 6 dicembre 1977. Quasi cinquant'anni dopo, il testo di Dario Fo e Franca Rame non ha perso un grammo di urgenza. Al centro c'è la condizione femminile: le servitù sessuali, il patriarcato interiorizzato, la violenza quotidiana che si traveste da normalità.
Il protagonista assoluto, paradossalmente, è l'uomo — non in carne e ossa, ma come simbolo di un sistema che schiaccia e incombe. Un sistema che le stesse donne spesso alimentano, facendo propri tabù, inibizioni, linguaggi e modelli educativi che non le appartengono davvero.
Come disse Franca Rame: quando si ride si spalanca la bocca, ma anche il cervello, e nel cervello ti si infilano i chiodi della ragione. È esattamente quello che succede in sala.
I tre monologhi: tre donne, una storia comune
Maria, la casalinga in vestaglietta leopardata
Il primo monologo racconta Maria, che non è una casalinga qualsiasi. Lava, stira, pulisce, accudisce i figli e soddisfa il marito — ma indossa una vestaglietta leopardata e non è affatto rassegnata. Il problema è che è stata chiusa a chiave in casa e non può uscire.
Per distrarsi ascolta la radio sempre accesa e parla con la vicina alla finestra: a lei racconta il guardone che la spia, il maniaco che telefona, il cognato ingessato di cui deve prendersi cura in cambio di manate sul sedere — educatamente chieste con il permesso. Viene picchiata «per amore», non per violenza. Ha avuto un amante, ossessionato solo dal proprio desiderio. Non denuncia nessuno: sa già come va a finire, quando una donna incontra la giustizia. Si viene processate, non difese. La via d'uscita arriverà, paradossale. Ma almeno servirà.
La donna disinibita e la figlia che deve sapere
Il secondo monologo porta in scena una donna emancipata, con un rapporto sessuale consensuale e un compagno «aperto». Fino a un certo punto. Perché lui non si cura di non metterla incinta, anche se lei non vuole. E siccome abortire — come aprire una causa — è un percorso che porta a un giudizio di cui non si ha bisogno, decide di tenere il bambino. Sarà una figlia.
Le racconterà una storia che, alla fine, è sempre la stessa: un uomo padrone cerca di impossessarsi di noi.
Medea, il cappotto rosa e il potere dei figli
Il finale appartiene a Medea — la maga greca che sposò Giasone, e quando lui la abbandonò per una donna più giovane, uccise i propri figli. Avvolta in un cappotto rosa brillante, parla in vernacolare e fa ridere. Ma i temi che porta in scena sono tra i più difficili.
I luoghi comuni dello sfiorire con l'età, che rende le donne invisibili e prive di valore. L'obbligo alla maternità — presentato per secoli come destino predeterminato — che era in realtà un esercizio del potere maschile: i figli come patrimonio. Il prolicicidio di Medea diventa così il tentativo disperato di sottrarsi a chi le ha fatto del male. Madre e morte, due concetti apparentemente opposti, tenuti insieme da un filo che il testo di Fo e Rame non rompe mai.
La regia di Loris e la performance di Monica Bonomi
La regia di Lorenzo Loris ha selezionato tre monologhi tra quelli del testo originale, affidandoli tutti a Monica Bonomi. Una scelta precisa: tre donne diverse interpretate dalla stessa attrice sottolineano che le storie cambiano, ma la dinamica di fondo — la costrizione, la violenza normalizzata, il potere che si esercita sul corpo femminile — rimane invariata.
La Bonomi tiene il palco con sicurezza, passando dal registro comico a quello più cupo senza perdere il filo. L'ironia è lo strumento principale: rende le situazioni esilaranti e per questo ancora più assurde, perché non sono invenzioni letterarie. Sono quotidianità.
Informazioni e biglietti

Tutta casa, letto e chiesa è in scena al Teatro Out Off, via Mac Mahon 16, Milano, fino al 31 maggio 2025.
Orari:
- Martedì e giovedì: ore 20:30
- Mercoledì, venerdì e sabato: ore 19:30
- Domenica: ore 16:00
Biglietti in vendita su Vivaticket: intero 20€ | under 26 14€ | over 65 10€. Lo spettacolo è incluso nell'abbonamento Invito a Teatro.
Prenotazioni: T. 02 3453 2140 |
FAQ
Di cosa parla Tutta casa, letto e chiesa?
È un testo di Dario Fo e Franca Rame sulla condizione femminile: attraverso tre monologhi comici e satirici racconta le forme di violenza, costrizione e sopruso che le donne subiscono nella quotidianità, usando l'ironia come strumento di consapevolezza.
Chi è in scena al Teatro Out Off?
L'unica interprete è Monica Bonomi, che affronta da sola tutti e tre i monologhi scelti dalla regia di Lorenzo Loris.
Fino a quando è in scena lo spettacolo?
Le repliche sono in programma fino al 31 maggio al Teatro Out Off di Milano.
Dove si comprano i biglietti?
Su Vivaticket oppure contattando direttamente il teatro al 02 3453 2140 o via email a
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