Venivamo per mare: la storia delle spose in fotografia all’Elfo Puccini
Venivamo tutte per mare è una storia di immigrazione, all'inizio gentile, non regolamentata, anzi apparentemente voluta sull'amore. È quella delle donne giapponesi che nei primi anni del Novecento hanno attraversato i continenti per sposarsi negli USA con uomini emigrati prima di loro, scelti in base a una fotografia, con i quali condividevano solo la provenienza geografica. In pochi conoscono questa vicenda che invece ha segnato il destino di intere generazioni, rimaste intrappolate in un sogno che in molti casi è diventato un incubo. Il libro, scritto nel 2011 da Julie Otsuka, scrittrice statunitense che di giapponese ha solo l'origine e il cognome, è stato trasposto sulla scena dai registi Cristina Crippa (che interpreta anche un ruolo) ed Elio De Capitani, facendolo diventare un sogno poetico e tragico al tempo stesso.
Quello che emerge con maggiore forza è una voce corale che, come protagonista, secondo il volere dell'autrice del romanzo, ha un'intera collettività. Perché in casi come questi raccontare la storia di pochi fa dimenticare che si tratta invece di una questione sociale. È dunque un noi che parla e che, partendo dal difficile viaggio ancora pieno di speranze, arriva alla brutale quotidianità, al sesso non desiderato in quel modo, ai figli che diventano americani, al confronto con le donne occidentali, ma anche alla persecuzione. Nel 1941 infatti, appena dopo l'attacco di Pearl Harbor, il presidente Roosevelt proclamò l'Alien Enemies Act, una legge del 1978 che autorizzava a detenere o deportare i cittadini stranieri senza le normali tutele processuali. È lo stesso che vorrebbe utilizzare Trump contro i venezuelani. Improvvisamente i giapponesi diventarono nemici da evitare e molti vennero costretti ad abbandonare case e negozi per trasferirsi in località isolate, dove venivano tenuti sotto controllo.
Il futuro incerto delle future spose si trasforma quindi nel noto destino degli stranieri non voluti, che spesso segue tappe identiche in ogni parte del mondo.
L'io narrante in teatro diventa però un affascinante incrocio di voci, che non si fermano mai e che rappresentano la stessa realtà in modo sfaccettato. Episodi e vicende si staccano e si fondono, rappresentando una collettività senza mai dimenticare le individualità che la formano. E questo gioco continuo imprime un ritmo sostenuto, un'apparente confusione che invece delinea con precisione le emozioni di tutte.
L'allestimento scenico è impreziosito da video proiettati sullo sfondo, che permettono una bellissima integrazione tra ciò che si vede sul palco e quello che è successo davvero.
C'è però un contenuto che non viene reso esplicito, ma è ben presente: questa realtà, molto diversa dalle promesse ricevute, non è solo un'amara delusione. È anche qualcosa che ha avuto il potere di cancellare l'identità. Il bene più prezioso.
Teatro Elfo Puccini, sala Fassbinder, corso Buenos Aires 33, Milano
27 novembre > 21 dicembre | sala Fassbinder
Prezzi: intero € 38/34 | <25 anni € 15 | >65 anni € 20 | online da € 16,50
Biglietteria: tel. 02.0066.0606 –
Orari
venerdì 28 novembre ore 20:00
sabato 29 novembre ore 19:30
domenica 30 novembre ore 16:00
martedì 2 dicembre ore 19:30
mercoledì 3 dicembre ore 20:00
venerdì 5 dicembre ore 20:00
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