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Io resto a casa e parto da Brera: scopriamo i dipinti più importanti di Milano

  • Eloisa Ticozzi

All'inizio del 1800, Napoleone Bonaparte, emanò precise direttive perché venissero formate grandi Gallerie Nazionali, intese come luoghi di conservazione del patrimonio artistico nazionale e di educazione del popolo.

lo sposalizio della vergine raffaello sanzio iorestoacasa brera dipinti celebri milanoNacque così la Pinacoteca di Brera, che doveva mostrare esempi di tutte le scuole artistiche d'Italia, come si riteneva confacente alla dignità di Milano. Grazie alle campagne napoleoniche di acquisizione di opere d'arte, le raccolte della Pinacoteca si arricchirono di dipinti rinascimentali di soggetto religioso provenienti sopratutto dalla Lombardia, dal Veneto e dalle Marche.

Lo sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio

Lo sposalizio della Vergine di Raffaello (1504): la tavola fu commissionata al giovane Raffaello dalla famiglia Albizzini per la chiesa di San Francesco, in Città di Castello.

Rimase nella sua sede originaria fino al 1798, quando la municipalità ne fece dono al generale napoleonico Giuseppe Lechi che la vendette a un facoltoso milanese che la lasciò in eredità all'Ospedale Maggiore nel 1804. Due anni dopo vene acquistata e fu destinata al museo dell'Accademia di Brera.

Il dipinto viene messo in rapporto con due opere del Perugino con le quali presenta grandi affinità nella composizione: si tratta della Consegna delle chiavi della Cappella Sistina e dello Sposalizio della Vergine al museo di Caen, in Francia.

Si noti la prospettiva molto marcata del dipinto, il gruppo di figure in primo piano, disposte su una linea curva che si collega alla forma circolare del tempio. Alla forma esagonale del Perugino, Raffaello sostituisce una pianta a otto lati, aumentando l'altezza del tamburo su cui poggia la cupola, con l'effetto di una preziosa armonia.

Il Cristo morto di Andrea Mantegna

Cristo morto (1500 circa): il dipinto, tra i più famosi della Pinacoteca, a motivo dello scorcio che sembra seguire chi guarda nel suo spostamento, si trovava in possesso di Mantegna al momento della sua morte e fu venduto dal figlio del pittore, Ludovico, al cardinale Sigismondo Gonzaga. La rappresentazione del corpo di Cristo nel sepolcro secondo una composizione prospettica così ardita è un caso unico nella pittura rinascimentale.

Cristo giace abbandonato a se stesso, in primo piano i piedi con il segno dei chiodi e la Madonna e san Giovanni sulla sinistra che piangono celano una terza figura, similmente la Maddalena. La datazione del dipinto è stata abbastanza controversa, ma gli studiosi tendono a collocarlo nel periodo della maturità di Mantegna, intorno al 1500. 

La cena in emmaus del Caravaggio

La cena in Emmaus (1606): la tela venne dipinta da Caravaggio per il marchese Patrizi di Roma, presso i cui discendenti fu acquistata alla fine degli anni Trenta del Novecento dall'associazione Amici di Brera, che ne fece poi dono al muso milanese.

Il dipinto è tipicamente "caravaggiesco": l'umanità che traspare dai volti umani e reali, lo sfondo scuro, i giochi di luce e i gesti trattenuti nell'azione degli Apostoli. Il quadro è stato eseguito, come si suppone, durante il periodo in cui l'artista si nascondeva a Zagarolo e a Palestina per sfuggire alle ricerche dei gendarmi: è possibile che un accenno di quei difficili momenti si sia riflessa in questo dipinto.

Il bacio di Francesco Hayez

il bacioIl bacio (1859): questa tela, forse la più nota dell'artista, esposta a Brera nel 1859 con il titolo Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV, venne donata al museo nel 1886. Conobbe una fama straordinaria e divenne un vero e proprio simbolo del Risorgimento, amato per il patriottismo e per il tema di sensualità degli amanti abbracciati.

Ad accrescere il successo dell'immagine, concorse anche il virtuosismo dell'esecuzione, i riflessi reali e le pieghe delle stoffe che riescono a dare una piacevole suggestione di realismo nella mente di chi contempla il quadro. Gli amanti si baciano appassionatamente, ma ecco scorgere nel quadro una figura, un'ombra quasi nemica alle loro spalle. Il tema dell'amore è un tema sicuramente molto sentito nelle generazioni passate e in quelle presenti e future.

Pascoli di primavera di Giuseppe Segantini

Pascoli di primavera (1896): il quadro risale all'ultima fase di attività di Segantini, quando la ricerca della solitudine e di esperienze totalizzanti attraverso il contatto con la natura portò il pittore a passare lunghi periodi in montagna. La mucca bianca con il suo vitellino al centro del quadro riprende il tema caro a Segantini della maternità come sarebbe apparso in una sua celebre opera del 1899, Le due madri.

La tecnica divisionista importata dalla Francia alla quale Segantini si era accostato viene qui adattata a esprimere le luminose atmosfere dell'alta montagna in cui le forme fisiche si annullano nella vibrazione dei colori chiari e brillanti. Considerata dal pittore significativa, la tela venne sposta nell'arco di due anni in importanti mostra come quella della Secessione di Monaco nel 1896.

Fiumana di Giuseppe Pellizza da Volpedo

Fiumana (1895-1897): il dipinto rappresenta una delle tappe principali nel lavoro di elaborazione della carriera artistica di Pellizza da Volpedo, Il quarto stato, dipinto nel 1901.

La fama di quel dipinto – dal quale Fiumana differisce in molti particolari ma non nell'impostazione generale – specchio delle aspre lotte sociali che caratterizzarono la società italiana alla fine dell'Ottocento e culminarono nella strage di manifestanti a Milano , fa quasi dimenticare l'importanza del ruolo che Pellizza ebbe nel panorama artistico italiano dell'epoca.

Influenzato da Segantini e Previati, aderì al Divisionismo, dal quale approfondì la possibilità espressive frammentando la stesura in sottili filamenti di colore tipici di quei due pittori. Pellizza da Volpedo approfondì i temi sociali , incoraggiato dalla corrispondenza che tenne con Angelo Morbelli, altro artista sensibile agli ideali umanitari e sociali.

La musa metafisica di carlo carrà

La musa metafisica (1917): dopo alcune esperienze artistiche a Parigi e Londra, rientrato a Milano, Carrà partecipa alla fondazione del movimento futurista (con Boccioni, Marinetti e Russolo). Ma già intorno al 1914 se ne discosterà con un avvicinamento verso l'arte italiana del Tre e Quattrocento, sopratutto di Giotto, Masaccio e Paolo Uccello.

In questo dipinto, compaiono la carta geografica con la penisola istriana, il solido geometrico che ricorda i giocattoli infantili, il quadro con la grande officina. Tuttavia nel dipinto non emerge l'inquietudine tipica del pittore in molti suoi dipinti e anzi, il manichino vestito da giovane tennista sembra di animo pacato.

Emergono sempre i temi tipici del pittore: il ritorno alla classicità, la ricerca delle origini (ossia riconducibile alla Grecia e all'Italia), il senso dello spazio (in molti dipinti si fa riferimento alle grandi piazze italiane), la geometria e la raffigurazione delle fabbriche (facendo così riferimento alla solitudine al nichilismo umano).

Non solo brera: Composizione di Kandinsky e canestra di frutta del Caravaggio

canestra.frutta

Altri due dipinti celebri a Milano (ma non esposti alla Pinacoteca di Brera), sono Composizione (1916) di Kandinsky e Canestra di frutta (1597-1598) di Caravaggio.

Il primo quadro si tratta di un'opera di grande suggestione, in cui i colori si muovono come un fluido vitale. I colori si muovono verso il centro del quadro facendosi più intensi e sprofondano nel silenzio “senza speranza” del nero.

I contrasti si fanno più aspri e le due macchie rosse si contrappongono , fianco a fianco, a due affascinanti chiazze informi di nero. Alcuni colori annegano nel nero, ma altri risalgono provocando schizzi e formando numerosi rivoli, che si disperdono verso il basso. Nel 1911 il pittore scriveva: “Siamo all'inizio di un percorso che porterà la pittura, con le sue sole forze, a diventare un'arte astratta e realizzare una composizione puramente pittorica”. 

Il secondo dipinto fu donato nel 1607 all'Ambrosiana per legato testamentario da Federico Borromeo. Alla chiara indicazione di spazialità, stabilita dalla posizione della canestra lievemente aggettante rispetto al piano sopra il quale è appoggiata, corrisponde l'insistenza sugli aspetti meno elevati dei singoli frutti e delle foglie.

Tutto il quadro si riferisce alla fedeltà alla realtà, alla naturalezza del vero e a una realtà che eleva il genere, ritenuto minore, al pari della pittura raffigurante azioni, considerata all'epoca la prima nella gerarchia teorica dei generi di pittura.

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