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Il naturalismo di Arturo Martini

  • Eloisa Ticozzi

Arturo Martini (1889-1947),nato a Treviso, è stato uno dei principali scultori della prima metà del secolo scorso e con le sue opere. ha innovato profondamente la produzione plastica degli anni Trenta. L’artista realizza nel corso della sua carriera sia opere monumentali che sculture destinate a un collezionismo di nuova formazione.

arturo martini milano museo novecento guida arte artista googleArturo Martini: l'artista

Inserito nel sistema artistico nazionale, Martini partecipa alle principali mostre degli anni Trenta, dalle Biennali di Venezia alle Quadriennali romane dove vince il primo premio per la scultura nel 1931. A queste manifestazioni presenta opere di maggiori impatto dalle grande dimensioni, in pietra, che recuperano lo studio della scultura antica, come ne La sete del 1934, che appartiene alla serie di opere ispirate ai ritrovamenti di Pompei.

Interessato al movimenti artistici europei, frequenta nel 1909 a Monaco la Scuola di Adolf von Hildebrand. Nel 1912 si trasferisce per alcuni mesi a Parigi dove approfondisce la conoscenza del cubismo e delle avanguardie. Partecipa all'Esposizione Libera Futurista Internazionale, tenutasi a Roma, tra aprile maggio del 1914 con il Ritratto di Omero Soppelsa, considerato un omaggio al futurismo. Il futurismo era un movimento dove l'opera veniva studiata nel movimento, e assomiglia in alcuni aspetti al cubismo perché la figura veniva scomposta (si può avere visione di una figura da varie prospettive), ma mentre nel primo si sottolinea la velocità delle linee, nel secondo la figura rimane statica. Negli stessi anni collabora con la rivista futurista L'Eroica , dedicata ai temi dell'arte, della letteratura e della xilografia.

Nella maturità artistica sperimenta nuove tecniche con la creta, la pietra, il legno e il bronzo. Le sue figure sono semplici ma molto espressive, uomini e donne lunghi e animali come propensi a crescere verso l'alto, verso il cielo. Forse l'artista vuole ritornare in qualche modo alla natura e alla naturalezza delle “cose” usando questi materiali semplici, come il legno o la creta, lavorandoli e modellandoli secondo le proprie intuizioni.

I temi trattati sono vari, da scene quotidiane, da donne e uomini alla vicende della storia di Milano, facendo intuire allo spettatore come la semplicità della lavorazione del legno, possa, attraverso elementi naturali, creare delle composizione anche più elaborate.

Martini riprende la corrente artistica del naturalismo, ma superandola. Il naturalismo è quella corrente sviluppata nell'800 , che ha influenzato i Macchiaioli, ma non solo, in Francia e in Italia come corrente letteraria non è disgiunta dal verismo; come corrente artistica pittorica invece è già esistita nella cultura egizia e nell'arte flavia, senza tuttavia avere una propria catalogazione.

Arturo Martini: Le opere principali

Ricordiamo delle opere di Martini notevolmente importanti come La Maternità (1925)e Il Bevitore (1926) che si rifanno all'arte naturale; l'ultima opera è conservata alla Pinacoteca di Brera. Nel 1933 si trasferisce a Milano. Partecipa alla Biennale di Venezia (1934-36-38), alla Triennale di Milano (1933-36-40) e alla Quadriennale di Roma (1935-39).

Negli anni '40 inizia a dipingere, dichiarando di possedere una passione così simile per intensità a quella di Van Gogh. Realizza tra il 1940-42 per il Palazzo dell'Arengario di Milano alcuni altorilievi: Il Tito Livio e La donna che nuota sott'acqua.

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