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Quattro sculture celebri di Milano

  • Eloisa Ticozzi

Oggi esploriamo quattro sculture celebri di Milano. Scopritele insieme a noi in questa breve guida d'arte.

cinque sculture famose milano merda artista piero manzoni wikipediaMerda d'Artista di Piero Manzoni

Merda d'artista è un'opera dell'artista Piero Manzoni. Piero Manzoni nel 1961 sigillò 90 barattoli di latta, identici a quelli della carne in scatola, ai quali applicò un'etichetta, con la scritta “Merda d'artista. Contenuto netto gr.30. Conservata al naturale. Prodotta e inscatolata nel maggio 1961”.

L'artista mise a questi barattoli il prezzo corrispondente per 30 grammi di oro, alludendo al valore dell'artista che grazie ai meccanismi commerciali della società dei consumi poteva vendere al valore dell'oro una parte di se stesso. Attualmente i barattoli sono conservati in diverse collezioni d'arte in tutto il mondo (ad esempio l'esemplare numero 4 è esposto alla Tate Modern di Londra ed il barattolo 80 è esposto nel nuovo Museo del Novecento di Milano).

Il significato dell'opera è di impatto surreale e ironico; l'autore si scaglia contro quelli artisti, che tramite la loro notorietà, cercano consensi con opere scadenti. L'opera vorrebbe anche significare che l'autore o l'artista cederebbe una parte del proprio lavoro, in tono sarcastico, alla comunità, oppure che ogni opera “di non valore” verrebbe accettata purché legittimata da qualcuno.

C'è un influenza nell'opera di Manzoni: il dadaismo, vale a dire una corrente nata in Svizzera nel 1916, che voleva appunto valorizzare la stravaganza delle opere e il loro anticonformismo.

Ago, filo e nodo di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen

Ago, filo e nodo è una scultura in due parti creata dai coniugi Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen. L'opera è posta in Piazzale Cadorna, punto cruciale del trasporto milanese per la presenza sia della stazione di Milano Nord Cadorna sia dell'omonima fermata della metropolitana. I tre colori rappresentano le tre linee metropolitane milanesi, e anche il fermento culturale e lavorativo della città di Milano.

La Pietà Rondanini di Michelangelo

La Pietà Rondanini è una scultura marmorea (h. 195 cm) di Michelangelo Buonarroti, scolpita nel 1552-1553(prima versione) e rilavorata dal 1555circa al 1564; oggi è conservata nel Museo del Castello Sforzesco a Milano. Si tratta dell'ultima opera dell'autore che secondo le fonti vi lavorò fino a pochi giorni prima di morire.

Nell'opera si alternano parti condotte a termine e parti non completate, probabilmente derivanti da una seconda stesura. La Vergine sorregge il corpo di Cristo ed ella sembra senza peso e leggiadra, ma si tratta di una madre che sorregge a fatica il corpo del figlio morto. I due corpi sembrano unirsi nella scultura in un gesto sublime d'affetto; il corpo del Cristo sembra scivolare via dalla Vergine. Le figure appaiono slanciate, quasi eteree, in particolar modo si può immaginare, attraverso questo slancio in alto, che Cristo risorgerà dopo la morte.

Forme uniche della continuità nello spazio di Umberto Boccioni

Forme uniche della continuità nello spazio (1913) di Umberto Boccioni, rappresenta un uomo in movimento, scomposto nella sua anatomia, un uomo che sembra muoversi in modo poco slanciato e fluido, tuttavia la figura si contrae, si dilata, si frammenta e infine accoglie lo spazio in se stessa.

Roberto Longhi nel suo testo critico del 1914 Scultura futurista Boccioni così descrive, in singolare aderenza al dinamismo boccioniano, le masse muscolari trasformate dal movimento e dalla velocità in nuovi agglomerati plastici, liberamente interrelati nella concezione architettonica in cui spazio e figura , moto e forma sono fusi in modo reciproco e percepiti: “ Il moto totale stramazza quello degli arti singoli e il corpo procede radente per la pura pressione che la materia inarcata sotto la curva forzata dorsale imprime all'altra curva largamente sottesa della coscia irrigidita. Dall'alto della vertebra dorsale si appendono, otri gonfi, le natiche”. Il movimento e l'azione si imprimono nella scultura della figura; come il cubismo, il futurismo scompone in più parti la figura, ma mentre nella prima corrente non c'è l'azione e il movimento, nella seconda corrente si predilige la velocità.

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