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Bruno Munari e Gianni Rodari: giocare è una cosa seria

Giocare? È una cosa seria. Ne erano convinti Bruno Munari (artista, designer, grafico) e Gianni Rodari (scrittore, pedagogista), due figure monumentali del Novecento italiano.francesca capri mostra munari

Entrambi, infatti, lavoravano verso un fine comune: liberare la creatività, stimolare la curiosità e aprire un varco tra realtà e immaginazione.

Munari spesso illustrava i testi di Rodari, arricchendoli con il suo tocco leggero e profondo. Metteva al centro il bambino, il suo fare e il suo pensiero creativo.

Il bambino è infatti creativo per natura, e il gioco per lui diventa comprensione di sé e del mondo circostante. Come, dunque, l’adulto doveva approcciarsi al bambino per insegnargli le cose? Con chiarezza, mostrandogli «come si fa a fare», non facendo per lui. «Complicare è facile, semplificare è difficile», diceva Munari.

Il Metodo Munari® è riassunto nel principio «fare per capire»:

Munari incoraggia il contatto diretto con i materiali – creta, carta, colori, oggetti – permettendo al bambino di sporcarsi le mani, distruggere e ricostruire. L'esperienza sensoriale è la base per la conoscenza.

Nei suoi libri-gioco (come il celebre Più e Meno con carte trasparenti sovrapponibili), l'errore non è un fallimento, ma un atto creativo, uno stimolo a ribaltare gli schemi. Sbagliando, diceva Munari, si inventa!

Munari introduce il design nel mondo dell'infanzia, creando oggetti che sono allo stesso tempo opere d'arte e strumenti didattici, come le Macchine Inutili o i libri «illeggibili», che sfidano le convenzioni e aprono a infinite possibilità narrative e visive.

Nei suoi laboratori si gioca, ma con serietà. Il gioco è il luogo in cui il bambino raggiunge il suo massimo potenziale di apprendimento.

Dal canto suo, Rodari, nel suo saggio «La Grammatica della Fantasia (1973)» dimostra che la fantasia non è un dono innato ed elitario, ma una capacità comune che può essere allenata e potenziata attraverso il gioco linguistico.

Il binomio fantastico: è la sua tecnica più celebre. Accostare due parole distanti (es. «cane» e «armadio») genera uno sprazzo creativo da cui nascono storie inaspettate. Questo gioco rompe gli schemi mentali e obbliga il pensiero a costruire nuove realtà.

La centralità del bambino: un po’ come diceva Pascoli, c’era da riscoprire il fanciullino che è in noi, mettersi in ascolto del nostro bambino interiore e non smettere mai di giocare, nemmeno da adulti.

L'uso di nonsense, filastrocche e l'esplorazione dell'errore (come fonte di sorriso e invenzione) rendono l'apprendimento della lingua un'avventura divertente e dinamica, un terreno fertile dove la risata entra di diritto nelle scuole.

Munari e Rodari insegnano che creatività e logica non sono opposti, ma forze che si alimentano a vicenda. L'artista e il designer offrono al bambino la libertà di manipolare forme e colori; lo scrittore e il maestro gli donano la libertà di manipolare parole e storie.

Il loro messaggio è duraturo: attraverso un approccio ludico, il gioco diventa laboratorio di vita.

Attraverso il gioco, il bambino testa la realtà, comprende le regole del mondo, le infrange per vederne le conseguenze, sviluppando un pensiero critico e divergente.

Oggi, l'eredità di Munari e Rodari risuona più forte che mai, ricordandoci che investire nel gioco significa investire nella formazione di cittadini creativi, flessibili e capaci di immaginare un futuro diverso. La fantasia, in definitiva, è una cosa seria perché è la radice di ogni crescita.francesca capri mostra munari2

Giocare a casa di Munari

www.incasaconmunari.it/index.html

Questo spazio è stato realizzato con una collaborazione sinergica e virtuosa tra l'Associazione Bruno Munari con alcuni dei suoi collaboratori e allievi e l'azienda In Coda di Cremona, in collaborazione anche con degli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Brescia. Uno spazio assolutamente originale, pensato proprio a favore dei bambini, delle famiglie e di tutti gli insegnanti e gli educatori.

Cosa succede qua dentro? Qui dentro troverete tante stanze, avrete una biblioteca, un giardino, un laboratorio che, in qualche modo, possono un po' replicare degli spazi che possiamo immaginare anche nelle nostre case. In questi spazi troverete dei testi, dei racconti e anche delle attività mutuate dal metodo Bruno Munari, dal pensiero del grande artista, ma qui applicato solamente a quello che potete trovare tranquillamente nelle vostre case. Ma attenzione, è uno spazio che costruirete insieme, proprio come un libro Menabò, quindi uno spazio che raccoglierà anche le testimonianze di tutti e tutte queste esperienze, queste sperimentazioni che avverranno in tutta Italia, poi saranno ospitate in un bellissimo museo virtuale. Allora non mi resta che dire a tutti voi di provare la sperimentazione del metodo Munari!

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