Tukiki: lo sport inclusivo a Milano che fa squadra
Nata nel 2016 all'interno della realtà milanese dell'Associazione Sportiva Dilettantistica Minerva, Tukiki ha compiuto un percorso straordinario. Fondata dall'intuizione di Camilla Meroni (oggi Presidente) e Federica Cappella (co-fondatrice e vicepresidente), l'associazione si è staccata dalla casa madre un paio d'anni fa per espandere il proprio raggio d'azione oltre i campi di calcio.
Oggi Tukiki è un punto di riferimento per lo sport inclusivo a Milano e non solo, contando circa 100 iscritti, tra cui 50 atleti con disabilità cognitiva, una squadra di eccellenza femminile Over 30, volontari e una ventina di giovani provenienti dall'impresa sociale Il Carro di Monza, con cui viene praticato il calcio integrato.

Il significato di "Tukiki" e la forza dello sport integrato
Il nome stesso dell'associazione racchiude l'anima del progetto e nasce da un viaggio in Madagascar di Federica Cappella.
"Tukiki in malgascio significa 'sorriso'", spiega la Presidente Camilla Meroni. "Questo è un po' lo spirito che cerchiamo di portare ogni giorno, in ogni allenamento, in ogni laboratorio educativo, in ogni partita. Cerchiamo di fare sempre tutto con il sorriso, di metterci questa parte di allegria e di gioia".
Il cuore pulsante dell'attività resta il calcio a 8 integrato (cinque atleti con disabilità e tre normodotati), con la partecipazione al campionato CSI. Una formula che per Tukiki diventa un'occasione di riscatto soprattutto per i ragazzi normodotati in contesti di fragilità:
"A differenza delle altre squadre, noi facciamo giocare i nostri ragazzi adolescenti che in alternativa non avrebbero niente, perché è troppo tardi entrare nel circuito del calcio, quello che ormai è un po' 'malato' diciamo. È difficile che una squadra ti prenda a 16 anni se parti quasi da zero. Diciamo sempre che è il campionato dei ragazzi con disabilità, dove però sono loro che aiutano gli altri a giocare".
Non solo calcio: l'apertura a nuovi sport e l'autonomia
Se il calcio è stato il motore iniziale, Tukiki sta vivendo una forte evoluzione multisportiva. Grazie alla collaborazione con Wheelchair tennis e all'impegno di figure come la psicologa Giuditta Domenichini (attraverso la rete Whanau) e Norma Zappa per l'atletica, i ragazzi si misurano ormai con diverse discipline, dai campionati regionali di atletica a Lodi fino alle trasferte nazionali degli Special Olympics.
L'obiettivo principale, tuttavia, rimane la persona nella sua interezza. Prima degli allenamenti, la sede si trasforma in un laboratorio di "pre-calcio" mirato all'autonomia quotidiana e allo sviluppo delle soft skills: dalle lezioni di cucina alle visite ai musei, fino ad azioni apparentemente semplici come andare a comprare un gelato, che per un ragazzo con disabilità può rappresentare un ostacolo complesso da superare.

La sfida più grande: il "dopo" e l'inclusione lavorativa
Guardando al futuro, lo sport si conferma un mezzo eccezionale, ma per Camilla Meroni e la sua squadra l'orizzonte deve necessariamente ampliarsi verso la vita adulta dei ragazzi. Il vero scoglio, oggi, rimane l'ingresso nel mondo del lavoro, dove le barriere sono ancora troppo alte.
"Il progetto per il futuro dei nostri ragazzi è il lavoro", conclude Camilla, evidenziando le criticità delle attuali dinamiche aziendali. "La fatica più grande è trovare occupazione. Molte aziende magari assolvono all'obbligo di legge, ma inseriscono i ragazzi in zone protette, isolati tra loro. A me piacerebbe che potessero lavorare nei posti in cui lavorano tutte le persone. Spesso questo sistema facilita le aziende, ma non permette loro di capire che possono davvero integrare queste risorse al proprio interno".
L'obiettivo a lungo termine di Tukiki e dei suoi partner è quindi quello di creare percorsi di formazione in ambito sportivo, permettendo ai ragazzi di diventare operatori qualificati da inserire nei centri del territorio. Una nuova sfida che, c'è da scommetterci, l'associazione affronterà con la professionalità di sempre. E, naturalmente, con il sorriso.
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