Coerenza e Costanza: due sorelle da sposare
Tranquilli, non è un’inserzione a scopo matrimoniale: il nome Costanza potrebbe lasciarlo intendere; l’articolo invece vuole essere un richiamo a questi due valori che, se esercitati, rendono la vita più serena. In un mio precedente articolo di qualche tempo fa avevo già affrontato il tema della Coerenza, ma voglio insistere aggiungendo, questa volta, la “sorella” Costanza.
Mi spiego meglio: innanzitutto vediamo il significato etimologico di questi due termini.
Coerenza: da coerente, “essere uniti”, composto da cum = insieme e da haerere = essere attaccato. Figurativamente, colui che non smentisce né contraddice, né con i fatti né con le parole, ciò che prima ha affermato o pensato.
Costanza: dal latino constantem, ossia “stare insieme” e quindi “star fermi”, rimanere invariabili. Figurativamente, stare saldi nel proprio proposito, sentimento, volere, affetto, fede e simili.
Riporto, solo a titolo di ricordo, i cinque punti affrontati nell’articolo precedente e a questo rimando i lettori, mentre per la virtù della Costanza entrerò più nei dettagli.
La Coerenza possiamo affermare che è l'abitudine che valorizza la persona umana nel:
1 – Mantenere la parola data.
2 – Agire come si pensa.
3 – Assumersi la responsabilità di quanto detto e fatto.
4 – Agire sempre guidati dal progetto ideato.
5 – Non farsi nessuna agevolazione di comodo.
Vediamo allora di conoscere meglio come dobbiamo agire per essere costanti.
La Costanza è l’abitudine che valorizza la persona umana nel:
1 – Essere fedele alla scelta fatta.
2 – Mantenere fermo il “voglio”.
3 – Non rimandare ciò che si può adesso.
4 – Mantenere il programma stabilito.
5 – Cercare l’utile nel bene sempre e comunque.
Proviamo adesso a entrare nel merito di ogni punto.
Essere fedele alla scelta fatta. Mentre nella fase della coerenza sono “in esercizio”, nella costanza quello è superato ed essere fedele alla scelta fatta è abitudine, consuetudine, scelta già collaudata e fatta propria. Esempio: ho volutamente e liberamente deciso di essere una persona sincera perché credo che la sincerità mi gratifica e mi rende libero? Bene, dunque sarà per me un’abitudine il farlo, ossia essere costante.
Mantenere fermo il voglio. Questo verbo assume un’importanza rilevante: infatti, una cosa è il devo e un’altra il voglio. La differenza è sostanziale, in quanto dicendo voglio significa che la mia adesione è desiderata, amata e liberamente scelta; il devo, invece, è qualcosa di imposto da una situazione o avvenimento, e quindi l’accettazione può divenire pesante e poco o per nulla amata né condivisa, ma subita. Questo è tanto vero che, dove è il devo a prevalere, appena posso quella cosa, quell’atto non lo farò più perché in fondo non lo amo. Ricordiamoci sempre che “si fa volentieri solo ciò che si ama; ciò che non si ama, appena potrò, non lo farò più”. Un esempio molto semplice: c’è una bella differenza tra uno studente che dice voglio andare a scuola e chi afferma devo andare a scuola o, se preferite, al lavoro.
Non rimandare ciò che si può adesso. Questo avverbio di tempo è significativo poiché sottintende il tempo presente, quel preciso momento. Rimandare a più tardi, a domani o “in attesa che…”, a volte può essere tardi. Vi è anche un proverbio che dice: “non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi”, proverbio a cui la persona costante rimane fedele. Dovremmo dare molta più importanza al tempo, per non avere poi rimpianti.
Mantenere il programma stabilito. Questo può avvenire solo se amo il mio progetto, il mio programma. Una persona costante dovrebbe aver già raggiunto questa certezza; tuttavia sappiamo che ci sono mille motivi per distrarci e allettarci, e il fatto che esistano non è di per sé una tragedia, anche perché permettono di provare la nostra capacità di essere costanti.
Cercare l’utile nel bene sempre e comunque. La parola più importante, a mio avviso, è nel fare il bene sempre e comunque. Si può essere costanti anche nell’agire il male? Certo che sì: ovviamente ogni comportamento, ogni scelta porta con sé le sue conseguenze. Quel “sempre” vuole anche essere un invito a non arrendersi.
Che fare allora? Le “sposiamo” queste due sorelle?
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