Derby di Milano: bauscia e casciavit

mazzola rivera derby di milanoDomenica sera presso lo stadio di San Siro avrà luogo il Derby di Milano, una partita tra le più attese del campionato, che ogni volta regala emozioni laceranti ai tifosi delle due squadre.

I tifosi di Milan ed Inter aspetteranno con trepidazione quei dannati 90 minuti per tutta la settimana, tra speranze, timori e sani sfottò, tramite i quali si spera di esorcizzare le paure, nella speranza di cogliere un risultato positivo a discapito dei cugini rivali, in un'annata assai magra e priva di soddisfazioni per tutto il calcio meneghino.

Oggi la rivalità tra le due tifoserie è una questione puramente di apparteneza a determinati colori, invece molti anni addietro, prima di notevoli cambiamenti socio-economici, a Milano così come in Italia, tali dissapori potevano contraddistinguersi anche per cause legate ad una classe sociale di appartenenza. Infatti fino agli anni 70', a Milano, i tifosi nerazzuri venivano chiamati da quelli rossoneri ''bauscia'', che in gergo milanese indica una persone piena di arie, i quali a loro volta apostrofavano quelli del Milan col termine ''casciavit'', cacciavite.

Questi semplici appellativi sono abbastanza esemplificativi di quella che si presume fosse l'estrazione sociale delle due tifoserie. Il tifo milanista, molto probabilmente, attingeva dalle periferie urbane, dalle case popolari di ringhiera, abitate da ferrovieri ed operai, che per motivi di lavoro adoperavano appunto il cacciavite, e che in parte erano anche immigrati. Gli interisti invece risiedevano prettamente in centro ed appartenevano alla medio-alta borghesia, rivendicando la loro autentica milanesità. Nei primi anni 60' pure il celeberrimo giornalista sportivo Gianni Brera alimentò considerevolmente questa dicotomia tra ''bauscia'' e ''casciavit'', tra interisti borghesi e milanisti operai.

ssiroQuesta differenza di ''portafoglio'' si rispecchiò per un ventennio circa anche nelle sedi prescelte dalle due società per disputare i match casalinghi. Il Milan, a partire dal 1926, decise di giocare in periferia, nella nebbia, all'interno dello stadio di San Siro, voluto fortemente dal presidente rossonero di allora Piero Pirelli. L'Inter al contrario, fino al secondo dopoguerra, scese in campo all'Arena Civica, un impianto più modesto per capienza ma situato in centro città, dunque più elitario.

Questi sono gli stereotipi maggiormente diffusi in merito all'origine sociale delle tifoserie milanesi, ma c'è da tenere in conto anche una interessante analisi che fece Camilla Cederna sul n.17 dell'Europeo (1952), la quale va, in parte, in una direzione opposta a quanto detto fino ad ora. Nello specifico la Cederna, attenta conoscitrice delle realtà milanesi, scrisse che 'Il Milan, una delle società calcistiche più anziane d'Europa (è del 1899) ha dalla sua l'alta borghesia della città vecchia e gli operai della periferia industriale. Tutta la rimanente massa, e sopratutto gli immigrati, sono per l'Inter che gode così di una indiscussa superiorità numerica'.

Qualsiasi fosse la realtà dei fatti, in conseguenza del boom economico e dell'avvento della società dei consumi, le differenze economiche-sociali tra milanisti ed interisti andarono ad azzerarsi. Quello che ci rimane oggi è comunque un incontro tra i più fortemente sentiti del panorama nazionale, a partire dalle meravigliose e pittoresche coreografie che ogni volta addobbano il Meazza. Una rivalità bella ed accesa, che però mai sfocia nella violenza, perchè il Derby di Milano, al di là di bauscia e casciavit, resta una partita dal grande rispetto oltre che dal grande fascino, perchè Milan l'è on gran Milan.

Andrea Motta

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