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Dissesti Idrogeologici e la Costituzione Italiana

pioggiaA scuola mi hanno insegnato che la Costituzione della Repubblica Italiana è il “vangelo” laico della nostra nazione, dove sono ordinati i diritti e i doveri dello Stato e dei cittadini; impegni che ambedue devono onorare.
Detto questo, i fatti drammatici che stanno succedendo nel nostro Paese in seguito alle avverse condizioni metereologiche, mi hanno sollecitato a riprendere in mano e rileggere, appunto, la Costituzione.

Nei principi fondamentali all’articolo 9 – nove – leggo testualmente: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.

Bene, ma è davvero così? Che cosa vuol dire tutelare?
La definizione riportata nel dizionario afferma che tutelare significa salvaguardare, proteggere, difendere. Tre verbi che non lasciano nessun dubbio sul loro significato.

Considerando la situazione italiana, con il dramma che alcune città stanno vivendo, non mi pare proprio che lo Stato, le Regioni, le  Provincie, i Comuni, garanti della Costituzione, applichino questo loro dovere, a dirlo, più che le parole sono i fatti.
È illogico addebitare alle avverse condizioni climatiche tutta la responsabilità delle disgrazie che il nostro territorio subisce, ma l’addebito è da imputare alla latitanza dello Stato nella tutela del paesaggio, articolo nove.

Tutti i mass media lo riportano da qualche tempo e gli studiosi lo confermano, il nostro Paese è geologicamente instabile, ormai lo sanno anche le pietre a forza di sentirlo dire, perché allora non ci si decide a intervenire con una prevenzione seria e mirata? Perché si permette di costruire e cementificare anche dove sarebbe opportuno evitarlo? Perché operazioni di pulizia dei fiumi, degli argini, dei boschi, delle fognature non si attuano più?

Anche il privato cittadino ha le sue responsabilità, quando agendo da “furbo”, deliberatamente ignora la legalità, quando non addirittura il buon senso, tanto poi ci sono i condoni e tutto ritorna legale. Il condono è un’altra arma micidiale contro la sana Giustizia e il buon senso, avvalorando così l’idea che “fare il furbo” alla fine paga. Ci rimette in primis il cittadino quando subisce i danni, poi con eventuali tasse o balzelli perché lo Stato deve far fronte all’avvenuta calamità. E i politici responsabili? Lo stiamo vedendo in questi giorni, c’è chi piagnucola, chi si straccia le vesti scandalizzato, chi si arrampica sui vetri, chi invoca il suo protettore Pilato, nessuno che abbia la dignità da vero uomo e riconoscere il proprio errore e magari dimettersi, per carità, non sia mai! Non sono forse proprio loro che devono garantire la piena attuazione e il rispetto della Costituzione su cui, tra l’altro, hanno pure giurato?

È possibile rimediare a questo stato di cose? Sicuramente sì, ma perché ciò avvenga, è necessario che tutti, politici e cittadini, prendano coscienza che il proprio e altri bene è qualcosa che ci accumuna tutti, e che per realizzarlo è indispensabile agire con ONESTA’ e SERVIZIO per il bene della nazione e dei cittadini tutti. Papa Francesco ha parlato della piaga della  corruzione, anche questa è concausa del dissesto del nostro bel Paese.

Quindi? Quindi è inutile giurare sulla Costituzione, tenere comizi, urlare allo scandalo, se poi alle buone intenzioni non corrisponde un saggio operare.

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