Edifici abbandonati a Milano

edifici abbandonati a milano[im]possible living: Edifici abbandonati a Milano 

Macao, Torre Galfa occupata, ex Ansaldo. Forse in questi giorni, se avete avuto modo di seguire un po’ la vicenda del grattacielo occupato in via Luigi Galvani a Milano dal collettivo Macao, vi sarete resi conto che al di là dell’occupazione e dello sgombero in sé, i fatti hanno acceso dibattiti e discussioni, talvolta molto accesi, sulla mancanza di spazi per i giovani, per i creativi e per la condivisione di saperi e cultura a Milano. 

La presa di posizione del sindaco Giuliano Pisapia è ad esempio arrivata l’altroieri pomeriggio, con una visita in prima persona al presidio permanente di Macao (ragazzi sgomberati dalla torre insieme a centinaia di sostenitori del progetto). Il sindaco ha proposto al collettivo di inoltrare un bando per poter usufruire degli spazi dell’ex Ansaldo, in zona Tortona, vicino alla stazione di Porta Genova. Ma per ora Macao non si muove e del bando per l’Ansaldo sembra volersene fare poco.

Ma quanti sono gli spazi abbandonati a Milano? C’è modo di censirli, di monitorarli, di proporre alternative alla muffa e ai detriti accumulati in anni di fatiscenza? Visto che soprattutto i giovani lamentano mancanze di spazi, è possibile opporre alla costruzione di nuovi palazzi la riconversione di quelli abbandonati?

Per [im]possible living si può.

Il progetto che porta questo nome, al di là delle apparenze, è tutto italiano, anzi milanese: i fondatori sono infatti i giovani Daniela Galvani e Andrea Sesta. Ma in cosa consiste esattamente?

[im]possible living si pone l’obiettivo [im]possibile di mappare gli edifici abbandonati nel mondo, e di ottenere un database internazionale sugli stabili in disuso. Lo staff di [im]possible living si mette in contatto con le persone che segnalano la presenza di un edificio abbandonato e cerca di aiutarle a diffondere e proporre un loro progetto di riqualifica degli spazi. Non solo, fornisce anche uno staff di persone in grado di mettere mano al progetto e renderlo sostenibile e può anche aiutare a trovare finanziamenti.

Ma come funziona nella pratica? Come possiamo contribuire noi netizen?

Per prima cosa, andiamo  a visitare il sito web impossibleliving.com. L’interfaccia della home è molto chiara e se vogliamo approfondire la nostra conoscenza dello staff e del progetto possiamo semplicemente esplorare le sezioni “about” e “team”. Se dalla home cerchiamo ad esempio “milan”, nella barra di ricerca centrale, otterremo una serie di risultati: edifici, con nome, fotografia, localizzazione, mappa, informazioni e il nome dell’utente che ha caricato il “profilo” dello stabile. Sulla destra possiamo trovare inoltre la possibilità di cliccare su un pollice in su, con una funzione simile al “like” di Facebook, ma possiamo anche cliccare su un pollice verso, se la scheda dell’edificio non ci piace o non la riteniamo di pubblica utilità.

Una volta iniziata l’esplorazione, noi a nostra volta possiamo iscriverci  e pubblicare la scheda di un edificio che non è ancora stato mappato ed eventualmente, se vogliamo proporre un progetto di riqualifica, contattare lo staff di [im]possible project all’indirizzo mail@impossibleliving.com.

In un momento in cui la speculazione edilizia a Milano si fa sentire e la città è tutto un pullulare di gru e cantieri, mentre i ragazzi di Macao sono ancora in piazza, sotto al grattacielo dismesso, a chiedere uno spazio per gli artisti e la cultura a Milano, guardiamoci intorno. Forse c’è un potenziale che non abbiamo ancora sfruttato del tutto.

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