Epoca Pre & Post Internet

mobileAl giorno d’oggi, uscire di casa per andare a lavoro e dimenticare il telefono cellulare può essere un'esperienza davvero negativa. Le statistiche dicono infatti, che questo può creare un vero senso di disorientamento. Senza smartphone ci si sente più soli, si può andare incontro ad una crisi di astinenza caratterizzata da irascibilità e senso di ansia.

I numeri parlano chiaro: in Italia ci sono ben 45 milioni di smartphone e la mappa della distribuzione geografica dice  che i milanesi sono i più drogati di cellulari di ultima generazione. La dipendenza è molto marcata al Nord,  per intuibili motivi sia economici sia lavorativi. I milanesi passano fino a due ore al giorno incollati allo smartphone, seguiti da un'ora e quaranta dei torinesi e dall'ora e mezza dei fiorentini. Il fenomeno comunque, è a livello nazionale e mondiale.

I luoghi più gettonati per navigare in Italia sono i mezzi pubblici: 82%, le code il 75%, la casa il 63%, i locali pubblici 52%, l ufficio 40%.

C'è chi parla di una “nuova normalità”: le nuove tecnologie sono cosi amalgamate nella vita di tutti i giorni che non ci accorgiamo della portata di questo cambiamento.

Siamo nell’era del tempo reale, l’epoca in cui in pochi istanti possiamo metterci in contatto con i nostri amici e whattappare inviando foto o messaggi vocali.

E’ l'epoca in cui non si abbassano più i finestrini dell'auto per chiedere informazioni sulla via, ma si apre un App e il gioco è fatto.

E’ l’epoca dello scatto: le App più usate sono quelle fotografiche che permettono di condividere le foto sui social: Facebook è a quota 76% .

E' l'epoca della rivoluzione silenziosa, delle connessioni veloci, dei  500 amici virtuali.

E' l'epoca in cui se incontri un ex compagno di classe che non vedi da dieci anni in realtà lo saluti come se lo vedessi tutti i giorni, perché tutti i giorni  "segui" su Facebook la telecronaca della sua vita.

E’ l’epoca in cui se “sono irritato per qualcosa o qualcuno” se “sono infastidito o arrabbiato” lo scrivo su Facebook: il ché è quasi terapeutico! Molti, ma in percentuale meno rispetto a questa massa di arrabbiati, scrivono anche quando sono “felici”! Eppure, anche in questo caso, le statistiche ci dicono che Facebook è più un mezzo di invettiva e sfogo.

Al di là dei post telecronaca che pubblichiamo sui social, delle foto dei luoghi che non immaginiamo più, dei volti ormai svelati di amici che invecchiano, ci siamo mai chiesti qual è l’altra faccia della medaglia?

 In realtà sembra che non abbiamo più abbastanza tempo per soffermarci a pensare. Il tempo è più frammentato ed anche paradossalmente insufficiente. Questa frammentazione o come si dice in gergo questo essere "multitasking “ si riversa in conversazioni intermittenti, in distrazioni, in conversazioni in cui non abbiamo gli occhi puntati sull’interlocutore ma sullo schermo. Cos'è: la volontà di non perdere l'attimo ed essere connessi sempre e ovunque? Iperattività e sovraccarico di input? O una nuova forma di maleducazione e alienazione?

E’ recente il libro di Federico RampiniLa rete padrona” che dice come ormai la nostra vita sia “controllata”. Rampini va a scandagliare in maniera precisa le modalità con cui i colossi americani abbiano quasi fagocitato le nostre vite: Google, Facebook, Amazon… Tutto questo è documentato con ricerche e numeri. Durante il corso della lettura sembra essere pervasi dalla negatività e dal disfattismo:  siamo spiati, monitorati da una macchina inarrestabile, che ruba informazioni personali e li converte  in soldi e profitto.

Solo verso la fine del libro appare qualche spiraglio di ottimismo che ha una giusta collocazione: il finale. Il finale rappresenta infatti il vero punto di inizio,  il vero punto da cui partire per guardare  tutto ciò che accade con sguardo consapevole e direzionare il cambiamento verso traguardi più produttivi.

La tecnologia e quindi Facebook, Microsoft, Google, Apple hanno pervaso le nostre vite? Ebbene noi dobbiamo rispondere a questa invadenza non scacciandola, cosa peraltro ormai impossibile, ma rendendola un’alleanza produttiva.

Subiremo internet come negli anni '50 i nostri genitori hanno subito la televisione? Utilizzare la tecnologia per semplificare la vita e cercare di non perdere la connessione col mondo reale significa innovare e questo deve avvenire in ambito medico, burocratico, nell'organizzazione del lavoro.

Si possono introdurre grazie ad internet delle forme di controllo fiscale per evitare l'evasione ad ogni livello, snellire le pratiche di prenotazione sanitaria, incentivare forme di telelavoro. Amazon è riuscita a risollevare un business che stava morendo, quello della vendita dei libri servendosi dello stesso veleno per cui il cartaceo era agonizzante: la tecnologia, internet.

Tutto questo presuppone delle infrastrutture digitali di cui purtroppo il nostro paese è ancora carente, ma soprattutto richiede una cultura digitale che è quella che invece ognuno di noi può coltivare con la consapevolezza che non siamo più negli anni ‘50 e che soprattutto non siamo più di fronte ad un televisore!

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