Frenetica Milano

milano freneticaQuelli che Milano …… è una corsa frenetica

Un’altra particolarità di Milano? La corsa frenetica! Sì certo, quella per arrivare in ufficio per tempo afferrando al volo la metropolitana di Milano, quella per saltare da una riunione all'altra, quella per ottemperare tutti gli impegni extra-lavorativi ed extra-scolastici, per accaparrarsi il capo di abbigliamento elargito in esclusiva in pochi esemplari, per i biglietti ad uno spettacolo in quell'unica data, per trovare un taxi a Milano nei giorni di sciopero o di pioggia a dirotto, per reperire ancora qualcosa da mangiare al bar sotto l’ufficio alle 15 del pomeriggio, per recuperare i bimbi all'asilo evitando che siano gli ultimi anche oggi, per infilarsi sotto la saracinesca della lavanderia a recuperare il “bottino” perché i 30 giorni di custodia sono stati puntualmente disattesi e scatta l’usucapione, … e chissà quali altre corse sto tralasciando.

Ma c’è una corsa frenetica in particolare che ha carpito la mia attenzione, quella per antonomasia, la corsa, il jogging, lo speedwalk, la camminata veloce, il mezzofondo, chiamatela come preferite, ma penso ci siamo capiti.

Il motivo di tanto interesse? Provate a mettere il naso fuori dal portone la mattina verso le 5.30 e poi mi saprete dire. Le strade di Milano sono invase da podisti: Parco Sempione sembra Central Park; si incrociano super professionisti e dilettanti, gruppi di jogger e svariati “singles”, in tenuta ortodossa o supertecnologici, rilassati o ultra competitivi.

Alt! fatemi prendere fiato e vado a recuperare l’inizio della tematica su cui mi sono focalizzata. Sono una ex-podista tutt'altro che amante della corsa fine a se stessa, quindi “corritrice di ripiego” per poter continuare a regalarmi un po’ di tempo per fare attività fisica, conciliando all'epoca lavoro, studio e sport. E cosa c’era di più semplice, economico, immediato e slegato da qualsiasi imprevisto esterno alla mia volontà? La corsa all'alba.

E così, vinta la fatica iniziale per far diventare la levataccia un’abitudine quotidiana al pari della pulizia dei denti, ho iniziato ad apprezzare quello che mi regalava questo appuntamento che avevo con me stessa ogni mattina. Alle 6 in punto uscivo dal portone e iniziavo a correre senza i-pod nelle orecchie, senza cardiofrequenziometri o altri ammennicoli diabolici addosso, senza abbigliamento supertecnico e seguivo il percorso (sempre lo stesso) che avevo riscontrato essere della lunghezza giusta per arrivare a casa per tempo e sistemarmi con calma prima di uscire per recarmi in ufficio. Insomma, un allenamento decisamente spartano, posticcio ed elementare che mi regalava però benessere, serenità, familiarità con la città che mi stava ospitando scoprendone lati affascinanti sconosciuti ai più. E per strada non c’era nessuno, tranne gli operatori ecologici, quelli che consegnavano i giornali e i panettieri che caricavano i furgoncini di ogni prelibatezza per iniziare il giro consegne. Che profumi, che colori, che silenzi. E poi? E poi è successo che è iniziato l’affollamento, non saprei dire esattamente a partire da quando; so solo che hanno iniziato a darmi noia tutti questi invasati da rasentare la malattia, che spendono un patrimonio in abbigliamento e marchingegni e parlano solo di tempi e frequenze, e diventano scontrosi e aggressivi se sono stati costretti a saltare un allenamento per cause di forza maggiore.

No, così non va, pollice verso! Mi si scardinano i punti cardinali attorno a cui ruotava il piacere di questo risveglio sano e purificatore, ideale per ritemprarsi dalla vita frenetica milanese. Se anche la parentesi rigenerante deve trasformarsi in competizione (per carità, sana, nulla da ridire se si tratta di tempi e lunghezze percorse, un po’ meno se verte sullo sfoggio di abbigliamento e prestazioni) allora quale beneficio se ne trae? E aggiungo, se attorno ad una cosa elementare e basica come la corsa si costruisce una ragnatela di appendici, alla fine il bello della spontaneità, della libertà, del benessere psico-fisico, dell’immediatezza dove va a finire?

Succede che si rischia di stressarsi ancora di più perché la corsa prende il sopravvento su tutto il resto, e l’ansia da prestazione spinge a sottoporsi ad allenamenti sempre più disumani, e un passatempo piacevole si trasforma in ossessione.

Su tutti i fronti il suggerimento è sempre lo stesso: sfrondare, semplificare, rallentare.

La vita è adesso (diceva un noto cantautore italiano secoli fa).

Concordo.

Chiara Colla

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