Home restaurant: il ristorante a casa tua

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Il ristorante? Lo apri a casa tua. Le nuove frontiere della ristorazione abbracciano il do-it-yourself. Un po' per reagire alla crisi, un po' per rispondere alla richiesta di proposte sempre nuove, il fenomeno degli home restaurant e del social eating sta raggiungendo proporzioni sempre più vaste.

Nel caso specifico di Milano, abbiamo già parlato delle eccellenze cittadine nel social eating qui. Ma tra food blogger e appassionati di cucina, cresce il numero di coloro che lungo tutto lo stivale, decidono di trasformare occasionalmente casa propria in ristorante. E spuntano come funghi i portali web e le community che si occupano di collegare domanda ed offerta, cioè i curiosi avventori degli home restaurant (guest) e i padroni di casa che organizzano l'evento gastronomico (host). Non c'è bisogno di avere particolari permessi igienici o diplomi di scuole alberghiere. Nessuna necessità di possedere la partita IVA o di aprirne una, in quanto l' home restaurant è proprio quella via di mezzo tra una nuova tipologia di attività redditizia e una conviviale cena tra amici.

Se quindi pensate di avere le carte giuste per lanciarvi in una nuova avventura, sicuramente divertente e magari anche redditizia, iniziate dare un'occhiata a questi siti. Uno dei più famosi in Italia è Gnammo.com. E' sufficiente inserire la città prescelta per visualizzare la lista di eventi mangerecci. Dall'aperitivo al tea party, dalla cena in mansarda a quella a base di cavoli, la creatività sembra non conoscere limiti. E anche i prezzi sono in genere pop: tra i 10 e i 30 € in media. Se invece vi preme che i piatti della tradizione non si estinguano insieme a vostra nonna, bisogna che diventiate una Cesarina anche voi (www.homefood.it). La giornalista americana Irene S. Levine, che ha partecipato a una lezione sulla pasta sfoglia a casa di una Cesarina bolognese, commenta così l'esperienza: <<E' stato il più eccezionale tra i molti succulenti pasti che abbiamo gustato a Bologna. Non è stato soltanto il pasto perfetto, piuttosto la nostra esperienza nella casa di una signora locale è stata un promemoria dello strettissimo nesso che intercorre tra cibo e cultura.>> Niente di più vero. E difatti sono proprio i turisti, al momento, i principali utilizzatori degli home restaurant. Roma in particolare si è organizzata con un portale dedicato, e se passate per la capitale, spulciate tra gli eventi di Ceneromane. Per chi visita significa conoscere dall'interno la cultura del paese e di sicuro gli spaghetti cacio e pepe mangiati alla casalinga devono avere tutto un altro sapore. Chissà che non sia anche questo tipo di esperienza, un po' alla “Vacanze romane”, che tanti turisti ricercano nella città eterna.

I più cauti però possono iniziare da Let's lunch, una community internazionale dove si invitano gli altri iscritti a pranzo, ma anche solo per un caffé. Kitchen Party offre anche la possibilità di diventare ambassador, ambasciatori del portale stesso, organizzando cene presso ristoranti della propria città e guadagnando una percentuale. People Cooks, in una vera e propria ottica di sharing economy, propone pasti a prezzi calmierati, a soli 6 €. Diversamente dagli altri portali non si visiona in anticipo il menù, ma si mangia quello che viene messo in tavola il giorno stesso. BonAppetour è infine una start up che nasce a Milano nel 2013; la patria è italiana ma l'intenzione è quella di travalicare presto i confini nazionali.lezionecucina cesarine La formula consiste in una lezione di cucina in cui si prepara il pasto, che poi si condividerà insieme. L'obiettivo, anche in questo caso, è sottrarre l'esperienza gastronomica del visitatore ai soliti canali turistici, favorendo una più autentica conoscenza tra le persone. Concetto questo, ribadito anche da VizEat nell'intervista a Il Sole 24 Ore: <<L’Italia – spiegano i fondatori – è uno dei Paesi più visitati al mondo, ma la maggioranza dei visitatori ha ancora scambi limitati con gli italiani. La voglia di scoprire qualcosa di più sulle tradizioni del luogo, coniugata al desiderio di provare una tipica cena italiana fatta in casa, potrebbe rendere il social eating un punto di forza per gli italiani.>> Un discorso che, inquadrato in ottica Expo, potrebbe costituire un' ulteriore entrata economica per tanti italiani e milanesi in particolar modo.

I portali garantiscono monitoraggio e controlli, dalla registrazione al pagamento e il sistema dei feedback permette di valutare e dare un giudizio sull'esperienza. Gli introiti derivanti dal social eating organizzato a casa propria poi, non sono soggetti a dichiarazione fiscale fino a un massimo lordo di 5000 € annui.

Un po' di spirito imprenditoriale non guasta, ma saranno di sicuro l'abilità ai fornelli e la simpatia dei padroni di casa a generare il virtuoso passaparola che farà spiccare alcune proposte sulla miriade in circolazione. Semmai l'ingrediente fondamentale è proprio quella spinta a mettersi in gioco, la voglia di condividere la propria storia e la curiosità di conoscerne altre. E se sono anni che vi sentite dire: <<Cucini benissimo, dovresti aprire un ristorante!>>, beh, è arrivato il momento giusto per farlo.

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