I Rave Party, un fenomeno dilagante

rave party milanoI RAVE PARTY, UN FENOMENO DILAGANTE

Per molti tra quelli che leggeranno questo articolo  l’espressione “rave party” è ben poco conosciuta e altrettanto poco compresa a fondo. Tuttavia un piccolo approfondimento su questo argomento farebbe bene, per informare i gentili lettori che la natura di queste particolari feste non sono buone e tantomeno consigliabili a determinate condizioni. Una precisazione è però dovuta: non sempre i rave party sono sinonimo di gente che si fa del male ma dobbiamo purtroppo affermare che per la maggior parte delle volte le cose vanno affettivamente così.

Un esempio eclatante di questo è avvenuto Sabato sera a Cusago, dove in seguito ad un intervento della polizia per sgomberare i ragazzi che stavano partecipando a un rave abusivo,una ragazza di 22 anni è rimasta in coma. Cerchiamo di capire meglio, aldilà delle tante cavolate che si sentono in giro, come vanno davvero le cose o come si stanno trasformando.

 

Partiamo quindi dall’origine: il “rave party” nasce negli anni ’80 per rappresentare un tipo particolare di festa, a base di luci stroboscopiche e musica tendenzialmente elettronica. In molti casi queste feste erano organizzate anche un marginale scopo di protesta, come una rivendicazione dei giovani contro lo stato: è stato così in Inghilterra ma anche in Francia o in Germania. Ad un certo punto però in Francia, nel 2001, la “legge Mariani” ha reso i rave un tipo di feste illegale. Proprio da qui parte il problema. Perché dalla Francia sono partite una serie di spinte contro la legalità dei rave, che pian piano sono diventate delle manifestazioni illegali se non autorizzate dalle autorità governative: c’è da dire che anche con l’autorizzazione i rave sono sempre malvisti tra la gente. Questo perché essenzialmente i rave, nel corso degli anni, hanno assunto una natura sempre più fuori controllo, con droga e alcool che scorrono a fiumi per un divertimento senza freni. Sono molte le persone che difendono i rave, che li paragonano alle feste in discoteca ma con gente più affabile e divertimento assicurato, oltre che al fattore temporale notevolmente esteso (i rave possono durare anche più giorni, mentre le discoteche alle 6 chiudono tendenzialmente); in più bisogna precisare che i rave che non vogliono avere problemi devono essere autorizzati.

Torniamo a Sabato sera per spiegare la situazione. La festa era stata organizzata nell’ex capannone Standa di viale Europa (a Cusago) a cui hanno partecipato 1700 giovani. Il tam tam sulla rete aveva trascinato molti giovani da tutto il nord per il party, mentre Viale Europa era stato chiuso già alle 4 del pomeriggio con due posti di blocco (questo particolare ci fa capire che la festa non era stata autorizzata dalla pubblica amministrazione). La questura ha quindi predisposto l’intervento di 150 tra carabinieri e forze di polizia per far sgomberare i ragazzi, che occupavano il capannone abusivamente. Di lì a poco si è scatenato il finimondo e in particolare una ragazza di 22 anni ha accusato un malore (a cui sarebbe stato riscontrato un alto tasso alcolemico nel sangue) e purtroppo dopo un delicato intervento è finita in coma farmacologico (quindi indotto dai medici).

Ora, cerchiamo di riflettere meglio sulla situazione: l’intervento della polizia è stato doveroso, poiché senza autorizzazione non è possibile organizzare nessun evento che coinvolga più di 250 persone, questo è certo. In più si ha l’impressione sempre più forte, forse indotta dal pensiero comune o forse dalla paura, che i “rave party” siano diventati ormai un fenomeno fuori controllo e senza freni. Sicuramente la presenza di droga e alcool in quantità eccessive non aiutano la sicurezza, però incidenti come quello di Cusago dovrebbero essere evitati, anche al costo di estirpare la manifestazione alla radice, ossia senza lasciare organizzare a chi di dovere queste feste che, senza autorizzazione, sono di fatto illegali e non hanno quindi alcuna pretesa.

Andrea Lino

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