• Home
  • COSTUME
  • Mare, tempo per pensare e per lasciar andare

Mare, tempo per pensare e per lasciar andare

angra do heroismo diaAdoro il mare, potrei stare delle ore a guardarlo e lasciarmi cullare dalla musica nelle cuffie. Adoro i Negramaro nelle mie orecchie quando mi perdo tra le increspature delle onde: è incredibile quanto i loro suoni si leghino perfettamente con il mare senza bisogno di spiegare nulla, fluisce naturale, lo si sente dentro e basta.

Quello che adoro ancora di piú é il mare visto dall'alto di qualche precipizio: quella sensazione di pienezza nei polmoni, come se da lassù riescano a dilatarsi fino esser più grandi che mai, quel perdersi in mezzo a tutto, un tutto così piccolo, lontano e ricco di dettagli. Come quel grande quadro di Seurat che vidi a Parigi un sacco di anni fa quando vi andai in gita con la scuola: figure immobili a godere del sole e della piacevolezza d'erba tra le dita, così nitide da lontano, ma così ricche di piccoli dettagli da vicino.

Un tubo dell'acqua, delle tegole di ricambio del colore sbagliato, la linea di luce che spacca a metá cielo e mare, azzurro e blu, per poi sparire e fonderli in un unico nero. Qui la testa si svuota e corre libera, salta di tetto in tetto, di albero in albero, una fontana, una chiesa: finalmente sola con me stessa, lontana da tutto.

Stare soli con sé stessi vuol dire fare i conti con i propri pensieri, con i propri desideri, con le proprie preoccupazioni e star così in alto ti da quella sensazione di potere che ti porta a pensar di poter buttar giù da quel precipizio tutto quello che non va. Il piacere di vederlo rotolare giù per perdersi nel verde lontano: rotola, rotola, rotola. Non ricordo di chi era quella storiella dello zaino pieno di sassi e nemmeno bene come andasse, ma il mio unico pensiero ora è: svuota quel dannato zaino e corri leggero, finalmente.

Cosa ho fatto cadere io ieri nelle due ore che ho passato ad aspettare che il giorno si facesse notte? Ho lasciato andare una cara amica e un amore finito male.

Alle volte ci aspettiamo che gli altri si comportino con noi come noi facciamo con loro, forse un po' di colpa in questo ce l'ha l'educazione cattolica che ci viene data da bambini, comunque, credo che sia la cosa più sbagliata che si possa fare o chiedere a chi ci sta accanto. Siamo tutti così diversi: esperienze diverse, educazioni diverse, caratteri diversi e obbiettivi diversi, come possiamo pensare che uno si comporti come noi? Credo che la cosa migliore che possiamo offrire a chi vogliamo bene è la voglia di ascoltare, imparare, sbagliare, ricominciare e cercar di capire sempre con la stessa forza ed entusiasmo della prima.

A complicare le differenze ci si mette l'orgoglio, la paura di venir feriti, l'egoismo e forse a volte anche un po' di cecità. Ho davvero voluto molto bene a entrambi e ancora gliene voglio ma purtroppo a volte le persone sono troppo diverse tra loro, non riescono a trovare un compromesso, una via di mezzo e allora ci si impunta a fissarci i piedi invece dell'orizzonte per paura di pesare qualche pietra, o qualche cacca di cane. A volte lasciar andare é più pesante che continuare con il sasso nello zaino, ma arriverà il momento in cui sarà un sollievo. Se per un amico non ha nessuna importanza qualcosa che per te ne ha, qual'é il senso? Energia che se ne va e non basterà una Red Bull per farla tornare indietro.

Alle volte faccio davvero, davvero fatica a capire le persone, a credere che veramente possano essere così lontane dai miei pensieri da non riuscir a capire cosa voglio dire. Mi sento così diversa e diverso è sinonimo di solitudine un sacco di volte. Mi vedo a ostinarmi a cercar di spiegare cosa penso, perché lo penso, perché secondo me ha un senso e perché gioverebbe a entrambi e vedo l'altro non seguire il mio flusso, proprio non capire o forse nemmeno ha ascoltato. Quindi mi chiedo cosa sia stato in grado, in qualche momento della mia vita, ad unirmi a quella persona che ora sembra così lontana, cosa sia cambiato in me o in lei al punto da renderci incompatibili, incomprensibili. E quindi giù: rotola, rotola, rotola.

angra do heroismo noiteÉ una vita che le persone che più mi vogliono bene continuano a ripetermi di smettere di credere che gli altri la pensino come me, perché nessuno lo fa davvero e non capisco però se é un problema solo con me o se un po' tutti ci sentiamo incompresi. Devo decisamente lavorare sulle mie doti comunicative comunque, ma dopo la mi acidità.

Meno male che c'é il mare: lui viene e va, ogni tanto si arrabbia ma poi torna a restituire la luce con quasi piú intensità di quanta ne riceva, è trasparente e profondo ma pieno di colore perfino nell'oscurità più densa. Ora non resta che abituarsi al peso più leggero e esser pronti a riprendere il viaggio con un nuovo spazio per qualcosa che speriamo pesi meno ma sazi di più.

 

Nicoletta

 

 

Pin It

Questo sito utilizza cookie proprietari e di terze parti per migliorare i propri servizi. Continuando accetti tale utilizzo.