Ona cicciarada sora el matrimoni

matrimonioPur essendo il titolo in milanese, l’articolo è in lingua, non disdegnando però qualche termine meneghino. Come mai un articolo di questo genere? Tutto nasce da uno scambio di opinioni tra amici, dove qualcuno voleva dare alle parole un significato che non gli apparteneva, ma che è frutto di sovrapposizioni o cattive abitudini purtroppo consolidate; e qui i giornalisti hanno una parte di responsabilità.

Ricordo un mio professore, quello che ci dava come compito di leggere pagine del vocabolario, che insisteva sul rispetto del significato di una parola, e di mettere l’accento al posto esatto per non alterarne il significato. Che cosa volete che vi dica, questo insegnamento a me è rimasto dentro, e non applicarlo mi pare anche di fare un torto a chi tanto si è battuto per il rispetto della nostra bella lingua italiana. Poiché il tema era proprio inerente al matrimonio, mi vado a spiegare.

Matrimonio, matrimòni in dialetto, poi una volta c’era anche il sensal de matrimòni, che era quello che si premurava di cercare marito a una ragazza e viceversa. Il termine risale al latino Mater, Matris, ossia Madre, ed è l’atto con cui l’uomo conduce a casa una donna perché divenga Madre, cioè generi figli. Il significato ritengo non lasci dubbio alcuno.

Stabilito che il matrimonio è fatto da una coppia, vediamo il significato di questo termine. Coppia è lo sviluppo dal latino copula, ossia legame, congiunzione, attaccarsi insieme.

Perché dunque avvenga un matrimonio-mater, bisogna che vi sia lo Sposo e la Sposa, parole originate dal latino sponsus, che è il participio passato del verbo spondère, col significato di promettere. Nel nostro dialetto meneghino, sposa si dice anche impromettùda, parola che rimarca il significato sopra detto. Vi lascio anche questi proverbi dialettali inerenti allo sposalizio: “pàn e nòs mangià de spos”, “fortunada quella spòsa se la prima l’è òna tosa”, “ quand la spòsa l’è fada tutti la voeuren”.

I due, una volta celebrate le nozze, sono marito e moglie. Moglie deriva dal latino Muliere, cioè Donna, assumendo poi il significato di donna maritata. Marito invece è di etimologia più incerta, dal latino dotto maritum, o da maris, maschio. Tuttavia la parola si vuole anche associata al linguaggio dell’agricoltura, dove l’espressione vuole indicare qualcosa che si attacca ad altro, esempio, l’edera alla pianta; come in “ulmi vitibus maritantur”. Moglie nel dialetto milanese si dice mièe, mentre marito, marì. Maritare, sempre in dialetto, è collocà, termine che la dice lunga.

Detti e facezie sulla moglie ne esistono parecchi, ve ne cito due nel nostro dialetto: “te voeutt che el metta la tèsta a casa? Dagh miee”, e “nò gh’è peg pastee che quell d’avegh òna cattiva miee”.

Se i due si sono sposati, hanno celebrato le nozze. Il termine deriva dal latino nuptiae, che è dal verbo nùbere, cioè velarsi, perché la sposa si recava a casa del futuro marito velata. Qui i modi di dire e i proverbi sono molti, se ne trovano in ogni regione d’Italia. Nel nostro dialetto meneghino, nozze si dice sposalizi.

Arrivati a questo punto, i due formano una Famiglia. Il termine deriva dal latino famulus, cioè servitore, comunità domestica, costituita, nell’età Romana, anche dai dipendenti e schiavi. Famèja è il nostro termine dialettale.

Dunque abbiamo un Padre e una Madre. Termini questi che sono di origine settentrionale, dovuta probabilmente, in epoca Carolingia, ai notai. Padre è dal latino Patre (m), e forse dalla radice PA, associata all’idea di trasmettere la vita nonché a quella dell’autorità. Madre è voce dotta dal latino matre (m), con il significato adottato in tutte le lingue di “ creatura che ha generato altre creature”. Nel nostro meneghino padre è pàderpapà, mentre madre è màdermàma.

Se sono Padre e madre è perché sono divenuti Genitori. Il termine è dal latino gìgnere, cioè generare, produrre. Dunque non posso essere un genitore se non genero in prima persona.

Genitori, perciò che hanno Figli. Questo termine prende origine da una radice FE/FI, ossia allattare, da cui: Figli = chi è stato allattato. Dalla radice FE deriva anche Fe-m-mina, che allatta. In milanese diciamo Fioeu, e quando vogliamo dire essere figlio della fortuna, diciamo così: vèss el fioeu de la gallina bianca.

Ho terminato questo excursus e soddisfatto la mia curiosità, spero anche quella di chi mi legge.

 Il Barbapedana

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