Parole manipolate: linguaggio adulterato

parole manipolateManipolare in termine figurativo significa “preparare qualcosa con raggiri, truffe”, diviene perciò un artificio adottato da quelle ideologie che non vogliono riconoscere la realtà per quello che veramente è, inventandone un’altra a proprio vantaggio. Demolire i termini “vecchi” poiché minano la possibilità di un nuovo pensiero, è il primo passo per creare una nuova realtà, ecco allora la nascita di nuovi termini artificiosi.

È questione indubbia che è la realtà delle cose che precede la parola, la quale da, alle cose, un nome che le rende reali.
La manipolazione avviene seguendo questo metodo:

  • Cancellando il termine. Ad esempio non parlando più di verginità.

  • Applicando una sostituzione linguistica o mutazione del linguaggio. Ad esempio definendo la deportazione degli ebrei, una”emigrazione controllata”, oppure affermare che l’essere umano nel grembo materno è solo un prodotto del concepimento. Invito a riflettere bene sul termine “prodotto”.

  • Togliere potenza alle parole. Un esempio: Amare non è il volere il vero bene dell’altro e donazione totale, ma è depotenziato a solo “moto emozionale”.

Gli esempi che si possono fare in merito sono moltissimi. Tuttavia, poiché lo scopo recondito riesca nel suo intento, è necessario far accettare da chi ascolta tale manipolazione e ovviamente, più il popolino è ignorante e debole culturalmente, più è facile.

Ecco allora che si ricorre a parole che colpiscono il lato emotivo, sentimentale, istintivo della persona in ascolto. Pensiamo all’abuso di parole come diritto, libertà, uguaglianza. Se ci fate caso, la parola “dovere” è pronunciata raramente, mentre è solo e sempre tutto un “diritto”, questo fatto condiziona l’opinione e l’operare di una popolazione. Il termine “libertà” è ultra abusato, molto spesso citato a sproposito e privato del suo vero significato che, come tutti ben sappiamo, non è fare tutto ciò che si vuole. Altra affermazione errata è quella che dice “siamo tutti uguali”, è vero invece che siamo tutti simili, ma non uguali, poiché ogni persona ha un proprio se unico.

È possibile che a qualcuno tutto ciò possa sembrare marginale ma esaminando più a fondo la questione si capisce di come la manipolazione del linguaggio possa nascondere un pericolo dittatoriale di chi vuole imporre la propria ideologia. Cambiare le parole per confondere e portare al dubbio, è il primo passo per far passare contenuti linguistici frutto di una furba e disonesta manipolazione studiata a tavolino, ecco allora la necessità di non essere superficiali ma di capire e analizzare bene il contenuto. Un altro slogan insensato che umilia il buon senso, è quello che afferma “vietato vietare”, basta essere dotati di un sano raziocinio per comprenderne l’insulsaggine. Altro slogan che inganna è l’affermazione “va, dove ti porta il cuore”, dove il termine cuore è associato a istinto. Una frase irresponsabile che porta a escludere la ragione, che è propria dell’essere umano e che merita la più doverosa attenzione. Da questo breve accenno s’intuisce benissimo che la questione è più seria di quanto non sembri, e lo diviene ancora di più se pensiamo all'inesperienza di vita dei bambini/e, pronti ad assorbire, nell'ingenuità della loro età, ogni cosa che è loro comunicata.

Prima di terminare tuttavia, voglio rilevare un altro aspetto, sicuramente meno deleterio di quanto esposto prima, ma che comunque è responsabile di una “perdita d’identità linguistica”, mi riferisco alla mania, soprattutto a livello politico o giornalistico, di abusare di terminologie inglesi. A volte non se ne ravvisa proprio la necessità, abbiamo una nostra lingua molto ricca e affascinante, seconda a nessuna, i cui vocaboli permettono di portare la scrittura, la poesia, la dialettica a un livello molto alto, non capisco perché ci si ostini a “scavare la fossa alla nostra lingua italica”. Si vuole raggiungere un linguaggio universale? Cosa auspicabile, ma allora ci si metta mano seriamente, sino ad ora l’unica realtà che è riuscita a mantenere un linguaggio universale è la Chiesa cattolica che, mantenendo al suo interno la lingua latina, realizza un linguaggio parlato e inteso dal clero di ogni continente.

Il linguaggio, la più grande potenzialità dell’essere umano, che merita rispetto.

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