Protesta animalista al Mifur 2012

protesta mifurMifur: Protesta animalista al Salone delle Pellicce.

Una ventina di animalisti capitanati dalla Lav (ente per la protezione degli animali) con la presenza dell’ex ministro Michela Vittoria Brambilla hanno presidiato domenica mattina davanti al salone internazionale MIFUR, la fiera che detta la moda dell’anno nel settore della pelle e della pellicceria.
Travestiti da conigli, e altri animali hanno sostato all’ingresso della fiera, e non appena qualcuno si accingeva ad entrare gli gridavano: “Vergogna!”
Questo nutrito gruppo di animalisti, molti dei quali giovani ragazzi e ragazze, hanno “occupato” l’entrata Est di Fieramilano, proprio in prossimità dell’ingresso del Salone MIFUR e armati di cartelloni e megafoni, hanno fatto sentire la loro protesta ai partecipanti della grande vetrina.
 A fargli da sfondo cartelli con fotografie piuttosto crudeli di volpi uccise.
Gli attivisti hanno anche esposto in una carriola le 50 mila firme raccolte a sostegno della proposta di legge depositata in Parlamento dalla stessa Brambilla che chiede espressamente di
''vietare l'allevamento, la cattura e l'uccisione di animali per ottenere pelli o pellicce nel nostro Paese, nonche' l'importazione, l'esportazione e la loro commercializzazione.”
Se verrà approvata dalle Camere, l’uccisione di animali da pelliccia  e la commercializzazione di  pelli di animali allevati o catturati in Italia diventeranno reati, puniti con la reclusione da 3 a 18 mesi e sanzioni pecuniarie fino a 5000 euro per ogni animale.
Per gli animali degli allevamenti in via di dismissione sono previsti il reinserimento nell’ambiente naturale o l’affidamento a strutture adeguate. Questa strada è già stata imboccata da molti Paesi europei. L’Olanda ha vietato l’allevamento delle volpi e dei cincillà (dal 1995); dal 2000 la Gran Bretagna ha bandito gli allevamenti in quanto ritenuti crudeli; anche Austria (dal 2004), Danimarca (dal 2009), Irlanda del Nord e Scozia (2003), Croazia (dal 2007), e la Bosnia hanno vietato l’allevamento di animali per la produzione di pellicce.
 Germania, Svizzera, Svezia e Bulgaria hanno adottato forti restrizioni.
"In nome del lucro, del capriccio e della vanità, 70 milioni di animali soffrono nelle gabbie degli allevamenti intensivi o sono strappati al loro ambiente naturale ed uccisi per produrre pelli o pellicce - spiega l'on.Brambilla - Bellezza ed eleganza non hanno nulla a che vedere con la sofferenza degli animali e diventano una vergogna se il sacrificio di creature viventi ne è il presupposto. Per questo - conclude - voglio dire a tutte le donne: non vestitevi di cadaveri."

Secondo dati illustrati da Brambilla, ''l'approvvigionamento di pellicce avviene per l'85% attraverso gli allevamenti e per il 15% da catture in natura. Dagli allevamenti europei provengono il 60% delle pellicce commercializzate nel mondo, piu' del doppio della produzione cinese (25%). I metodi usati sono quelli industriali, che consentono di massimizzare il profitto, senza alcun rispetto per il benessere animale''.

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