Sogni metropolitani e altre storie

sogni metropolitani a MilanoOrmai è mezzanotte suonata, ma il Sempione, ancora nel pieno delle proprie energie, lampeggia sferzato dai fanali delle vetture e bersagliato dalle insegne al neon, scandendo il ritmo della notte, del pensiero che lentamente muta in SOGNO.

La radio vibra nell’aria e mi tiene compagnia, mentre una brezza tiepida porta il mio sguardo su con sé, oltre l’asfalto, attraverso gli edifici, sopra i tetti, fino al cielo.

La città è sovrastata dall’infinito, dove un’armonia di musica e luce disegna creativi ricami sulla volta celeste. Già anche sopra la nostra Milano, caotica e frenetica, ogni tanto regna un diffuso bagliore.

“Seconda stella a destra questo è il cammino e poi dritto, fino al mattino […]”

Silenziose confidenti nel tempo della crescita, punto di riferimento per i dispersi in mare, le stelle sono sempre state preziose compagne di viaggio.

Giunti a questa considerazione, i volti di quelli che disgustati storceranno il naso mi appaiono ben definiti nella mente e m’ispirano un sorriso. Infatti, seppure la qualità del tema ci riporta dritti, dritti nel romanticismo più sfrenato, chi, anche tra i più cinici, potrebbe in onestà negare di aver consegnato a questo cielo almeno un sospiro?

Per salvare la dignità di chi con gran sdegno attribuisce queste sdolcinatezze demodé al poeta di periferia, si potrebbe osservare come il “sospirare al cielo” sia in realtà un gesto molto comune e, spogliandolo di ogni potenziale implicazione religiosa o culturale, questo viene spesso associato a frasi come la logora –Che fatica stare al mondo!-. Bene, Signori cinici: sollievo, stanchezza, attesa sono tutti sentimenti umani, che vergogna c’è nell’esprimerli con un semplice sospiro?

Con questa precisazione spero che sia chiaro intendere come, senza escludere nessuno, questa gestualità appartenga allora, molto più a buon diritto, al padre di famiglia che deve pagare il mutuo sulla casa e non sa come fare, al lavoratore/trice esausti dopo la solita intensa giornata, magari anche allo studente che non vede alcun orizzonte alla fine del proprio percorso, appartiene in genere all’Uomo che vive oggi e ha paura per il proprio domani.  In proposito, tante belle parole auliche sono state spese, tra le quali “Carpe diem”, amata dai più. Verissimo, tutto verissimo: bisogna essere presenti a se stessi in ogni momento della propria vita e gioire se necessario e rattristarsi se è il caso, ma rimaniamo splendidamente Umani e a fare i conti con il futuro non ci sono i filosofi né le frasi altisonanti, ci siamo Noi di carne e ossa e, nella più poetica delle immagini, anche di Spirito che i nostri tempi mettono, però,  a dura prova.

L’Uomo da sempre cerca il Cielo perché questa Terra spesso riserva severe delusioni, un po’ d’amarezza e parecchie difficoltà e oggigiorno, come non mai, ci troviamo dinnanzi montagne invalicabili o almeno apparentemente tali.

Guardo verso la notte che si divora la città e penso quanto sia preziosa per portare ristoro, ma spesso tanto inutile per restituire un po’  di quella serenità di cui tutti avremmo bisogno.

Ecco di nuovo risuonarmi il motivo di Bennato nella testa: “E ti prendono in giro se continui a cercarla, ma non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te”.

Non offro soluzioni, non vendo speranze. Io sono giovane, non conosco ancora le vie impervie della vita, ma un’unica cosa mi preme fare ed è mettere, ai pochi superstiti che giungeranno a leggere fin qui, il seme del dubbio: “Se esistesse l’Isola che non c’è, se un giorno i sogni del gelataio che voleva diventare pilota di F1 si potessero realizzare, se la cameriera diventasse cantante, se lo spazzino fosse pittore e il bottegaio musicista, non rimpiangereste di non aver creduto di più nei vostri sogni?”

In fin dei conti, in un’epoca in cui anche respirare per strada ha un suo prezzo, forse ciò che non ci costa davvero nulla è continuare a credere in noi stessi, nelle nostre potenzialità, nei nostri valori che sfidano il vento contrario, forse un giorno i Sogni creativi delle persone buone avranno la meglio su quelli distruttivi dei personaggi negativi.

Insegnamolo ai figli, insegnamo loro che Cenerentola con o senza fata avrebbe trovato il Principe, magari non azzurro, magari non principe, ma avrebbe trovato qualcuno pronto ad amarla perché aveva stoffa da vendere; i “Sogni son desideri di felicità […]” e, scusatemi se son brutale, ma non c’è vergogna né pudore nel sognare la felicità.

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