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Aiuti umanitari per l'Afghanistan: l'Italia che tende la mano

  • Giovanna La Mura

donne afgane

Dopo 20 anni seguiti all’11 settembre 2001 che ha seminato le radici del terrorismo islamico nella cultura occidentale con l’attacco alle torri gemelle, ecco che ci ritroviamo a parlare nuovamente di Afghanistan e dei talebani dai quali gli americani con la loro promettente operazione “Enduring Freedom” (in lingua italiana “libertà duratura”) in 20 anni di occupazione, non sono riusciti a liberarne il paese.

Visto come nei giorni successivi a Ferragosto hanno abbandonato la popolazione afghana al loro destino gettandola direttamente nelle mani dei loro aguzzini, che non hanno incontrato molte difficoltà a riprendere il lavoro di conquista dei territori intrapreso molti anni prima, viene da chiedersi se questa pace, questa tanto decantata libertà, l'idea stessa di liberazione ed esportazione della democrazia occidentale non sia stata solo un'estensione del "sogno americano" in un paese dove non ci sono le basi nemmeno per sognare.

Come in tutti i conflitti che avvengono in svariate parti del mondo è sempre la popolazione civile a rimetterci ed in questo quadro dipinto dai media redatti di testimonianze con foto e video che vedono la popolazione in preda al panico corsa all'assalto di aerei pur di non rivivere il terrore dei talebani armati che orgogliosi conquistano i palazzi del potere a Kabul, noi qui in Italia siamo rimasti osservatori sgomenti assaliti da ondate di notizie sconvolgenti che fanno ripiombare nella minaccia dei talebani e di quelle che saranno le ripercussioni per il mondo.

Umanamente non si comprende come si sia potuta abbandonare una popolazione ancora in estremo bisogno, lasciandola in preda agli stessi aguzzini dai quali si era promesso di liberarla.  

Sicuramente possiamo constatare che l’occupazione americana abbia aperto le porte, se non per la salvezza, per una nuova consapevolezza del popolo afgano e soprattutto delle donne che grazie a tante associazioni umanitarie occidentali sono riuscite a vedersi riconosciuto il loro diritto di esistere come tali ed alcune di loro sono riuscite anche ad emanciparsi.
Questo diritto però è stato nuovamente violato e minacciato rischiando di vanificare tutto il lavoro svolto e di riavvolgere il nastro della storia indietro di 40 anni.

In questo clima di incertezza e incredulità dove si leggono dichiarazioni discordanti degli studenti talebani che tentano, senza grande convinzione, di rassicurare il mondo sulle loro migliori intenzioni “nel rispetto della Sharia” (legge sacra islamica che racchiude libere interpretazioni), si teme per i bambini che vengono abbandonati perché in quell’orda caotica i genitori terrorizzati lanciano i propri figli oltre il confine pur di farli scappare, si teme per quelle donne che in questi anni di occupazione americana erano riuscite a guadagnare qualche timido diritto come uscire di casa a volto scoperto, vestirsi come volevano, studiare e sentirsi parte di una comunità che ha dato voce e forza alle attiviste in lotta per le donne in un paese dove esistere come femmina è insostenibile. 

Si ha paura per quelle famiglie che hanno appoggiato l’occupazione delle nazioni unite e che già vengono perseguiti casa per casa dai nuovi conquistatori.

In seguito a questo la popolazione che non vuole vivere sotto il regime talebano si precipita all'assalto degli aerei, pur di trovare una via di fuga per il proprio futuro, aggrappandosi con tutte le forze alle "ali della libertà" abbandonando tutto quello che hanno e rischiando di rimetterci la vita.  

Adesso molte attiviste sono state costrette a fuggire dal paese e la paura più grande per l'Europa e l’Italia sarà l’ondata migratoria che seguirà questo disastro.

donneconburqa

Associazioni Umanitarie per aiutare l'Afghanistan

In Italia tutti tendendo una mano e molte organizzazione di volontariato operanti direttamente sul luogo già lo facevano ed ora più che mai si sentono addosso il peso di dover salvare più persone possibili in poco tempo, prima dello scadere del 31 Agosto quando il paese verrà definitivamente abbandonato dalle forze armate americane ed entrerà in pieno possesso degli estremisti.

L’Anci (Associazione Nazionale Comuni italiani) si è messo a disposizione con l'ampliamento della rete Sai (Sistema Accoglienza Immigrazione) per muoversi concretamente ad accogliere quelle famiglie che hanno collaborato con i soldati italiani e che temono rappresaglie da parte dei talebani. “Noi sindaci con le nostre comunità siamo pronti a fare la nostra parte” ha ribadito il sindaco Matteo Biffoni, delegato ANCI per l’immigrazione.

L’iniziativa #unastanzaperunadonnaafgana proposta dall’associazione Ong di Segrate, Cooperativa sociale Il Melograno sta cercando di coinvolgere quante più famiglie possibili tra volontari e altre cooperative per aprire le porte di una stanza di casa propria per una donna afgana in fuga dall'Afghanistan. L’associazione nata nel 1999 formata da lavoratori volontari da sempre impegnati nel sociale che corrono in aiuto di quella parte di popolazione più disagiata si pone l'obiettivo di ospitare per un periodo di circa tre mesi le donne afgane che chiedono asilo nel nostro paese. Per ulteriori informazioni sulla iniziativa e se interessati a diventare famiglie ospitanti, scrivere al seguente indirizzo afghanistan@ilmelograno.it.

Per aiutare dall'Italia le associazioni umanitarie ci si può rivolgere a Women for Women International che ha lanciato una campagna di Emergency per aiutare le donne. 

L’associazione Pangea Onlus con il progetto “Afghanistan” da sempre al fianco delle donne afghane continueranno anche in questa situazione difficile ad aiutarle.

L’Associazione Nazionale Magistrati lancia una raccolta fondi che si terrà fino al 15 settembre e per il quale  è possibile fare una donazione tramite bonifico bancario (IBAN IT51O0329601601000066444695), intestandolo all'associazione e scrivendo la causale “Raccolta fondi Afganistan” come indicato direttamente sul sito associazionemagistrati.it

Il ricavato verrà poi impiegato per aiutare Emergency e la Croce Rossa Italiana che si stanno impegnando a salvare più persone possibili sul posto.

Il Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afgane (Cisda) da sempre a fianco delle donne e delle bambine in Afghanistan da Milano raccoglie fondi per sostenere l'emergenza.

Tra gli altri ponti umanitari ai quali è possibile fare donazioni c'è  l’UNHCR (Agenzia Onu per i rifugiati) che rilancia la campagna fondi già attiva per non dimenticare i bisogni umanitari dell’Afghanistan.

In occidente ci sono donne e uomini fortunati, tutelati da un sistema di leggi che regolano e difendono  la popolazione, leggi alle quali è possibile anche ribellarsi. I bambini e le donne afghane non hanno mai avuto questi diritti ed ora perderanno anche la consapevolezza che con fatica in questi anni si sono guadagnati. La religione non dovrebbe mai essere un capro espiatorio per giustificare la violazione dei diritti umani ed è quello che adesso sta accadendo in nome della Sharia.

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