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Cattolici veri e cattolici fasulli: riflessioni sulla coerenza della fede

Cattolici veri e cattolici fasulli

Come mai questa divisione? Perché, seguendo ciò che accade nel nostro tempo, sentire personaggi di un certo rilievo — politici e non — dichiararsi cattolici e poi fare scelte e comportarsi esattamente all’opposto comincia a darmi parecchio fastidio. Poiché sono una persona a cui piace la chiarezza e la coerenza, con questo articolo desidero mettere a fuoco le differenze tra “veri” e “fasulli”.

Una breve precisazione mi pare opportuna. Il Concilio Vaticano II afferma che la Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica, fondata da Gesù Cristo, a cui appartengono tutti i cristiani battezzati. Il termine cattolico compare per la prima volta con Ignazio di Antiochia e significa “universale, secondo il tutto”. La dottrina di riferimento è esposta nel Catechismo della Chiesa Cattolica, la cui ultima edizione è stata redatta sotto il pontificato di san Giovanni Paolo II.
Ora, essere cattolici non è un obbligo, ma una scelta, si spera consapevole. Se la scelta è davvero tale e amata, è auspicabile che lo sia anche la coerenza con la sua dottrina.
Esaurita questa breve premessa, entro nel tema per chiarire alcuni comportamenti poco coerenti.cattolici dibattito mf ia

Il “cattolico adulto”

Questo termine fu coniato alcuni anni or sono. Ricordo politici che se ne facevano (e si fanno) vanto, salvo poi — a ben vedere — esserlo solo di nome. Secondo costoro, chi non la pensa come loro non sarebbe una persona adulta?
Un altro, a mio avviso, grave comportamento di questi cattolici “adulti” è separare la vita privata e pubblica dalla dottrina cattolica. Ho sentito affermare espressamente che una cosa è, per esempio, andare a Messa e ascoltare il Vangelo; un’altra è la vita sul lavoro, nella politica, nella finanza e via dicendo. Ecco, qui è chiaro cosa intendo per cattolico fasullo: forse “cattolico adulto”, ma non certo adulto cattolico.

Il cattolico che si adegua alla cultura dominante

Ossia un cattolico fasullo, debole e “pecorone”, che segue la moda per stare al passo coi tempi. Talvolta pretende persino di modificare le parole pronunciate da Gesù, sostenendo che fossero valide solo per gli uomini e le donne di allora, quindi oggi andrebbero adattate. È come se un nonno insegnasse al nipote a essere onesto, sempre, e poi — morti i nonni — qualcuno dicesse: “Era adatto ai tempi loro, ma oggi…”.

I cattolici fai-da-te

Sono numerosi: pensano, e mettono in pratica, che l’essere cattolici sia affare loro e che la propria “cattolicità” si gestisca a seconda della convenienza del momento. Più fasulli di così!

I cattolici del dialogo a ogni costo

Per costoro l’importante è dialogare, costi quel che costi, anche quando ciò — pur di evitare divisioni — li porta a tacere verità oggettive, confermate dalla ragione e insegnate dalla Chiesa, arrivando talvolta a lasciare la parola ai non credenti che diventano “maestri” delle loro verità. Vale la pena ricordare che quando san Francesco si recò dal Sultano, parlò con chiarezza di Gesù e del suo Vangelo: nessun compromesso, e il Sultano ne apprezzò la sincerità.

I cattolici del dibattito

Questo tipo di cattolici afferma che la verità forse esiste, ma l’essere umano non può conoscerla; dunque la verità “non esiste” e tanto meno la possiede la Chiesa. Secondo loro la verità si rinnova continuamente e, grazie alla dialettica, si compongono diverse posizioni per arrivare a una sintesi “accettabile da tutti”. Questo porta facilmente alla “caduta della Torre”.

I cattolici ignoranti che vogliono sentenziare

Qui “ignorante” significa, com’è ovvio, chi ignora. La regola saggia nelle discussioni è: per discutere è necessario sapere di cosa si parla — in ogni campo, scientifico, religioso o altro. Questo tipo di cattolici rischia, con il proprio comportamento, di confondere e disorientare non solo se stesso, ma anche i più semplici.

I cattolici indulgenti con il male

Sostengono che il male non si combatte, ma si deve regolamentare, dialogando con esso e, se necessario, scendendo a patti. Chi compie il male va capito e giustificato — con buona pace di chi il male lo ha subito. (Il discorso sul male è, ovviamente, molto più complesso.)


Non proseguo oltre. Questo scritto vuole sollecitare una riflessione, soprattutto su cosa significhi essere coerenti.

  • Ultimo aggiornamento il .