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CORONAVIRUS: prime cure domestiche decisive per l'evoluzione della malattia

  • Mirella Elisa Scotellaro

Dalla comunità scientifica regole chiare per il paziente, e importanti indicazioni per il medico di base.coronavirus mascherina pix

Le conoscenze acquisite negli scorsi mesi dagli studiosi permettono di indicare al “paziente-COVID” atteggiamenti iniziali che possono risultare determinanti per un decorso morboso favorevole. Lo rivela un documento messo a punto per i medici di famiglia dal Prof. Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Negri e dal Prof. Fredy Suter, responsabile del reparto di malattie infettive all’Ospedale di Bergamo. 

I contenuti del documento, ampiamente illustrati sul quotidiano La Repubblica, sono qui ripresi e posti a confronto con altre risultanze scientifiche di cui si propone una sintesi. Alla base vi sono semplici e precise norme di buon senso che il malato deve seguire fin dall’esordio dei sintomi, ma anche la definizione delle prime cure in casa che possono scongiurare il rischio di un successivo ricovero in ospedale. 

La regola fondamentale è la “tempestività” con cui si deve affrontare l’infezione; quindi, mai aspettare per giorni il tampone o la visita del dottore senza fare nulla. Il motivo è nelle tempistiche, purtroppo strettissime, con cui evolve la patologia stessa: nelle prime 48/72 ore inizia l’ascesa della carica virale, nei seguenti 4/7 giorni la carica virale si intensifica fino a manifestarsi con febbre e tosse, e a questo punto può rapidamente sopravvenire uno stato infiammatorio acuto a carico dell’apparato respiratorio per effetto di una possibile “tempesta di chitochine”, vale a dire una risposta immunitaria pericolosa per l’organismo. 

L’assunzione di un antipiretico come il paracetamolo (ad es. la nota Tachipirina) non è sempre consigliabile stando al documento Ramuzzi-Suter, posto che uno studio della Società di Farmacologia francese rileva come, in caso di stadio morboso avanzato, questo farmaco può rivelarsi addirittura controindicato poiché in grado di sottrarre all’organismo una sostanza, il “glutatione” (cioè un antiossidante prodotto dal fegato), che invece ha un ruolo nella difesa contro il virus. 

Contattare il medico curante e riferire immediatamente l’insorgenza di alterazione della temperatura corporea associata a problemi respiratori è fondamentale per valutare l’eventuale ricorso all’assunzione di Antinfiammatori “inibitori della ciclo-ossigenasi 2” (o COX-2 inibitori)” in dosi da 400 mg il primo giorno, e poi 200 mg (fino a max 400 mg) al dì per i giorni seguenti; in alternativa, può essere usato il Nimesulide in dosi quotidiane di 100+100 mg per una decina di giorni, la cui attività terapeutica contro gli stati flogistici cagionati da Coronavirus è confermata da una ricerca pubblicata sull’International Journal of Infective Diseases

Con riguardo ai citati Antinfiammatori è bene sottolineare che essi non ricomprendono tutte le possibilità di cura, ma solo talune soluzioni ad oggi fra le più diffuse e verificate, fermo restando che le notizie contenute nel presente articolo, per quanto tratte da pubblicazioni di carattere scientifico, hanno finalità puramente informativa, sono suscettibili di continui aggiornamenti, ed escludono tassativamente ogni ipotesi di “automedicazione” sia per i possibili effetti collaterali dei farmaci indicati, sia per le interazioni di questi con altre medicine eventualmente assunte dal paziente. Deve intendersi perciò che l’impiego degli antiflogistici è rigorosamente vincolato ad insostituibili responso e prescrizione del medico.

Alquanto controverso nelle terapie anti-Covid 19 è l’utilizzo dei corticosteroidi (si tratta di cortisonici come ad esempio il desametasone o il prednisone) che, stando alle risultanze di alcune autorevoli ricerche, sarebbero riservati purché in dosi moderate (ad esempio, desametasone max 6 mg al dì per 10 giorni per pazienti dai 40 kg in su, oppure prednisone max 40 mg al dì) esclusivamente ai casi più complessi, sotto strettissima osservazione medica e di solito in ambiente ospedaliero. 

Detta impostazione metodologica è confermata anche da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che nella sua scheda informativa testualmente riporta: "L’uso dei corticosteroidi è raccomandato nei soggetti ospedalizzati con malattia Covid-19 grave che necessitano di supplementazione di ossigeno, in presenza o meno di ventilazione meccanica (invasiva o non invasiva)". Si tratta, del resto, di raccomandazioni perfettamente in linea con quelle delle massime istituzioni sanitarie mondiali quali EMA (European Medicines Agency), OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), IDSA (Infectious Diseases Society of America), NIH (National Institute of Health) e USCDC (United States Centers for Disease Control and Prevention).

Per combattere la febbre, secondo alcuni studiosi tra cui i professori Remuzzi e Suter - ma anche secondo uno studio pubblicato su Anesthesia and Analgesia - in luogo del paracetamolo può essere in via preferenziale impiegata l’Aspirina, dotata di attività antinfiammatoria (che il paracetamolo non possiede, essendo un analgesico/antipiretico), la cui somministrazione è posta in relazione con un minor ricorso alla terapia intensiva, nonché un più basso tasso di mortalità.

Quanto all’Eparina, può essere utilizzata a basso dosaggio nei malati-Covid costretti a letto o con ridotta mobilità, oppure con problemi di eccessiva coagulazione, mentre gli Antibiotici non debbono essere usati se non in presenza di conclamate complicanze batteriche.

Strumenti essenziali da tenere in casa nella prevenzione e nella cura del Covid 19 sono un termometro, per controllare che la temperatura corporea non superi i 37,3 gradi, e un saturimetro (altrimenti detto pulsossimetro) per verificare che le percentuali di ossigenazione nel sangue non scendano al di sotto del 95%. Entrambi i dispositivi sono reperibili in farmacie o parafarmacie a prezzi accessibili, e sono di facile utilizzo. 

E’ buona norma, infine, controllare nel paziente i livelli di Vitamina D onde assicurarsi che l’organismo non ne sia carente, data la funzione regolatrice di questa vitamina nello svolgimento dei processi immunitari attraverso l’attivazione di alcuni mediatori. 

 Nota bene: l’articolo, avente finalità informativa, in nessun caso è sostitutivo di valutazione e prescrizione medica. 

Mirella Elisa Scotellaro

Fonti: pubblicazioni a carattere sanitario e scientifico.

Immagine: Pixabay.com

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