Cortina, vigilante muore durante il turno in un cantiere olimpico: disposta l’autopsia

Cosa è successo nella notte dell’8 gennaio
Nella notte dell’8 gennaio 2026, Pietro Zantonini, un uomo di 55 anni, ha perso la vita durante un turno di vigilanza notturna in un cantiere legato alle opere per i Giochi Invernali Milano-Cortina 2026. La tragedia è avvenuta a Cortina d’Ampezzo, nel bellunese.
Il vigilante era in servizio presso lo stadio del ghiaccio, uno dei siti simbolo della competizione. Le condizioni operative erano estreme: nella zona le temperature sono oscillate tra gli -11 e i -16 gradi. L’allarme è scattato all'alba, quando i colleghi, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, hanno scoperto il corpo ormai privo di vita.
Le cause del decesso restano da accertare: l'ipotesi principale è quella di un malore fatale aggravato da un possibile quadro di assideramento, ipotesi che solo l’esame autoptico potrà confermare o smentire.
Le parole della famiglia e dell’avvocato
La famiglia della vittima, profondamente scossa da quanto accaduto, ha presentato una denuncia formale all’Autorità Giudiziaria, chiedendo di fare piena luce sulle circostanze in cui è maturata la tragedia e sulle condizioni di lavoro a cui il loro congiunto era sottoposto.
In seguito a questa denuncia, la Procura ha disposto il sequestro della salma e l’esecuzione dell’autopsia medico-legale, con l’obiettivo di accertare in modo preciso le cause del decesso e ricostruire il contesto operativo: durata del turno, modalità di servizio, temperature effettivamente registrate, eventuali aree riscaldate a disposizione e dotazioni di protezione individuale.
Secondo quanto riferito dai familiari, il lavoratore avrebbe più volte manifestato preoccupazioni per i turni notturni prolungati, svolti in esterno e al freddo, e lamentele per quella che considerava una carenza di tutele adeguate rispetto al rischio legato alle basse temperature e alla fatica del lavoro notturno.
La famiglia, assistita dall’Avv. Francesco Dragone del Foro di Lecce, chiede che nessuna morte sul lavoro venga trattata come un fatto privato o inevitabile, ma che venga affrontata come un tema collettivo di responsabilità e prevenzione, soprattutto quando si parla di cantieri e servizi collegati a grandi eventi internazionali.
Sicurezza sul lavoro e grandi eventi: il nodo dei cantieri olimpici
La vicenda di Cortina riporta al centro dell’attenzione il tema, purtroppo attualissimo, delle morti sul lavoro e della sicurezza nei cantieri legati ai grandi eventi. Nel giro di pochi giorni, in Veneto si contano più episodi tragici che hanno coinvolto lavoratori in servizio, tanto che rappresentanti istituzionali locali hanno parlato di una situazione «inaccettabile» e di un’emergenza da affrontare con urgenza.
I cantieri connessi alle opere per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 – tra infrastrutture, impianti sportivi e servizi collegati – rappresentano un banco di prova importante non solo per la capacità organizzativa del Paese, ma anche per il livello di tutela effettiva garantita ai lavoratori impegnati, spesso in condizioni climatiche estreme o in orari particolarmente usuranti.
La domanda che la famiglia e l’opinione pubblica pongono è semplice, ma decisiva: era davvero tutto il possibile stato fatto per garantire condizioni di lavoro sicure e rispettose della dignità del lavoratore? Su questo punto sarà chiamata a rispondere l’indagine della Procura di Belluno, che dovrà valutare eventuali responsabilità o omissioni.
Reazioni delle istituzioni e indagini in corso
La morte del vigilante ha suscitato reazioni anche a livello nazionale: il Ministero delle Infrastrutture ha chiesto un approfondimento completo sulle circostanze dell’accaduto, mentre le istituzioni locali hanno espresso cordoglio e preoccupazione per quanto successo alle porte di un evento globale come i Giochi olimpici invernali.
Al momento, il cantiere in cui l’uomo stava lavorando non risulta direttamente gestito dalla società pubblica incaricata delle principali opere olimpiche, ma resta inserito nel quadro complessivo degli interventi legati a Milano-Cortina 2026. Proprio per questo la richiesta di trasparenza è ancora più forte: l’obiettivo, per la famiglia e per i tanti che seguono la vicenda, è evitare che la responsabilità si perda in un intreccio di appalti, subappalti e società di servizi.
L’esito dell’autopsia e degli accertamenti tecnici, insieme alle testimonianze dei colleghi e dei familiari, sarà centrale per stabilire se siano state rispettate tutte le norme di sicurezza e se le protezioni messe a disposizione del lavoratore – dall’abbigliamento termico ai punti di ristoro al caldo – fossero adeguate al contesto di lavoro a temperature così basse.
Perché questa vicenda riguarda anche Milano
Anche se la tragedia è avvenuta a Cortina, la storia di Pietro Zantonini parla da vicino anche a Milano e alla Lombardia, cuore organizzativo dell’altro polo dei Giochi invernali 2026. I lettori milanesi e lombardi seguono con attenzione l’evoluzione dei cantieri olimpici e, allo stesso tempo, vivono quotidianamente il tema della sicurezza sul lavoro, tra grandi infrastrutture, logistica, servizi e industria.
Quando un lavoratore muore durante il turno in un cantiere legato alle Olimpiadi, la domanda che dovremmo farci tutti è se il modello di sviluppo che stiamo costruendo – basato su eventi globali, tempi serrati e gare d’appalto al ribasso – sia compatibile con un reale rispetto della vita e della salute di chi lavora.
Raccontare questa vicenda significa anche ricordare che dietro ogni grande evento ci sono centinaia di persone che lavorano di notte, al freddo, spesso lontano da casa, per garantire che tutto funzioni. Ed è proprio in questi contesti che il livello di controllo, prevenzione e responsabilità deve essere massimo.
La richiesta della famiglia – che questa morte non venga “normalizzata” né considerata il tragico prezzo da pagare per la riuscita dei Giochi – è un appello che va oltre il singolo cantiere di Cortina e chiama in causa l’intero sistema delle tutele sul lavoro nel nostro Paese.
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