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Curarsi in Campania è diventato quasi un lusso: intervista al vice presidente di medicina democratica dottor Paolo Fierro

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Curarsi in Campania è diventato quasi un lusso: chi ha le potenzialità economiche può accedere tranquillamente alle cure sanitarie presso strutture private, al contrario chi non le possiede è costretto a rinunciare alla propria salute.  Aspetto  triste, se pensiamo che il diritto   alla salute è sancito nell’articolo 32 della nostra costituzione e che tutti i cittadini dovrebbero  beneficiarne.

La politica  rimane  in silenzio davanti ad un problema che cresce di anno in anno e con l’arrivo della pandemia, la situazione sanitaria in Campania è  peggiorata per la sospensione   delle visite ambulatoriali.

Abbiamo voluto chiedere al Dottor Paolo Fierro, rappresentante di medicina democratica.

Dottor Fierro, lei è in prima linea insieme a tanti che si battono per il diritto alla salute di tutti i cittadini.

Come descriverebbe la  sanità in Campania?

Grave! Dai tanti discorsi che spesso sento in posta durante una semplice attesa, alla parola  " Sanità" ,segue una serie di lamentele che più o meno  suonano tutte così :"  De luca ( il presidente) ci racconta menzogne quando dice che siamo messi meglio di altri!

Da gennaio a settembre puoi prenotarti per una visita ,pagando il ticket aspettando  tre o quattro mesi per averla , poi finiscono i soldi per la convenzione e da settembre in poi aspetti altri tre  oppure  quattro mesi  per farti una TAC o un'ecografia ,dal gennaio successivo. Infine il covid,  pure questo strazio è saltato e adesso  devi solo pagare di tasca tua per tutto!".

E' solo una lamentazione qualunquistica?  Le solite chiacchiere dei perditempo?

Posso garantire   che un solido fondamento in quelle chiacchiere c’è, anzi  consiglierei a tutti i governanti, dei vari livelli, di fare un paio di volte all'anno la fila alle poste  o un viaggio in metro , per sentire quello che dice la gente. La gente come noi, intendo, non quelli che se non pensano  al costo della benzina, dei parcheggi  e delle assicurazioni  e girano solo  in auto di rappresentanza.

La descrizione dei tempi d'attesa, delle convenzioni e dei costi che si evince dalle chiacchiere è  piuttosto precisa , bisogna andare a guardare i dati ufficiali  degli istituti di ricerca accreditati per verificare quanto sia vera e se ci sia tanto altro.

La situazione valutata con i dati ufficiali  è ancora peggiore dell'impressione : i dati ISTAT nazionali, raffrontati con quelli regionali ci dicono che ogni cittadino campano ha un'aspettativa di vita di 2 anni in meno rispetto alla media nazionale .

Dato peraltro comune a molte realtà del sud.

Guardando alle differenze territoriali, si nota che tale divario cresce di altri 2 anni  nelle province di Napoli e Caserta, che sono poi quelle più urbanizzate .

Si può continuare ad analizzare i dati e si scopre dal REC di Napoli che nelle periferie urbane il dato peggiora ulteriormente.

Come mai questi dati negativi emergono proprio nelle aree  metropolitane dove invece ci sarebbero maggiori servizi ?

Qui si possono di nuovo  prendere in considerazione valutazioni ufficiali che possono essere quelle dell'agenzia Agenas.

Fece scalpore il rapporto Agenas del 2013 secondo cui  gli ospedali campani oscillano nella classifica nazionale ,relativa ad efficienza, competenza , professionalità e risultati di salute, tra la fascia media e quella più bassa . 

E qui si potrebbe obbiettare che sono criteri molto relativi ,per lo più improntati all'idea di efficienza aziendalistica ma se guardiamo un ultimo dato relativo invece alla mortalità evitabile MEV, si capisce che il problema è molto serio . La Campania da circa un decennio si attesta agli ultimi posti   insieme ad altre regioni del sud.

Come mai questa situazione?

Probabilmente, guardando i dati che ho esposto, qualche politico del Nord esulterà per avere finalmente la prova inoppugnabile della superiorità settentrionale rispetto al meridione incapace di far crescere e sviluppare le professionalità utili alla sanità e quindi alla salute dei propri cittadini.

Gli stessi dati relativi a vent'anni prima non erano così catastrofici.

Il problema quindi  è più complesso.

Sono state le politiche di lenta erosione del Sistema Sanitario Nazionale che hanno apportato dei danni gravissimi alle reti di assistenza sanitaria pubblica sia ospedaliera che territoriale.

Anzi si sono cumulate tre spinte negative che embricate insieme hanno avuto tali effetti.

Parlo della politica di austerity impostaci dall' Europa che di fatto ha bloccato i concorsi pubblici per più di un decennio, dei piani di rientro che ogni regione ha dovuto fare per recuperare i debiti accumulati negli anni precedenti, per la qual cosa solo a Napoli e provincia si son chiusi una decina di ospedali e dimezzati i servizi, e poi la deleteria politica di regionalizzazione spinta che di fatto ha frantumato il SSN in tante realtà separate ma specialmente ha sancito la differenza dei diritti dei cittadini su base regionale . Nessuno può dimenticare il meccanismo di ripartizione dei fondi per la salute inserito da Calderoli che volutamente favoriva le regioni del Nord per via della prevalenza della popolazione anziana. Come è possibile che non si sia considerata la grave differenza tra gli indici di vulnerabilità sociale e materiale delle   regioni del Sud e quelle del Nord nell'approvazione di tale normativa?

Allora capita che gli ospedali meridionali e quelli campani in particolare vengono svuotati di personale e di strumentario, di servizi e quindi di capacità di cura.

La pandemia ha influito?

Sicuramente c'è stato un peggioramento delle condizioni generali di assistenza ma il problema covid  ha mascherato le gravi deficienze . Anzi si sono verificati due paradossi : da un lato si sono sbloccati i concorsi di assunzione dopo più di 10 anni di blocco ma la stragrande maggioranza delle risorse umane è stata dislocata sul fronte COVID , dall'altro le norme anti pandemia hanno bloccato le attività ambulatoriali, i ricoveri ordinari, l'assistenza domiciliare . Inoltre si è inaugurata la tattica della fisarmonica secondo cui, per evitare di ricadere nelle zone rosse o arancioni, si aumentava sulla carta i posti Covid   svuotando le strutture territoriali dell'assistenza ordinaria per trasformarle in centri Covid , non fa niente che poi erano sguarniti di personale . In qualche modo    la pandemia ha coperto le vecchie carenze e ne ha create di nuove,  però non compaiono perché  l'attenzione è tutta rivolta alla pandemia.

Tanti sono i cittadini che per cause economiche non riescono ad accedere alle cure mediche per salvaguardare la propria salute.

Lei insieme a tanti altri di medicina democratica si sta battendo per un diritto alla salute accessibile a tutti i cittadini.

C’è una grave carenza di medici di base, figura di riferimento soprattutto nei piccoli centri abitati, mentre nelle zone più interne,   molti presidi ospedalieri sono chiusi a causa di tanti  tagli fatti sulla sanità.

Come faranno tanti cittadini ad affrontare la cura e soprattutto l’emergenza?

Già nel periodo pre-covid   c'è stato un progressivo allontanamento dalle cure degli strati popolari della regione  per i quali pure i costi dei ticket erano insopportabili . Questo è stato chiaramente denunciato sui giornali locali e nazionali da esperti del ministero ( Ricciardi) senza che peraltro si sia apportata alcuna modifica ai meccanismi che innalzano la soglia di accesso ai servizi. Con la pandemia si è avuto un vero e proprio black  out  e la caduta dei rapporti  seppur minimi con la medicina territoriale:  nelle fasi più dure oltre a correre al pronto soccorso per le situazioni gravi, la gente si è curata con il passa parola , il fai da te, internet e i consigli degli amici . Ma parliamo sempre di una fascia privilegiata: tantissimi anziani senza mezzi sono stati abbandonati.

Ad oggi la situazione sanitaria in Campania si ancora più aggravata. Secondo lei quali potrebbero essere le  maggiori soluzioni a tutto questo?

Credo che, alla luce di quanto accaduto in Campania ma anche in tutta Italia ( La Lombardia neanche ne è uscita bene  dalla pandemia) , sia necessaria una profonda riforma che investa tutto il sistema sanitario che prima di tutto deve ritornare Nazionale. Inoltre , vista la centralità della medicina territoriale, a mio avviso bisognerebbe istituire i dipartimenti distrettuali con medici tutti dipendenti che rientrino in piani di salute organizzati e diretti come un ospedale  .

Allo stesso tempo gli ospedali, che sono rimasti all'impianto della legge Mariotti, aggravato da storture aziendalistiche, devono essere collegati ai dipartimenti territoriali, non scissi da essi , perché  un programma di salute deve essere complessivo , omnicomprensivo , se vuole funzionare e specialmente deve avere finanziamenti corposi dallo stato . Cioè il contrario di quanto fatto sinora

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