Discorso di Sant’Ambrogio 2025: il richiamo di Delpini
Come ogni anno, in occasione della festività del patrono di Milano, Sant’Ambrogio, il vescovo Delpini, dalla Basilica del Santo, annuncia il suo messaggio alla città di Milano e, come mia usanza, ne riprendo alcuni passi permettendomi di dire la mia modesta opinione.
Inizia citando il passo evangelico di Matteo 7,24-27, dove Gesù descrive la differenza tra chi costruisce la propria casa sulla roccia e chi lo fa sulla sabbia, con le ovvie conseguenze. È chiaro che per “casa” si deve intendere “vita”. Allargando l’orizzonte possiamo vederci una città, una nazione, un continente, una identità.
Tre sono i punti che il Vescovo prende in considerazione:
Il primo: Minacce di crollo.
Il secondo: Io mi faccio avanti.
Il terzo: La casa non cade.
Entriamo adesso nel merito. In carattere più piccolo le mie osservazioni.
Minacce di crollo
- Ci sono minacce che insidiano la casa comune. Il sistema nel suo complesso sembra minacciato di crollo. (Credo che basti guardarsi attorno e considerare i fatti per temere che un crollo avvenga).
- Una generazione che non vuole diventare adulta: la paura del futuro. La crisi demografica, l’invecchiamento, lo svuotamento di antichi borghi fanno pensare a un declino inevitabile. (La paura del futuro e la crisi demografica rappresentano, a mio avviso, la vera preoccupazione. La paura spinge a “non osare”, “a perdere le speranze”, “alla rassegnazione” e questo atteggiamento è deleterio e perdente. La crisi demografica, in parte è la conseguenza della paura, e in parte legata all’egoismo e all’aspetto economico).
- Dobbiamo forse riconoscere che non siamo stati bravi maestri? Senza generalizzare né colpevolizzare, è però necessario riflettere, confrontarsi, pregare, cercare insieme, poiché la generazione adulta deve riconoscere che nello stile di vita e nel tono dei discorsi non trasmette ai giovani buone ragioni per desiderare di diventare adulti, di formare una famiglia e di avere figli. (Se rifletto attentamente non posso che condividere il suo pensiero. Facciamoci un serio esame di coscienza e ammettiamo alcuni errori legati a un vivere egoistico e, spesso, libertino; a discorsi che mancano di rispetto, che offendono, umiliano, generano odio; quando non c’è amore per la vita, quando si rappresentano spettacoli o si cantano canzoni pieni di malizia, di cattiveria e di odio, quando ci si fa corrompere, quando si parla e ci si batte solo per diritti tralasciando i doveri, quando si vuole e/o si pratica la “scelta dello scarto”, mettendo al bando gli anziani, i malati cronici, i poveri, eliminando una nuova creatura del tutto innocente e via elencando. Tutto ciò, ditemi, cosa può generare?).
- Vedo panico, rabbia, fuga, violenza, solitudine. La mancanza di speranza e di motivazioni genera sfiducia e smarrimento. Il fenomeno ha proporzioni drammatiche e troppe persone e istituzioni non ne sono adeguatamente consapevoli. E ci sono genitori, insegnanti, educatori che sono angosciati per la loro impotenza di fronte a giovani che non si sa come aiutare. (Qui il discorso si fa complicato e merita un articolo apposito, quindi non aggiungo altro).
- Città che non vogliono cittadini. (Le grandi città stanno vivendo un momento difficile sotto vari aspetti; interessi economici prevalgono a scapito delle persone).
- Un sistema di welfare in declino: la paura di essere ammalati. (Vale quanto ho detto poco sopra: finché è l’economia a dettare legge e tutto deve stare sotto le sue regole, le situazioni non cambieranno).
- L’intollerabile situazione delle carceri. (Altro grande problema di non facile soluzione, che può cambiare solo, a mio avviso, con un salto di qualità dell’essere umano verso il vero bene e l’amore per il prossimo, il creato e le sue creature. Senza questo “salto di qualità” non cambierà nulla).
- Il capitalismo a servizio dell’individualismo: l’indifferenza verso l’altro. Un capitalismo malato, unicamente a servizio dell’individualismo, ignora la funzione sociale e la responsabilità morale della finanza. (Anche questo è un “ismo” malato che deruba i poveri della loro dignità e non si cura del prossimo più indifeso e bisognoso: si assiste alla “società dello scarto”, di francescana memoria).
Io mi faccio avanti
- Si fanno avanti una coppia di sposi. Noi non saremo complici dell’infelicità dei nostri figli. L’amore sopporta sacrifici, drammi e cadute per continuare a essere famiglia. Rinunciamo a molte cose, ma non a vivere, a dare la vita. (Il matrimonio non è un contratto, è una scelta e un atto d’amore).
- Si fa avanti una o un sindaco, che si assume la responsabilità del bene comune, di una gestione onesta, disinteressata. (Purtroppo non è sempre così… basta guardarsi attorno).
- Si fa avanti il prete, l’insegnante, l’educatore. (Sono tre “missioni”, così come quella del medico, e non tanto tre modi di lavorare; purtroppo spesso non è così).
- Si fa avanti la o il responsabile di un carcere. In carcere non devono essere detenuti i malati. In carcere non devono restare inoperosi quelli che possono lavorare. Chi ha commesso un danno verso la società o verso le persone deve essere impegnato a riparare, non a fare ulteriori danni. (Mi riporto a quanto già detto in proposito).
- Si fanno avanti la o il commercialista, il notaio, l’avvocato… (Qui ci sarebbe da entrare più nel merito, ma lo spazio me lo vieta; tuttavia una cosa la voglio dire, e cioè che “non è vero che la Legge è uguale per tutti”: dovrebbe essere uguale per tutti. Infatti, se sei economicamente ricco… se invece sei economicamente povero…).
- Si fanno avanti il carabiniere, il poliziotto, il finanziere. Ho segnato il mio impegno con un giuramento e lo onorerò. Non mi lascio convincere da chi vuole corrompermi. (Indubbiamente una attività non facile e rischiosa per questi uomini e donne in divisa, dove i pericoli non mancano, neppure quello della corruzione che mina la “tenuta della casa”).
- Si fa avanti l’imprenditore, l’imprenditrice. Sono consapevole che la mia azienda, la mia attività, comporta una responsabilità sociale. (Essere consapevoli è indispensabile, ma non è sufficiente, se questa consapevolezza di agire per il bene dell’azienda ma anche di chi vi lavora non diviene poi pratica. Siamo al solito problema: se a comandare è l’aspetto solo economico… ).
- Si fa avanti il politico. Non sarò complice della rovina della casa. (Mi fermo a questa frase, poiché ci sarebbe da scrivere parecchio in proposito).
- Si fa avanti un giovane, una giovane. Mi faccio avanti io con i miei vent’anni di speranza e di energia. Ho delle idee e dei sogni. (Le premesse non mancano, bisogna realizzarle allora, mettendo però al bando la violenza, l’intolleranza, l’adesione a esperienze di vita deleterie e nefaste, e puntare e desiderare il vero bene personale e comune. È possibile? Certo che lo è, basta amare davvero il bene).
- Si fa avanti il cittadino comune. Io non voglio essere complice della caduta della casa, perché la casa comune è anche la mia casa. (E allora abbandona la paura, il perbenismo, il qualunquismo e vivi testimoniando con l’esempio la tua identità: io sono… io credo… io difendo… ).
La casa non cade
- La casa non cade perché ci sono persone che si fanno avanti per aggiustarla e renderla abitabile.
Con questa ultima frase pronunciata dal Vescovo mi fermo, nella speranza che davvero questa nostra Casa resti salda sulla roccia. Io cosa faccio? Cerco di fare il meglio che posso perché non cada.
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