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Dopo il Covid, come ripartire? Nulla sarà più come prima

Parlo già di dopo Covid nonostante i tempi non certo rosei? Certamente, anche perché tutto ha un inizio e una fine, quindi anche questa pandemia finirà, la speranza è che termini presto. (mentre ho scritto la parola covid mi è venuto sotto lo sguardo che il termine contiene "divo", e questo accidente si comporta proprio come un divo che vuole celebrità).

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A parte la parentesi si sente a volte dire: "quando finirà tutto tornerà come prima"; speriamo proprio di no, altrimenti questa calamità non ci ha insegnato nulla. Dovremo dire basta a un consumismo sfrenato e senza senso; basta a un comportamento che schiavizza la natura anziché rispettarla; basta a una economia fine a se stessa e che decide le sorti delle persone; basta a governi che penalizzano la sanità perché devono far quadrare i conti; basta a una finanza spregiudicata che calpesta ogni diritto; basta a una globalizzazione orba che calpesta le identità o dettata da interessi puramente di mercato, basta considerare l'uomo/donna/bambini/e solo merce, basta pensare di poter vivere senza leggi morali.

Dobbiamo ritornare a una socialità più genuina, libera da paraocchi e pregiudizi, a una bontà sana abbandonando il buonismo che non porta frutto né a chi lo pratica né a chi lo riceve. A una scuola che sia veramente educante e non solo nozionistica, più severa ma aperta verso ogni studente, che ha i suoi tempi e la sua personalità, la massificazione non è più da praticare.

Dobbiamo imparare a godere fino in fondo della bellezza delle cose, del creato, e dei beni che il lavoro e il risparmio offrono all'uomo; basta consumismo insulso che sterilizza quelle bellezze e che riduce l'uomo a consumatore. Proviamo a pensarci: più siamo indotti a consumare, e non solo in senso commerciale, meno gestiamo i nostri beni, meno godiamo di ciò che di vero conta e soddisfa. Ci riducono a essere una massa invitata solo ad acquistare, comprare, consumare e bruciare nel più breve tempo possibile, di modo che ricominci la rincorsa all'oggetto da consumare.

Che tristezza quando alla televisione facevano vedere code interminabili di persone, che magari hanno passato davanti al grande magazzino la nottata, per poter essere i primi ad acquistare l'oggetto reclamizzato all'esasperazione. Ma che senso ha? Che vita è? Rincorrere un oggetto, e poi? Non siamo ancora stanchi di quest'andazzo? Di una pubblicità asfissiante e irriverente, che non ha nessun rispetto per le persone, tanto è vero che quando qualcuno sta parlando viene interrotto perché c'è la pubblicità, o peggio ancora; è questa vita che vogliamo ancora?

Che bello ritornare a gustare le bellezze semplici ma che riempiono, che bello poter trascorrere il fine settimana in Famiglia con i propri figli, andare a spasso insieme, giocare con loro; che bello poter stare con i nonni che sono fonte e insegnamento di vita; che bello vivere la gioventù da responsabili e liberi, nel cuore, da condizionamenti e da falsi profeti che ti offrono un oro che nasconde veleno; che bello ritornare a riscoprire la solidarietà tra vicini, e che con il coronavirus a volte riemerge.

Ricordo ancora con piacere quando da ragazzino, vivendo in una casa di ringhiera, ci si aiutava tutti, nessuno era un'isola, si sapeva di poter contare su chi ci stava vicino. Perché non riprendere queste semplicità e smettere di essere solo dei consumatori? È possibile? Certo che lo è, basta volerlo. È assurdo pensare che la felicità sia data da un prodotto che si presenta accattivante, è un'offesa alla felicità, che è tutt'altra cosa, e non dipende da un prodotto o da qualcosa.

Allora lo slogan nuovo deve essere "nulla sarà come prima", perché questa pandemia ci ha insegnato a ritornare, a riprenderci la vera vita. Facciamo allora, e al diavolo il consumismo!

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