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Fracta Limina Onlus: fondazione al servizio dell’autismo, Intervista al dottor Alberto Rinaldi

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Migliorare la qualità della vita delle persone portatrici di handicap con una attenzione più specifica a chi ha disturbi da sindrome diautismo: è questo lo scopo principale della fondazione Fracta Limina Onlus nata nel 2018, con sede legale a Milano, in via Solferino n.7, a pochi passi dalla Stazione Garibaldi e il Castello Sforzesco di Milano.

Grazie all’aiuto di numerose famiglie e privati impegnati nel mondo del sociale, Fracta Limina si impegna a garantire a chi  è svantaggiato una vita dignitosa e piena di opportunità,  prefissandosi obiettivi specifici e a e garantendo un ambiente inclusivo.

Il Dottor Alberto Rinaldi, avvocato di professione, insieme alla moglie Simona, è uno dei tanti genitori socio fondatori.

Dottor Rinaldi, una fondazione molto importante per la città di Milano che si impegna a promuovere dei diritti e anche delle opportunità per chi spesso può rimanere nascosto.

Come nasce questo impegno e perché questo nome Fracta Limina?

Fracta Limina è una fondazione che nasce dall’iniziativa di alcuni genitori fondatori, fortemente voluta  da Alberto Basso e capitanata dal nostro Presidente Mario Ciummei.

Impegnarsi in prima persona, attraverso una fondazione, è stata per me e per mia moglie Simona un’esigenza personale che è maturata nel tempo. Da quando abbiamo ricevuto la diagnosi di autismo per nostro figlio Gabriele, abbiamo fatto di tutto per garantirgli una vita migliore possibile, attraverso un percorso educativo e riabilitativo molto strutturato e intensivo che gli permettesse di acquisire abilità e superare molti dei suoi limiti. Grazie a questo percorso che ha coinvolto noi in primis e tutte le persone intorno a noi, Gabriele ha raggiunto tappe fondamentali per la sua vita. Ora sa esprimersi, pur se con  poche parole, sa leggere, scrivere, contare, sa fare tanti sport, tutto in maniera molto semplificata ma funzionale. Purtroppo, però, non è del tutto autonomo.

Le persone con autismo, infatti, possono migliorare ma dall’autismo non si guarisce perché l’autismo non è una malattia ma una condizione personale molto particolare.

Quindi ci siamo sempre chiesti: cosa fare dopo? Come garantire un futuro dignitoso a nostro figlio?

Come genitore comprendi che tuo figlio e i ragazzi come lui possono fare passi da gigante e possono vivere bene nella nostra società dando qualcosa di sé, qualcosa di prezioso anche per gli altri, solo se accompagnati da persone competenti.

Noi e altri genitori ad un certo punto abbiamo trovato questa competenza negli educatori della cooperativa Fabula. I nostri ragazzi con loro trascorrono giornate piene di attività interessanti, e sport nei centri estivi, e riescono perfino a fare le vacanze senza genitori sperimentando percorsi di autonomia.

E’ stato allora naturale per noi unire le forze, metterci insieme ad altri genitori e alla cooperativa Fabula per spezzare i confini in cui spesso i nostri ragazzi vengono relegati, per superare i limiti della disabilità che sono in parte reali, ma in parte ingigantiti e imposti dalla società.

Fracta Limina significa proprio spezzare i confini e oltrepassare i limiti. E’ quello che desideriamo per i nostri figli e per tutti i ragazzi come loro, anche se ognuno è diverso e va rispettato per come è.

Un impegno per la disabilità con grande riguardo sull’autismo. Cosa rappresenta per voi questa attenzione?

Questa attenzione alla disabilità, con particolare riguardo all’autismo, è ragione e motore della nostra stessa vita. Abbiamo imparato a non nasconderci, a non vergognarci, ad osare, a parlare di disabilità e autismo, ad essere presenti in tutti i contesti di vita privata e pubblica, senza pretendere attenzione pietosa da nessuno, ma con la volontà di porci sullo stesso piano delle famiglie “normali” per far conoscere una parte della realtà umana che è stata per troppo tempo oggetto di esclusione, ignoranza, stigmatizzazione e sopruso. Ogni forma di disabilità  deve essere rispettata e deve poter vivere alla luce del sole. Noi riteniamo che possa essere la parte migliore di noi perché arricchisce il nostro orizzonte e ci insegna che accettare la diversità e a convivere con essa. Questa convivenza dà più sapore alla vita, le dona un senso speciale che altrimenti non avrebbe.

In concreto, dunque, la nostra attenzione e le nostre forze  si stanno dirigendo verso la realizzazione del  “Progetto Icaro”, un progetto sperimentale inclusivo, che prevede la costruzione di un grande centro di tipo  diagnostico,  riabilitativo,  diurno, residenziale e sportivo per  bambini, ragazzi e adulti con autismo, ma anche aperto al territorio e al mondo del lavoro, in collaborazione  con Enti pubblici e altre realtà private e pubbliche, che possa essere un faro e un approdo  per tutti coloro che hanno in famiglia una persona con autismo .

Lei è uno dei soci fondatori, quali sono gli obiettivi e che valore assume la parola inclusione?

Inclusione significa dare opportunità, dare strumenti di compensazione adeguati a chi parte da una situazione di svantaggio per raggiungere gli stessi legittimi obbiettivi di tutti i ragazzi: imparare, fare sport, diventare più autonomi possibile, avere amici, trascorrere momenti di convivialità e festa, acquisire abilità anche lavorative che possano essere messe a frutto. Non vogliamo che i nostri figli siano un peso morto per la società, ma che interagiscano con la società stessa attraverso i propri talenti e la propria sensibilità.

Spesso la disabilità può soffrire di una forte miopia da parte delle istituzioni.

Qual’ è il messaggio da parte di voi genitori e soprattutto dei ragazzi che potrebbero essere dimenticati da chi  dovrebbe fare garantire una vita dignitosa al pari con tutti gli altri cittadini?

Le istituzioni spesso sono latitanti, ma, laddove stimolate e pungolate anche dalle famiglie di questi ragazzi,  ci auguriamo possano dare un contributo essenziale. Speriamo di incontrare rappresentanti politici che abbiano una vera cultura dell’inclusione, che non passa solo attraverso l’adozione di provvedimenti normativi o amministrativi, o l’erogazione di fondi pubblici, ma si fonda sul far proprio uno sguardo diverso, che non è commiserazione, seppur compassionevole, ma pieno rispetto. Laddove questo non sarà possibile, ci faremo portavoce di un messaggio incisivo che possa cambiare loro le coscienze.

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