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Il caro gas: Analisi geopolitica

I consumatori europei pagheranno caro, per chissà quanto tempo ancora, il prezzo di questo arrogante pasticcio tedesco.putin gas

La decisione tedesca sul North Stream va infatti inquadrata nel contesto delle due aree critiche ai confini esterni dell’Unione, di frizione con la Bielorussia e di conflitto in Ucraina, che investono le più complessive relazioni con la Russia.   

Per un verso, c’è in corso la dolorosa vicenda dei profughi, bloccati ai confini della Bielorussia con la Polonia: al deciso diniego di Varsavia di accoglierli, il Premier Aleksandr Lukashenko ha minacciato di chiudere il gasdotto che trasporta il gas russo in Europa. La reazione tedesca, francese e di Bruxelles a favore di Varsavia è stata unanime e durissima, superando di colpo tutte le ruvidità che erano insorte di recente per via della rivendicata preminenza del diritto nazionale polacco su quello europeo.

Si è arrivati rapidamente alla emanazione di un quarto pacchetto di sanzioni contro Minsk, per punirla della strumentalizzazione che avrebbe fatto del principio di accoglienza per ragioni umanitarie che ispira da sempre l’Unione, usando le ondate migratorie al fine di destabilizzarla. Si sarebbero ripetute le tristissime vicende del  2015, quando file chilometriche di siriani in fuga dalla guerra civile percorrevano tra gli stenti la rotta balcanica al fine di raggiungere la Germania, meta agognata: dopo una prima dichiarazione di accoglienza, tanto inattesa quanto improvvida, la Cancelliera Merkel dovette volare alla volta di Ankara per chiedere al Premier Erdogan di trattenerli in Turchia, naturalmente dietro compenso a carico dell’Unione: pagare anche stavolta, e per di più Lukashenko, sarebbe stato inimmaginabile.

E’ stato necessario schierarsi compatti dalla parte di Varsavia anche per evitare che il suo isolamento provocasse un coinvolgimento politico e militare diretto a sua tutela non solo della Gran Bretagna, che pure lo ha fatto, ma soprattutto degli Usa e della Nato: i sogni di autonomia strategica dell’Europa sarebbero evaporati in un attimo. 

In pari tempo, Varsavia ha potuto misurare il proprio grado di debolezza, e la immaturità politica della prospettiva di costruire una nuova cintura antemurale verso Est: il Gruppo di Visegrad e la ipotetica congiunzione a sud con la Open Balkans, di cui fanno parte Serbia, Macedonia ed Albania, richiedono ancora molto tempo per consolidarsi. La prospettiva di aderire ad un esercito europeo sarà comunque deflagrante.       

Epperò, la vicenda dei profughi bloccati ai confini della Polonia ha già raggiunto uno scopo cruciale: quello di rendere manifesta la contraddittorietà delle reazioni in materia di immigrazione e di accoglienza da parte dell’Unione, che assiste inebetita alla costruzione di veri e propri muri alle frontiere, giusto quelli che aveva tanto condannato.

Non solo il Presidente del Consiglio Mario Draghi, co-Presidente alla Conferenza parigina sulla Libia, non si è potuto esimere dal sottolineare la insostenibilità della situazione italiana, ma lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha condiviso l’esigenza di elaborare una posizione comune al riguardo.

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