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Il Diritto al Natale: lettera a Matteo Salvini

lettera a salviniEgregio Onorevole,

come sempre la seguo con attenzione nelle sue dirette facebook e nei  suoi interventi televisivi, in cui lei pone l’attenzione sulle cause che vengono dal popolo, dalla gente comune, dal mondo delle partite iva.

Nelle ultime ore ha parlato del Diritto al Natale:

«Negare il Natale alle famiglie, ai genitori separati, ai disabili, agli anziani soli è una follia. Nessuno pensa a festoni ma chiediamo al Governo di mettersi una mano sul cuore e di non separare gli italiani perché il diritto al Natale è sacro e non si tocca».

Il giorno di Natale è il “momento” di ritrovo tra i cari e gli affetti, ma anche l’attesa di chi vive lontano dalle famiglie per motivi di studio, lavoro e altro. 

C’è una grossa parte del paese che vive una difficile condizione nella lontananza da decenni e che spesso si è trovata a non poter tornare a casa nemmeno nelle feste “canoniche” per svariate ragioni.

Se ne è sempre parlato poco, forse perché chi lascia la propria terra lo fa per scelta, e non per decreto, ma queste decisioni sono altrettanto dolorose, sofferte e spesso irreversibili.

Chi lascia il paesino, la città o la provincia perde la quotidianità, gli amici di infanzia, i colori e i sapori dei luoghi, non vede i genitori invecchiare.

Il classico pranzo della domenica è un momento sognato, che se va tutto bene coinciderà con il giorno di Natale.

Quando ero studente universitario nella città di Milano, con pochi soldi come tanti miei coetanei, vivevamo nei collegi universitari; tanti altri ancora lo fanno.

Dal collegio Paolo VI in zona Turro, all’opera di Cardinal Ferrari in zona Tibaldi, c’erano generazioni di studenti provenienti da tutto lo “STIVALE” , che vivevano in strutture con il coprifuoco.. oltre un certo orario non si poteva uscire e occorreva chiedere l’autorizzazione al direttore…

Chi infrangeva la regola, aimè, doveva trascorrere la notte in altri luoghi. Regole, regolamenti, o dittature “di collegio”, democraticamente accettate.

Chi era fortunato e aveva un parente in zona, aspettava l’invito per “la domenica”: era il giorno in cui potevi sederti tranquillamente a tavola, senza fare le code in mensa universitaria.

Potevi mangiare qualcosa di diverso e senza la fretta di dovere lasciare il posto ad un altro che stava arrivando.

Gli altri invece contavano quanti giorni “mancavano al Natale” su un calendario, o vivevano nell’attesa di quel giorno.

Ma ci sarebbero tante altre storie da raccontare: lavoratori fuori sede, studenti provenienti da paesi in guerra, oppure genitori anziani soli con figli lontani.

Racconti di sacrifici, momenti e domeniche perse. Ognuno di loro avrebbe avuto il diritto alla domenica con i genitori e con le rispettive famiglie, ma hanno accettato silenziosamente “questo sacrificio”.

Onorevole, il sacrificio di questo Natale, forse unico nella storia, non piace  a nessuno ed è una scelta dolorosa. Nessun politico e nemmeno il Governo sarà contento per questa decisione.

Si rinuncia a questa giornata per riprenderci le nostre vite in futuro.

Sarebbe facile entrare nelle maglie dell’impianto del dpcm per studiarne le incoerenze, ma il compito di un politico è quello di pensare non solo al momento, ma al futuro dei nostri figli…

Le consiglio di seguire la saggezza dei miei compagni di collegio: se a Natale non potevano “scendere”, alzando le spalle mi dicevano “ci rifaremo con la Pasqua”: la Resurrezione.

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