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L'Italia ai tempi del Covid-19 prima e dopo i "ristori" promessi da Conte

  • Agnese Pasquinelli

Partendo dall’inizio di questa pandemia che ha colpito il mondo intero, si può ben notare come anche aziende solide, dal punto di vista economico e non solo, abbiamo subito danni economici non indifferentimonete barattoli pix

Al fine di far fronte alle esigenze urgenti derivate dalla difilata diffusione del Covid, il presidente del Consiglio Conte (senza non poche incertezze), ha più volte annunciato, utilizzando toni che a parer suo sarebbero dovuti essere rassicuranti, la compensazione delle perdite economiche che sarebbe spettata a commercianti ed imprenditori a causa del lungo lockdown. 

Da quelle risonanti parole di tempo ne è passato e, stando alla testimonianza degli appartenenti alle categorie sopra annunciate, di aiuti se ne son visti troppo pochi; per non parlare poi di quelli arrivati soltanto a qualcuno. Cifre da far ridere, insufficienti anche per pagare le bollette dell’energia elettrica. Insomma, caro Presidente Giuseppe Conte, come la vogliamo mettere?

L’arrivo dei “ristori” : verità o menzogna?

A seguito delle numerose promesse di aiuti a sostegno della liquidità riguardanti i precedenti decreti, si è arrivati a dare il benvenuti ai “ristori”, una parola che fa, giustamente, discutere. 

Molte sono le categorie colpite e tante, addirittura non sono mai neppure state nominate all’interno della lista dei codici Ateco dei beneficiari dei contributi a fondo perduto. 

Inizialmente si parlava di decreto ristori relativo al DPCM del 24 Ottobre per le attività colpite da chiusure o limitazione, per giungere in breve tempo, al Decreto Ristori Bis del 9 Novembre, per intendersi quello legato alla decisione di suddividere l’Italia per colori (gialla, arancio e rossa), un po' come se si stesse giocando a Monopoli. 

Sono bastate circa due settimane per girare nuovamente le carte, giungendo al Ristori Ter, quale avrebbe garantito lo stanziamento di nuove risorse al fine di sostenere sia le attività economiche che i lavoratori delle stesse. Quest’ultimo, più attento dei precedenti, si ricorda di introdurre nella lista dei codici Ateco, i negozi di calzature delle zone rosse, dedicandogli dunque un ristoro apposito. 

Se pensavamo fosse tutto qui, la risposta è assolutamente negativa. E’ pronto un nuovo decreto, il Ristori Quater il quale l’esecutivo si appresta ad integrare con le nuove misure di intervento, per le quali si assicurano essere due miliardi di Euro per l’anno 2021. 

Giunti a ben quattro decreti ristori, mi piacerebbe ritornare al significato e sulla, contestabile, scelta dell’appellativo. Se si tratta di aiuti, perché non chiamarli con il loro nome? 

Il responso è molto semplice, in quanto la parola ristoro è una libera elargizione del buon samaritano nei confronti del viandante, come sottoscrive a chiare linee il Direttore Alessandro Sallusti nel suo fondo; quindi bisogna essere bravi nel capire, dato che non ci è dato sapere, quanto è celere e ampia la generosità di Conte nei confronti delle categorie colpite. Fosse stato utilizzato il termine “indennizzo” o “risarcimento” la questione diveniva più complessa, in quanto trattasi di cifre calcolate su parametri proporzionali alla perdita.  

Dati alla mano, ci troviamo di fronte dunque, non solo, ad una pandemia che sta continuando a mettere in ginocchio il Paese, bensì anche all’incapacità di chi dovrebbe governarci. 

Agnese Pasquinelli

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