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Lombardia, una doppia epidemia: due ceppi diversi di Coronavirus

due ceppi 1Secondo lo studio più ampio condotto finora sul sequenziamento del virus Sars-CoV-2 sarebbero almeno due i ceppi circolanti da metà gennaio.

Parlando dell'epidemia Coronavirus che ha colpito così pesantemente la Lombardia, ufficialmente da metà febbraio. Il presidente del Policlinico San Matteo di Pavia Alessandro Venturi, già nelle settimane scorse l'aveva descritta come: "Una pioggia di meteoriti che si è abbattuta in contemporanea e all'insaputa di tutti".

Il riferimento era agli esiti stavano arrivando in quel momento da uno studio condotto da ricercatori dell'Asst Grande ospedale metropolitano Niguarda di Milano e proprio dal Policlinico San Matteo di Pavia. Secondo questo studio il virus ha attaccato la regione con un "assalto multiplo e concentrico". Il lavoro, promosso e sostenuto da Fondazione Cariplo, è stato presentato oggi durante un incontro a Milano e gli autori spiegano che si tratta dello studio più ampio condotto finora sul sequenziamento del virus Sars-CoV-2 in Lombardia.

E' una foto dettagliata di quanto accaduto dall'inizio dell'anno, ottenuta analizzando le sequenze genomiche virali da circa 350 pazienti, provenienti da aree diverse del territorio lombardo. I dati sono stati messi a disposizione della comunità scientifica internazionale in modalità open-access. Sono informazioni che, spiega il responsabile scientifico dello studio Carlo Federico Perno, già direttore della Medicina di laboratorio del Niguarda, "mostrano inequivocabilmente che il virus è entrato in Lombardia prima di quel che si pensasse in origine e, soprattutto, lo ha fatto con assalti multipli e concentrici di ceppi virali diversi, in luoghi diversi, ma in tempi molto vicini tra loro".

La presenza di catene di trasmissione a partire dalla seconda metà di gennaio, documentata dalla ricerca, non esclude la circolazione del virus anche in tempi precedenti, sebbene con modalità erratica e non riferibile a eventi massicci di trasmissione, fanno presente gli autori. "Non è possibile escludere, dunque - concludono - che tale circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver esacerbato la già elevatissima trasmissibilità del virus e aver creato così una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento della diffusione stessa".

L'analisi comparativa dei genomi virali, derivati da tamponi raccolti dal 22 febbraio al 4 aprile 2020, fa risalire l'ingresso di Sars-Cov-2 in Lombardia, già verso la seconda meta' di gennaio. Un mese prima di quando venne istituita ufficialmente la prima zona rossa a Codogno.

Inoltre è stato possibile identificare due maggiori catene di trasmissione virale, una che si e' diffusa nel nord della Lombardia a partire dal 24 gennaio, soprattutto nei territori della Bergamasca, come ad Alzano e Nembro, e la seconda invece nel sud della Lombardia, almeno a partire del 27 gennaio, con le province di Lodi e Cremona maggiormente investite. Il coronavirus era quindi presente prima ad Alzano che a Codogno.

Il prof. Fausto Baldanti, responsabile del Laboratorio di virologia molecolare del San Matteo e professore dell'università di Pavia spiega così l'evolversi dei due ceppi del virus: “Quando è stato riscontrato il primo caso a Codogno, in una forma leggermente diversa, lo stesso era già presente nella zona nord che include Alzano e Nembro", 

Secondo quanto emerso dallo studio, la scoperta del virus nel paziente 1 "è tardiva. In realtà il virus già c'era e non solo a Lodi. C'era anche ad Alzano, a Nembro e anche in varie altre parti della Lombardia".

Il Prof. Badalanti, puntualizza poi: “Osserviamo 2 cluster, 2 ceppi per semplificare, che sono molto simili, ma diversi quanto basta per dire che uno ha infettato il centro nord e un altro ha infettato il sud. Codogno e Alzano-Nembro hanno camminato in parallelo come è successo in altre parti della Lombardia, ma ad Alzano-Nembro ha camminato più rapido".

Gli scienziati che hanno studiato il virus sono riusciti a identificare due maggiori catene di trasmissione virale, definite A e B: "La catena A, caratterizzata da 131 sequenze, si è diffusa principalmente nel Nord della Lombardia a partire dal 24 gennaio", nei territori di Bergamo, Alzano e Nembro. La catena B, invece, "composta da 211 sequenze, più variabile, ha caratterizzato l'epidemia del Sud della Lombardia almeno a partire dal 27 gennaio, con le province di Lodi e Cremona investite maggiormente".

Secondo i ricercatori inoltre, "Non è possibile escludere che la circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver esacerbato la già elevatissima trasmissibilità del virus e aver creato così una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento della diffusione stessa".

E, ad oggi, riferisce il virologo Perno, il Sars-CoV-2 "è il virus più infettivo che abbia mai visto e sembra fatto per restare, da un punto di vista biologico". Per questo, "un vaccino efficace è cruciale".

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