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Maldini, campione anche nel Fair Play

  • Gaetano Tirloni

paolo maldiniNon stiamo parlando di fair play finanziario, l'ignobile strumento inventato da Platini (e consulenti), bensì di classe nel comportamento: di questa, Maldini ne ha da vendere.

Avrebbe potuto sbattere la porta insieme al suo amico ed ex collega di squadra Boban, amareggiato per il comportamento scorretto di Gazidis, l'amministratore delegato sodale di Singer junior, che ha sempre ragione anche contro l'evidenza nella mente dei potenti finanzieri americani.

Tuttavia ha preferito attendere la fine della stagione per l'addio, sperando di consegnare il Milan all'Europa League.       

Dopo due anni tribolatissimi, segnati dapprima dalla convivenza con Leonardo e poi dal sodalizio con ex campione croato, Paolo saluta i tifosi rossoneri, con la nostalgia nel cuore e parecchi rimpianti.

In verità, un solo errore, per altro condiviso con tutti gli esperti del ramo, può essergli imputato: quello di aver scelto Giampaolo come allenatore, un invasato alla Sacchi, amante delle tattiche e della lavagna e completamente digiuno di implementazione. Avrebbe dovuto puntare deciso, pronto a soddisfare tutte le clausole possibili, su Spalletti, il trainer perfetto per il rilancio del Milan. Anche la scelta di Pioli deve essere considerata parzialmente infelice, e comunque di ripiego.

Ma quel ch'è stato, è stato; mai piangere sul latte versato.

Vanno annoverati fra i successi di Maldini, scelte innovative su giocatori considerati di secondo piano e poi esplosi, se impiegati secondo le loro caratteristiche. Un nome su tutti, Castillejo, ritenuto con Giampaolo un oggetto misterioso e poi deflagrato sotto la gestione Pioli.

Il Milan con il dittatore tedesco non andrà lontano; e chissà che dovremmo ricorrere ancora a Maldini per risanare una situazione compromessa. Paolo ha fatto bene a trinciare giudizi negativi su Rangnick, supponente e sopravvaluto tecnico tedesco, tanto borioso quanto incompleto.

Per ora, si conferma l'amore di tutti i supporter rossoneri verso il loro idolo. Nella speranza di rivederlo al timore di una dirigenza stipendiata da Arnault.

Non è un sogno, è una reale possibilità che potrà concretizzarsi quando il nuovo stadio sarà edificato. Di fondi solo speculativi, i tifosi ne han fin sopra i capelli. E senza essere stati, anni fa, proprietari di quote di bond argentini.

Gaetano Tirloni

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