Milano toglie l’asfalto: il piano di depavimentazione da oltre 100.000 m² per più verde e città “spugna

Milano sta spingendo su un’idea semplice (ma potentissima): togliere asfalto dove non serve più e restituire spazio a verde urbano e superfici drenanti. Il risultato atteso è una città più fresca d’estate, più capace di assorbire la pioggia quando arriva forte, e anche più piacevole da attraversare a piedi o in bici.
Il piano parla di oltre 100.000 m² (circa 102.000 m²) di aree che nei prossimi mesi verranno trasformate: meno “grigio”, più “spugna”. Non è solo estetica: è una risposta concreta a ondate di calore e piogge intense, due fenomeni che a Milano ormai sentiamo sulla pelle, anno dopo anno.
Cos’è la depavimentazione (e perché Milano la fa adesso)
Per depavimentazione (o “desealing”) si intende la rimozione di superfici impermeabili come asfalto e cemento per riportare in vita il suolo: si creano aiuole, filari alberati, aree verdi, oppure si sostituiscono le pavimentazioni con materiali permeabili che lasciano passare l’acqua.
A livello urbano, il senso è molto pratico: quando piove tanto in poco tempo, l’acqua su asfalto “scappa” via tutta insieme, mettendo pressione su tombini e rete fognaria. Quando invece una parte di quell’acqua può infiltrarsi (o essere trattenuta da aiuole e materiali drenanti), la città regge meglio. E quando arrivano le giornate roventi, più verde vuol dire ombra, evapotraspirazione e quindi una percezione di caldo meno aggressiva.
Numeri e obiettivi: verde, drenaggio e anti-isola di calore
I numeri che circolano sono importanti: si parla di oltre 100.000 m² di asfalto “liberati” attraverso interventi diffusi in città, con la creazione di nuove aree verdi, inserimento di alberi, aiuole e superfici drenanti. L’obiettivo è duplice:
- Ridurre l’effetto isola di calore (strade e piazze che accumulano calore e lo rilasciano di notte).
- Migliorare la gestione delle piogge, alleggerendo la rete e aumentando la capacità di assorbimento.
Questa strategia si inserisce nella logica della Milano “città spugna”: micro-interventi, ripetuti e ben distribuiti, per cambiare la performance climatica della città senza aspettare la “grande opera” risolutiva.
Dove si interviene: esempi e cantieri simbolo
Gli interventi non sono concentrati in un solo punto: l’idea è agire in diversi quartieri e su diversi tipi di spazi (strade, slarghi, piazze, aree oggi usate in modo improprio come sosta “di fatto”). Tra gli esempi citati spesso:
- Via Toce (Municipio 9): trasformazione con pavimentazione drenante, nuove alberature e spazio pedonale.
- Piazza Imperatore Tito e piazza Arnoldo Mondadori: ridisegno dello spazio con più aree pedonali e meno superfici dedicate alla sosta irregolare.
- Via Pacini: sperimentazioni di drenaggio urbano sostenibile per trattenere e filtrare l’acqua piovana.
Questi cantieri, pur piccoli singolarmente, fanno massa critica: tanti “tagli” all’impermeabile che, messi insieme, cambiano davvero il modo in cui Milano gestisce acqua e calore.
Cosa cambia per chi vive la città: parcheggi, marciapiedi, ombra
La depavimentazione non è solo tecnica: significa ridisegnare le priorità nello spazio pubblico.
- Marciapiedi più larghi e attraversamenti più sicuri.
- Più ombra grazie alle nuove alberature.
- Meno sosta irregolare in slarghi e punti critici.
- Spazi di quartiere più vivibili, dove fermarsi e respirare.
È un cambio di mentalità: non solo “strade per le auto”, ma strade come luoghi. E a Milano, dove ogni metro conta, questo fa davvero la differenza.
Perché funziona: suolo permeabile, piogge intense e microclima
Milano è una città molto impermeabile. Quando arrivano piogge intense, l’acqua non ha alternative se non scorrere velocemente verso la rete fognaria. La depavimentazione crea invece una rete diffusa di spazi che:
- Assorbono parte dell’acqua piovana.
- Filtrano naturalmente grazie al suolo e al verde.
- Raffrescano l’aria nelle giornate più calde.
Il risultato è una città più resiliente agli eventi estremi e più confortevole nella vita quotidiana.
Domande frequenti
La depavimentazione riduce i parcheggi?
In alcuni punti sì, soprattutto dove oggi c’è sosta irregolare o asfalto sovradimensionato. L’obiettivo è riequilibrare lo spazio pubblico.
Le pavimentazioni drenanti durano nel tempo?
Sì, se progettate correttamente e manutenute. Esistono soluzioni diverse a seconda dell’uso pedonale o carrabile.
Questi interventi riducono davvero il caldo?
Il verde urbano, soprattutto gli alberi, contribuisce in modo significativo a migliorare il microclima e la percezione del caldo.
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Meno asfalto e più verde non è solo uno slogan: se questi interventi vengono fatti bene e mantenuti, Milano può diventare una città più fresca, più resistente e anche più bella da vivere. E, di questi tempi, non è mica poco.
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