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Viaggi senza motivo: Gran Bretagna e Italia a confronto

La pandemia in corso sta davvero limitando la libertà personale di tutti ma se ne vogliamo uscire presto è giusto che i sacrifici di molti non vengano vanificati dai soliti furbetti o negazionisti che le regole non le hanno mai rispettate.

Ecco quindi che in Gran Bretagna diventa legge il divieto già imposto in questi mesi ai britannici - in forza del terzo lockdown nazionale anti Covid - di viaggiare all'estero se non per ragioni essenziali e debitamente giustificate.

Sembrerebbe ormai cosa scontata ma se l'indicazione è stata inserita nel testo legislativo di proroga dei poteri d'emergenza legati alla pandemia sottoposto ieri al Parlamento dal governo di Boris Johnson, erano probabilmente in molti coloro che utilizzando fantomatiche scuse di viaggi di lavoro si recavano invece in vacanza all'estero.viaggi foto pixabay

La norma britannica prevede quindi maxi multe da 5.000 sterline per chiunque cerchi di lasciare il Regno verso una qualsiasi destinazione estera in assenza di "giustificato motivo".

E in Italia come funziona? Nel Bel Paese sono molte le segnalazioni giunte in Redazione che lamentano di amici, vicini e conoscenti che oltre a muoversi indisturbati nella zona rossa, complici i pochi controlli su strada, hanno programmato vacanze pasquali in mete esotiche dichiarando finti viaggi di lavoro. Dalla paesi europei alla gettonata Turchia, i furbetti non sono pochi ma purtroppo spesso sfuggono ai controlli e anche alla quarantena fiduciaria al loro rientro in Italia.

Proprio in questo momento dove le più temute varianti del coronavirus devono essere messe sotto stretto controllo per cercare di riportare ai minimi il numero di decessi e di ricoveri nelle terapie intensive, è necessario un più capillare controllo di chi viaggia con "scuse di lavoro" e sono necessarie multe esemplari per quei datori di lavoro che coprono i furbetti che invece di lavorare prendono il sole alla faccia di chi diligentemente combatte contro l'ondata che ora sta imperversando in varie nazioni dell'Europa.

Se in Gran Bretagna il premier Boris Johnson e i ministri dell'Interno e della Sanità, Priti Patel e Matt Hanckock, avevano del resto già indicato più volte come "illegali" i viaggi non giustificati da esigenze gravi da e per il Regno sin dall'inizio del terzo lockdown, ci si aspetta che il premier Draghi faccia altrettanto punendo chi non rispetta le regole.

La pandemia da Covid ha avuto un costo "enorme" e ha rappresentato uno dei periodi "più difficili nella storia" del Regno Unito. Lo scrive il premier britannico in un messaggio in occasione del primo anniversario del lockdown numero uno imposto sull'isola dal 23 marzo 2020, evocando ancora una volta cautela nell'uscita graduale dall'attuale confinamento, il terzo a livello nazionale, che il governo ha fissato secondo un percorso a tappe condizionate comprese fra il 12 aprile e non prima del 21 giugno. Nel testo Johnson rinnova il suo "sincero cordoglio a tutti coloro che hanno perduto persone amate". E nello stesso tempo esalta "il grande spirito" con cui "la nostra nazione ha affrontato l'anno trascorso": ricordando fra l'altro il ruolo di "infermieri e addetti ai servizi di emergenza, il lavoro per lo sviluppo e la distribuzione dei vaccini" o anche solo il contributo di chi "previene la diffusione del virus restando a casa". "E' grazie all'aiuto di ogni singola persona - conclude il premier Tory - che sono state salvate delle vite, che l'Nhs (il servizio sanitario nazionale) è stato protetto e che abbiamo avviato un piano di cauto allentamento delle restrizioni una volta per tutte".

Le raccomandazioni della Farnesina

Considerato l’aggravarsi della situazione epidemiologica in Europa, la Farnesina raccomanda a tutti i connazionali di evitare viaggi all'estero se non per ragioni strettamente necessarie. 

Si fa altresì presente che considerato l’alto numero dei contagi in molti Paesi europei, non si possono escludere future ulteriori restrizioni agli spostamenti che rischierebbero di complicare eventuali rientri in Italia.

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