Il Barolo: il re dei vini

baroloQuesta volta voglio parlare di un re davvero speciale, il Barolo, definito, e giustamente, il re dei vini. La storia di queste terre e di questo vino risale a secoli e secoli lontani, infatti, già i Galli si dice che ne beneficiassero, seguiti poi dai Romani. Altro entusiasmo i vini delle Langhe lo ebbero nel Medioevo, specialmente alla mensa dei Marchesi di Monferrato. Ho parlato di vini, poiché il Barolo arrivò solo al principio dell’ottocento grazie ai Marchesi di Falletti, i quali lo producevano nelle loro tenute di Barolo e Serralunga. Tuttavia vini come il Nebbiolo, il Barbera e Dolcetti, già deliziavano i commensali. Anche l’Ariosto nel suo poema, l’Orlando Furioso, al canto 41, così afferma:

L’almo licor, che ai metitori suoi
fece icaro gustar con suo gran danno
e che si dice che già Celti e Boi
fe’ passar l’Alpi e non sentir l’affanno.

Il buon Barolo, scriveva il Mantegazza, è senz’altro in prima fila dell’aristocrazia vinosa. E il Fantini aggiungeva: se il Nebbiolo è il principe dei vitigni, il Barolo è il re dei vini! Pensate che persino un enologo francese, dopo averlo odorato e assaggiato, non esitò a dire che quel vino era superiore alle prime marche di Bordeaux. Questo vino, infatti, che da “giovane” è ruvido e sgarbato, dopo tre, quattro anni di affinamento si presenta morbido, vellutato, pieno di sapore gradevolissimo e di un profumo soave. Il carattere principale è appunto il suo bouquet, è vino generoso e austero, adatto, soprattutto se invecchiato, anche a malati e convalescenti.

Il ceppo da cui si produce il Barolo è il Nebbiolo, vitigno nobile e diffuso in Piemonte, che da origine anche a vini come il Barbaresco, il Gattinara, il Ghemme e altri di prim’ordine. La zona di produzione è riservata solo ai seguenti Comuni: Barolo, Monforte d’Alba, La Morra, Serralunga, Castiglione Falletto, Novello, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, Roddi e Verduno.

Si coltiva a filari, e danno il vino migliore, le viti vecchie a lunghi tralci non molto concimate e con potatura né troppo lunga né troppovino corta. Il grappolo, di media grandezza, ha gli acini piuttosto fitti e non molto grandi, leggermente ovali, con polpa molle e succosa, di astringente sapore, con buccia turchina - chiara, cosparsa di nebbia. È però pianta delicata, e si raccoglie quando già ci sono le nebbie, talora fin verso la fine del mese di ottobre. Le uve raccolte sono passate grappolo per grappolo; poi l’uva così scelta è pigiata e diraspata, e il mosto con le vinacce è messo a fermentare in tini coperti con falsi fondi applicati in modo che la fermentazione avvenga a vinacce completamente sommerse. Due diversi sistemi sono invece adottati per la vinificazione, e, una volta svinato, il vino è messo a invecchiare in botti di legno, preferendo barili piccoli, tenendo presente che matura meglio e più presto al caldo che non al freddo. Non dovrebbe essere messo in commercio e consumato se non alla fine del terzo anno. Raggiunge la sua maturità tra gli otto e i nove anni, che lo fanno essere appunto il re dei vini e il vino dei Re. Non dimentichiamo che il Barolo è un vino DOCG, ossia a Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Un aspetto molto importante e oggi più che mai opportuno, è la difesa, ovviamente anche di tutta la produzione agro alimentare italiana, dei nostri prodotti, che vedono, purtroppo, imitazioni fasulle spacciate come prodotti “made in Italy”.

Dal 2010, al Castello Falletti è stato aperto il WiMu, (Wine Museum) museo dedicato alla cultura del vino. Si può visitare anche il Museo etnografico ed enologico del Barolo.
Mi sono permesso questa escursione in una regione con noi confinante poiché è impossibile che una testata come MilanoFree.it non dedichi un breve a questo vino italiano davvero eccezionale.

Il Barbapedana

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Questa volta voglio parlare di un re davvero speciale, il Barolo, definito, e giustamente, il re dei vini. La storia di queste terre e di questo vino risale a secoli e secoli lontani, infatti, già i Galli si dice che ne beneficiassero, seguiti poi dai Romani. Altro entusiasmo i vini delle Langhe lo ebbero nel Medioevo, specialmente alla mensa dei Marchesi di Monferrato. Ho parlato di vini, poiché il Barolo arrivò solo al principio dell’ottocento grazie ai Marchesi di Falletti, i quali lo producevano nelle loro tenute di Barolo e Serralunga. Tuttavia vini come il Nebbiolo, il Barbera e Dolcetti, già deliziavano i commensali. Anche l’Ariosto nel suo poema, l’Orlando Furioso, al canto 41, così afferma:

L’almo licor, che ai metitori suoi

fece icaro gustar con suo gran danno

e che si dice che già Celti e Boi

fe’ passar l’Alpi e non sentir l’affanno.

Il buon Barolo, scriveva il Mantegazza, è senz’altro in prima fila dell’aristocrazia vinosa. E il Fantini aggiungeva: se il Nebbiolo è il principe dei vitigni, il Barolo è il re dei vini! Pensate che persino un enologo francese, dopo averlo odorato e assaggiato, non esitò a dire che quel vino era superiore alle prime marche di Bordeaux. Questo vino, infatti, che da “giovane” è ruvido e sgarbato, dopo tre, quattro anni di affinamento si presenta morbido, vellutato, pieno di sapore gradevolissimo e di un profumo soave. Il carattere principale è appunto il suo bouquet, è vino generoso e austero, adatto, soprattutto se invecchiato, anche a malati e convalescenti.

Il ceppo da cui si produce il Barolo è il Nebbiolo, vitigno nobile e diffuso in Piemonte, che da origine anche a vini come il Barbaresco, il Gattinara, il Ghemme e altri di prim’ordine. La zona di produzione è riservata solo ai seguenti Comuni: Barolo, Monforte d’Alba, La Morra, Serralunga, Castiglione Falletto, Novello, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, Roddi e Verduno. Si coltiva a filari, e danno il vino migliore, le viti vecchie a lunghi tralci non molto concimate e con potatura né troppo lunga né troppo corta. Il grappolo, di media grandezza, ha gli acini piuttosto fitti e non molto grandi, leggermente ovali, con polpa molle e succosa, di astringente sapore, con buccia turchina - chiara, cosparsa di nebbia. È però pianta delicata, e si raccoglie quando già ci sono le nebbie, talora fin verso la fine del mese di ottobre. Le uve raccolte sono passate grappolo per grappolo; poi l’uva così scelta è pigiata e diraspata, e il mosto con le vinacce è messo a fermentare in tini coperti con falsi fondi applicati in modo che la fermentazione avvenga a vinacce completamente sommerse. Due diversi sistemi sono invece adottati per la vinificazione, e, una volta svinato, il vino è messo a invecchiare in botti di legno, preferendo barili piccoli, tenendo presente che matura meglio e più presto al caldo che non al freddo. Non dovrebbe essere messo in commercio e consumato se non alla fine del terzo anno. Raggiunge la sua maturità tra gli otto e i nove anni, che lo fanno essere appunto il re dei vini e il vino dei Re. Non dimentichiamo che il Barolo è un vino DOCG, ossia a Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Un aspetto molto importante e oggi più che mai opportuno, è la difesa, ovviamente anche di tutta la produzione agro alimentare italiana, dei nostri prodotti, che vedono, purtroppo, imitazioni fasulle spacciate come prodotti “made in Italy”.

Dal 2010, al Castello Falletti è stato aperto il WiMu, (Wine Museum) museo dedicato alla cultura del vino. Si può visitare anche il Museo etnografico ed enologico del Barolo.

Mi sono permesso questa escursione in una regione con noi confinante poiché è impossibile che una testata come MilanoFree non dedichi un breve a questo vino italiano davvero eccezionale.

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