El Strascee

el-strasceeC’era una volta… Molto spesso le storie iniziano così e, per la storia che vi voglio narrare, l’inizio è proprio questo, infatti, quanto intendo raccontarvi risale al tempo della mia infanzia, ossia più di cinquant’anni or sono. Nell’infanzia abitavo in quel di Niguarda, quando lì era ancora periferia e la campagna circondava le poche case che vi sorgevano. Abitavo in una casa di ringhiera, oggi a Milano qualcuna è ancora rimasta, dove, all’interno, avevamo a disposizione per giocare un cortile piuttosto grande.

In questo cortile, per due volte l’anno, precisamente in primavera e in autunno, era solito arrivare un uomo che si tirava appresso un carretto pieno all’inverosimile di cianfrusaglie, tra cui molti vestiti, coperte e panni di tutti i colori e di tutte le fogge.

Si piazzava al centro del cortile e con una trombetta si metteva a suonare, richiamando così l’attenzione delle donne che in quel momento si trovavano in casa per accudire ai mestieri quotidiani, poi, messa da parte la trombetta, si metteva a urlare, rivolgendosi ai quattro punti cardinali, prima in Dialetto milanese e poi in italiano: “strascèe”, “ stracciaio”.
Dopo un paio di minuti ecco che le prime donne invadevano il cortile e, avvicinandosi all’uomo, iniziavano a consegnarli un po’ di tutte quelle cose che ormai, in casa, erano di troppo. Lui dava un’occhiata alla merce e, se la riteneva idonea, dava seguito alla pesatura, che avveniva su una stadera. La stadera è una bilancia di origine romana basata sul principio delle leve. Alla pesatura, sempre attentamente osservata dalle signore, seguiva la fase più delicata e più rumorosa, quella del prezzo.
Ognuno tirava l’acqua al suo mulino, ma alla fine l’accordo era trovato, anche perché il pagamento massimo, erano due, raramente tre, pani di sapone per il bucato. Terminata la raccolta e diviso alla belle meglio il vario materiale, se ne ripartiva, fissando l’appuntamento alla stagione successiva. Col passare degli anni anche lo “stracciaio” si adeguava al progresso, così lo si vide, una primavera, arrivare pedalando e, qualche stagione avanti, i pedali avevano lasciato il posto a un motore. Ricordo che mia nonna mi diceva: “Sent ch’el riva el birocc a ciapà la ratatuja”.

Oggi le cose sono cambiate, non tanto perché lo stracciaio ha cambiato nome, ma soprattutto perché allora, quando davi la tua merce, lui ti dava qualcosa in cambio, mentre oggi sei tu che paghi lui perché la ritiri.

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